I rifiuti calabresi sono ormai divenuti famosi, qualunque parte d’Italia ne parla. “Situazione rifiuti e soluzione ai rifiuti”, “Differenziata e allargamento Pianopoli”, espressioni che ormai gli italiani affrontano con familiarità da “prima serata”. Ebbene, ormai assodato che siamo – nell’evidenza di ogni contributo video – con le scarpe zuppe di percolato: a quale andatura sarà consentito sguazzare tra le fulgide sponde calabresi, laddove lo slogan recita: “Mediterraneo da scoprire”?

Sicuramente non un’andatura veloce, piuttosto uno stile marcetta da interpretare sollevando finanche i gomiti. Magari con in mano un bastone simile a quello delle majorette americane. “E un, due… un, due”, andare.

Nelle strade, nelle piazze e in tutti quei posti dove chi amministra, al netto delle tasse pagate dai contribuenti, deve essere capace di garantire soluzioni ad ogni problema.

Marcetta e andare. Altrimenti l’improvvisazione prende piede e, nell’emergenza, emerge in tutto il suo fragore. L’approssimazione ed il dilettantismo sono le sirene che fanno naufragare i giovani timonieri. Esercitando una prepotente influenza, queste componenti deviano la già sbilenca rotta del governo generale e la dirigono verso gli scogli dell’emergenza, del disagio popolare più generalmente inteso.

Quando si assiste a certe scene non si può non pensare ad un imminente impatto e ad un conseguente naufragio. Pensate in grande: con la querelle che ruota intorno a tutti i fatti regionali, da Scopelliti a Principe, passando per Scarpelli, Citrigno e De Rose, dalle inchieste sulla contiguità mafiosa alle pressioni esercitate sulla libertà di stampa; se la Calabria potesse mostrarsi ad un satellite in grado di decodificare il disagio popolare, risulterebbe tutta di un solo colore. Nera.

Di cronaca, di spazzatura, di tangenti, di collusioni, di abusi, di prevaricazioni, di truffe ai danni d’ogni cosa, di omicidi, di suicidi e di ingiustizie, ogni sorta di malessere possibile per un popolo, noi – in Calabria – ce lo abbiamo. E questo pensando in grande.

Pensando in piccolo si scopre che a Paola – ad esempio – nell’emergenza s’è pensato di smaltire prioritariamente i rifiuti accumulati dinnanzi ai plessi scolastici. Iniziativa encomiabile, tuttavia inadeguata. Perché molti bambini, per andare a scuola, utilizzano lo scuolabus che ferma in posti – generalmente – attigui a cumuli di rifiuti. Pertanto i bambini sono costretti ad affrontare questa situazione e, per di più, all’aria aperta. Faccia a faccia, senza neanche il riparo delle mura scolastiche.

Stesso discorso vale per i pendolari delle scuole superiori che, loro malgrado, raggiungono la scuola mediante l’autobus. Paola è costellata da fermate che, per questi bestioni traboccanti di vite, impongono uno schema preciso (spesso contiguo a bidoni della spazzatura soverchiati dai rifiuti che dovrebbero contenere) quindi il problema rimane e – anzi – è più grave di quello che s’è cercato di risolvere.

Tanti indizi fanno più di una prova. La rotta impostata, nel “Mediterraneo da scoprire”, è quella delle Sirene. Peccato esser tra i passeggeri della nave perché, a poterlo vedere da riva, quello del “Famigerato Modello” sarà uno schianto eccezionale.

Pulizia fuori dalle scuole, ma alla fermata dello scuolabus chi ci ha pensato? ultima modifica: 2014-03-01T17:57:53+00:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista Pubblicista dall'agosto del 2013, mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.