Roberta Lanzino

Roberta Lanzino

COSENZA – Sembra ormai un paradosso ma dopo circa trent’anni dal delitto Lanzino, i RIS di Messina hanno isolato il DNA dell’uomo che avrebbe stuprato la giovane studentessa. La cosa sconvolgente è che c’era una scatola chiusa in cui la Procura di Paola all’epoca mise una serie di reperti, mai periziati, raccolti tra le montagne di Falconara, luogo dell’assassinio. Gli esiti della perizia effettuata su una zolla di terreno, prelevata dal luogo del delitto, al momento del ritrovamento del cadavere, sono stati depositati alla Corte d’Assise di Cosenza. Il prossimo 21 Gennaio i carabinieri del Ris di Messina compariranno in aula dove renderanno noti i particolari emersi dalle analisi disposte sul braccialetto che Roberta Lanzino indossava al momento della morte, conservato per anni dai genitori, del motorino sul quale viaggiava, prelevato dai magazzini dell’Arma, nonché del profilo genetico estrapolato dal terriccio. Quest’ultimo potrebbe finalmente rivelare il nome dell’assassino per cui una vera e propria svolta nelle indagini. Sotto processo i tre pastori di Cerisano, Alfredo Sansone e i figli Franco e Remo. Franco è accusato di aver violentato e ucciso insieme allo scomparso Luigi Carbone, vittima di lupara bianca, la povera ragazza e di aver poi fatto scomparire per sempre Carbone, scomodo testimone. I tre Sansone, infatti, secondo quanto rivelato dal collaboratore di giustizia, Franco Pino, si sarebbero sbarazzati di Carbone perché sapeva troppo. Secondo l’ex boss cosentino, la ragazza si fermò per chiedere un’informazione e i due la seguirono con una Fiat 131 per stuprarla nei cespugli e poi ucciderla. Le 63 pagine della perizia del Ris di Messina e le testimonianze degli esperti potrebbero confermare o smentire tale ipotesi.

Mafalda Meduri

Omicidio Roberta Lanzino, 27 anni per scoprire il dna dello stupratore ultima modifica: 2015-01-14T16:20:50+01:00 da Mafalda Meduri