La segreteria regionale dello Smi Calabria ha valutato con forte preoccupazione le anticipazioni sulle modifiche all’intesa sulla manovra per la sanità per il 2015.

Per Cosmo De Matteis, vice presidente nazionale Smi, «È incredibile che le Regioni abbiano proposto di scaricare sui medici la responsabilità patrimoniale di presunte ed eventuali prescrizioni inappropriate, invece di attaccare l’incapacità di gestione e di programmazione di chi governa politicamente la sanità, sia a livello centrale che regionale e aziendale, nonché gli sprechi e le clientele dei partiti. Non possiamo continuare a lavorare con la paura, vittime di un invasivo e sterile controllo sulla nostra professionalità. Serve ben altro per risparmiare in sanità, innanzitutto ridimensionando la medicina difensiva, figlia di questo clima di caccia alle streghe, quindi puntando sui medici, sulla loro collaborazione – ha concluso il vicepresidente nazionale del sindacato dei medici italiani – e su una corretta informazione ai cittadini».

A far da eco alla questione anche la Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo): «Esprimiamo una forte preoccupazione e contrarietà sui contenuti della bozza d’intesa Stato-Regioni, e sulle proposte di emendamento fatte dalle Regioni stesse, per razionalizzare la spesa sanitaria». A dirlo Roberta Chersevani, la neo presidente. «Non si può infatti – aggiunge – pensare di conseguire l’appropriatezza imponendo per decreto modalità e percorsi che non coinvolgano i medici».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche la la Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg), che lancia un appello al governo e alle forze politiche: «perché fermino le proposte deliranti della tecnocrazia economica che ormai governa la conferenza delle Regioni». Per Fimmg l’emendamento «comporterà effetti devastanti sul diritto alla salute dei cittadini, fino anche a vanificare il dettato dell’art. 32 della Costituzione». Nella bozza di Intesa, precisa la Fimmg in una nota, «si legge: ‘Al di fuori delle condizioni di erogabilità le prestazioni saranno poste a totale carico dell’assistito’, ma queste condizioni necessarie per accedere ad esami e prestazioni specialistiche saranno autoreferenzialmente decise, nel nome di una appropriatezza ricavata a posteriori, rigida, burocratica, poco trasparente e spersonalizzante l’assistenza, dagli stessi (Regioni) che si rivarranno patrimonialmente sui medici prescrittori, che vogliono obbligare, ricattandoli economicamente, ad una obbedienza acritica, eversiva rispetto al rapporto personale che caratterizza e vivifica l’attività della medicina di famiglia». «Non solo – continua Fimmg – i medici saranno messi in condizioni di operatività veramente insostenibili, ma il risultato finale sarà che i cittadini, dopo aver pagato le tasse, dovranno rivolgersi alle assicurazioni private o sostenere direttamente le spese di assistenza, secondo un percorso ben studiato di progressivo smantellamento della Sanità pubblica a favore di già predisposti e delineati attori privati, rispondenti unicamente a logiche di profitto». «Il medico – rileva la Fimmg – dovrà scegliere fra l’applicare rigorosamente queste nuove norme, che lo espongono al rischio di una denuncia deontologica, civile e penale per non aver messo in atto tutto ciò che in scienza e coscienza è utile per l’assistito, indipendentemente da norme e direttive oppure trasgredire quelle stesse norme e vedere il patrimonio proprio e della famiglia depauperato dall’arbitrio del tecnocrate di turno, che potrebbe modulare il proprio zelo sulle esigenze di cassa dell’Asl di appartenenza, magari confidando sul fatto che accendere un contenzioso legale, oltre ai costi, prevede 5-10 anni di peregrinazioni giudiziarie. Occorrerà nel giuramento d’Ippocrate aggiungere il requisito dell’eroismo e della disponibilità al martirio, considerando a questo punto che diventiamo l’unico paese europeo dove si ‘penalizza e patrimonializza’ l’atto medico». Per i medici di famigla della Federazione «risulterà minato alla base non solo lo storico rapporto di fiducia fra medico di famiglia e assistito che lo ha scelto, ma anche quello, non meno importante, seppur più mediato con il medico ospedaliero, che si tradurrà nella diffidenza verso il Ssn stesso per manifesto conflitto d’interessi. Rivolgiamo un ultimo appello al Governo, alle forze politiche responsabili, alle associazioni di cittadini e anche ai media, perché questi deliri regionali possano essere fermati e perché si rifletta con attenzione sulle prossime modifiche costituzionali, in particolare sul Titolo V, affinché non si dia alle Regioni la potestà di cancellare l’articolo 32 della Costituzione». «Il problema dell’appropriatezza e in genere degli sprechi in sanità esiste, non ci chiamiamo fuori, anzi confermiamo la nostra disponibilità ad un confronto serio e approfondito con tutti gli attori del servizio sanitario. Non ci stancheremo di richiamare tutti alle proprie responsabilità, i medici per primi, perché se l’omicidio del Ssn dovesse essere perpetrato, vogliamo poterlo piangere con una coscienza sgombra da rimorsi», conclude Fimmg.

Medici in rivolta su responsabilità prescrittori ultima modifica: 2015-04-22T20:56:26+02:00 da Redazione
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