A margine della riunione tenutasi presso i locali di “Paolain Mensa” (che ha sede nel centro storico cittadino e gestita dai ragazzi dell’azione cattolica), nel pomeriggio inoltrato di sabato è stato possibile incontrare Don Ennio Stamile. Presente in qualità di invitato per l’associazione “Libera” e relatore di un intervento nel corso di quelli organizzati per dare forma alle prossime attività che saranno messe in campo durante i giorni dedicati ai festeggiamenti per il Patrono, il sacerdote ha dipanato il senso della “Cittadinanza” secondo un concetto più ampio rispetto a quello contenuto nel semplice esser parte di un’area urbana. Affiancato anche dai giovani dell’Arci – con quelli della locale sezione “Piera Bruno” che affronteranno l’idea dell’intercultura, intesa come commistione di umanità molteplici all’interno di una stessa comunità – e la Croce Rossa Italiana, che curerà l’aspetto relativo all’accoglienza.

A Don Ennio Stamile, anziché parlare di ciò che aveva trattato pochi istanti prima, è stato chiesto di ampliare il senso di quanto verificatosi la mattina stessa presso il Sant’Agostino, quando la presentazione del libro di Angela Napoli è stata in qualche modo condizionata dalla nota stampa di Cambia Paola. Reduce da quell’incontro, durante il quale ha stigmatizzato il modus operandi di coloro che sono avvezzi a «fare pressioni sui giornali per non fare uscire gli articoli», definendolo un «comportamento mafioso», il sacerdote ha specificato al Marsili Notizie che «L’antimafia dei fatti va fatta con i fatti e sono venuto volentieri a Paola a presentare il libro dell’on. Napoli che è una persona consequenziale a questo paradigma. Queste occasioni danno l’opportunità di fare chiarezza, su ruoli e responsabilità spesso sfumate. Così come è necessario dare risalto a chi le sue doti sa esprimerle contornandole nitidamente, e parlo di politici cristallini come Giuseppe Aieta (tirato in ballo nella nota di Cambia Paola, ndr), il quale è stato il mio sindaco per dieci anni e so bene quale impegno ha profuso nella lotta alla criminalità organizzata. Proprio partendo da esperienze come la sua si può tracciare un percorso esemplare per tanti altri che stanno affacciandosi ad amministrare la cosa pubblica, perché Aieta ha lasciato Cetraro in uno stato florido, facendo un lavoro eccezionale al punto che 50 milioni di euro sono stati spesi senza che uno spicciolo sia sfuggito al controllo. Una base sulla quale l’attuale sindaco, Aita, ha fatto in modo che in consiglio comunale si approvasse l’iniziativa di Libera, perché a donne e figli vittime di vessazioni mafiose venga velocizzato il diritto di avere un cambio di identità. Queste sono le risultanze del gran lavoro preparatorio fatto proprio da Aieta quando era sindaco, e ci tengo a dirlo, di una Cetraro nota ai più per altre ragioni. Se c’è qualcuno che costituisce un esempio per l’antimafia dei fatti è proprio lui, perché nel novero delle operazioni condotte contro la malavita il suo impegno è stato totale, e potrei aggiungere all’elenco anche lo sgravio fiscale per gli imprenditori che intendono denunciare le vessazioni della mafia, e tante altre cose per cui un articolo potrebbe non bastare. Il titolo del libro è assai provocatorio – ha concluso – perché capita spesso di assistere a comportamenti buoni a parole e inefficaci poi all’atto pratico. Chi predica bene e razzola male insomma».

Il Prete antimafia loda i “fatti” di Aieta e biasima i “parolai” ultima modifica: 2016-04-18T19:12:40+01:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

About 

Giornalista Pubblicista dall'agosto del 2013, mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.