Ogni tanto, quando possibile, un pensiero autonomo sulla cronologia degli accadimenti cittadini credo sia lecito. Una riflessione, un paradosso, una contorsione lungo le spire di un’attualità “amplificata” che, sulla spinta di nuove tecnologie, pare aver inglobato ormai ogni cosa. Dal cespuglio “decespugliato” ai “mi piace” dei followers, la città sembra essere diventata un teatro di posa, dove le facciate delle case sono soltanto cartoni dipinti pronti ad abbattersi al primo alito di vento. “Paola 2.0”, multitasking e multimediale, è una realtà nella quale si può finire al centro di un obiettivo – con tanto di nome, cognome e riferimenti domiciliari – che sta alla base della macchina fotografica che chiamiamo “schermo”.

“Paola 2.0” è un paese nel quale, se un ballerino di riconosciuto talento si permette di condividere la citazione di un proverbio cinese, la collettività s’allarma perché forse “era riferito a qualcuno”.

E allora giù tutti a condividere schermate di bacheche, screenshot di conversazioni, selfie delle reazioni e soprattutto, una marea di pettegolezzi.

La zizzania, a Paola, sembra un’attività molto seguita. Tuttavia, dalla qualità dei bisticci, difficilmente si palesano liti “esemplari”, confronti dai quali poter “apprendere” qualcosa, si tratta perlopiù di “lese maestà”, dove l’orgoglio e il pregiudizio (giusto per stare in tema di soap opera) si consumano nell’arco di un aggiornamento di pagina.

Alla base di questa bizzarra modalità di esposizione, c’è probabilmente un protagonismo esagerato, un sentimento che diventa “sfrontato” con cadenza quinquennale (quasi in sincronia con gli appuntamenti elettorali amministrativi). Ciò lo si può osservare dall’andamento delle bacheche più rappresentative della realtà locale, laddove la collettività trae spunto per dare una forma al senso civico in vigore. È da quei post, visualizzati quasi per dovere istituzionale, che il cittadino apprende, segue l’esempio.

E il trend paolano del momento, almeno sul social network più utilizzato, pare proprio la “zizzania”.

Ci sono campagne compulsive, condotte da scrupolosi “ricognitori”, che istigano il cittadino a “segnalare”, ad avvertire l’autorità istituzionale (nella fattispecie in modo “virtuale”), riguardo possibili violazioni. C’è stato persino un caso, proprio di recente, nel quale un cittadino è stato messo alla gogna per aver contribuito a rafforzare l’esecrabile pratica dell’abbandono rifiuti.

Cosa volete che sia un fraintendimento riguardo la citazione di un proverbio cinese?

Dinnanzi a siffatto medioevo digitale, è naturale che buona parte degli utenti della “Paola 2.0”, sia composta da “sentinelle” che costantemente segnalano l’arbitrarietà altrui, quella libertà non proprio gradita a chi vorrebbe tutti allineati. Gente che, riferendosi ai suoi concittadini, non fatica ad esprimersi con espressioni di tipo feudale («bestie, poi non lamentatevi») ricevendo finanche il plauso di deferenti followers (comunque domiciliati nella “città delle bestie”).

Fortunatamente, a fare da contraltare a questa situazione, ci sono coloro che cercano di enfatizzare la bellezza superstite, quella dote di cui Paola è e sarà sempre vicaria, la passione mai sopita per un posto incantevole, un luogo continuamente “riattizzato” da una santa presenza.

Forse sarebbe il caso che, quando certe influenti dita scorrono sulla tastiera, una piccola bastonata dall’alto le colga. Perché considerando il livello a cui è giunta la fomentazione popolare, ormai sapientemente dirottata sul facile terreno della “chiacchiera”, è altamente probabile che il tessuto sociale “reale” possa risentirne.

Nell’anno giubilare della misericordia, fare leva sui bassi istinti di ognuno è davvero un abominio imperdonabile.

“Paola 2.0” è già il passato, la speranza è che la muta nel “3.0” possa partire dall’assunto che l’unione fa la forza (e per risalire la china, di forza ce ne vuole tanta). Chi semina vento, raccoglierà tempesta e Paola ha bisogno di quiete. Lasciarsi trasportare su un piano “diabolico”, sapientemente ordito per generare il caos necessario a fare con più tranquillità ogni sorta di nefandezza, sarebbe un peccato per tutti.

Lasciate stare i pettegolezzi, per favore.

Il momento è delicato e la bella stagione è alle porte, cerchiamo di farla diventare un’opportunità. Stiamo uniti, dividiamoci soltanto dall’insopportabile, da tutto quel buio su cui bisogna far luce, da quel pregresso fatto di “strisce ripugnanti” e di docce senz’acqua. Torniamo a vivere, a Paola, in una dimensione di concordia. Il brutto anatroccolo, può diventare un bellissimo cigno. Basta crederci insieme.

Paola: La zizzania locale dilaga su Facebook. Che sta succedendo? ultima modifica: 2016-06-20T20:23:12+01:00 da Giampiero Delpresepe