Una vittoria “esemplare” è quella che la Cassazione ha assegnato al dott. Cosmo De Matteis, camice bianco paolano e vicepresidente nazionale del Sindacato dei Medici Italiani (Smi). Dopo aver avuto ragione anche nei due gradi di giudizio precedenti, lo stimato dottore ha visto riconosciuta la “sua causa”, ovvero la battaglia per non far considerare fiscalmente gli studi medici al pari delle imprese.

La questione investe la quasi totalità degli studi medici italiani (a quanto pare solo il Veneto come regione sembra averla risolta, mentre altri casi sono stati affrontati a livello “personale”) e molti studi medici “di famiglia” si sono trovati nella spiacevole condizione di doverla affrontare per il tramite dell’agenzia delle entrate e del suo braccio ancora per poco operativo, Equitalia.

Dopo i confronti nelle aule dei palazzi di giustizia, continuati anche sulla carta stampata e dalle televisioni, situazioni nelle quali il dott. De Matteis è stato comunque affiancato da politici di spessore (su tutti il deputato Barbanti e l’ex senatrice Antonella Bruno Ganeri) e da legali esperti (lo studio dell’avvocatessa Patrizia Longo), la sentenza della cassazione è giunta come la fine di un incubo e la creazione di “un precedente”. Lo stimato medico paolano, infatti, oltre a vedersi riconoscere la ragione della propria posizione, s’è visto anche attribuire un risarcimento.

I fatti sono ascrivibili ad una esosa richiesta dell’Agenzia delle Entrate, che tramite Equitalia, ha “perseguitato” De Matteis per il solo fatto d’aver tentato di rispettare le regole, perché – nel 1990 – si sarebbe macchiato della colpa d’aver voluto stabilizzare la sua segretaria con un contratto di lavoro “regolare”.  Tuttavia, datosi che il rapporto tra le parti – almeno a livello fiscale – era stato connotato in una normativa uguale a quella che regolamenta le aziende (con una tassazione Irap modulata secondo canoni da impresa) per il medico è diventato quasi impossibile far “quadrare i conti”. Ciononostante De Matteis ha continuato a pagare, riservandosi però il diritto di ricorrere alle vie legali. Una volta imboccato il viatico dei tribunali, al camice bianco paolano sono venute a favore due sentenze che hanno certificato la legittimità della sua posizione. Pertanto, dal 2009 al 2013, il medico paolano si è visto riconoscere un rimborso di 17.450 euro dalla commissione tributaria regionale (che per tutti i casi “normali”, generalmente sancisce la fine delle questioni).

Nonostante questo è stata necessaria la Cassazione che, con la sentenza ha dato atto «della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 – bis dello stesso articolo 13».

Paola – Cosmo De Matteis genera un caso nazionale, vittoria in Cassazione ultima modifica: 2016-11-03T15:52:34+00:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista Pubblicista dall'agosto del 2013, mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.