Concluso l’appuntamento con le elezioni provinciali, per la politica paolana è il momento di tirare una linea sotto a tutte le operazioni che hanno preceduto il risultato raggiunto.

Con tre candidati in lizza in altrettante liste, tutte convogliate all’elezione – raggiunta – di Franco Iacucci, la città del Santo ha giocato le sue carte in modo tale che almeno il “predestinato” giungesse al suo obiettivo.

Si da infatti il caso che il presidente uscente, per quanto “facente funzioni”, Graziano Di Natale, è risultato essere il più eletto dei candidati in corsa. Da solo, l’esponente del Pd, è riuscito nella titanica impresa di far convogliare su di sé un numero di consensi che nemmeno l’intera lista di Idm e de La Provincia che Vuoi sono riuscite ad ottenere. L’avvocato che a Paola incarna il ruolo di capogruppo democratico in consiglio comunale, ha ottenuto la bellezza di 5.417 voti che – tradotti in soldoni – sono la somma di 117 crocette divise tra i vari elettori di fasce che vanno dalla “A” alla “E”.

Spiegando il principio adoperato in questa elezione di secondo livello, bisogna specificare che ogni consigliere comunale ha un peso elettorale a seconda della “massa critica” del comune rappresentato. Per cui, se al seggio rientrante nella prima fascia l’elettore vale 22 consensi, sommando i 73 voti ottenuti in quel posto, vuol dire che dai “piccoli” centri sono arrivati a Di Natale qualcosa come 1.606 voti. Salendo con la valenza elettorale, nella fascia “B”, l’avvocato paolano ha raggranellato 19 preferenze (ognuna del valore di 46 punti, quindi per un totale di 874 voti), mentre nel settore “C”  (ogni voto ne valeva 85) ha tirato fuori 13 preferenze (vale a dire: 1.105 voti). Andando nella fascia dedicata a realtà territoriali tra le quali spicca Paola (la “D”), il portacolori della lista “Provincia Democratica” ha fatto incetta di ben 10 consensi e – tenendo a mente che ogni voto ne vale 136 – ha portato in cascina 1.360 punti. Ma Di Natale ha preso anche due voti nella fascia “E” – quella che, per intendersi, è pertinenza del capoluogo – e li ha preso 2 voti che, considerando il valore di 236 punti, significano la bellezza di 472 preferenze. Sommando tutti questi “totali”, il successo elettorale del “fu” presidente facente funzioni, s’attesta dunque a 5.417, il ché lo colloca in una dimensione nella quale – oltre ad aver “preso” in ognuno dei settori in lizza – nessun detrattore dovrebbe poterlo scalfire.

Le note dolenti per i paolani sono invece giunte da Maria Pia Serranò, la consigliere capogruppo di “Grande Paola” che – dopo aver voltato le spalle al centrodestra rampante di Fausto Orsomarso – s’era lanciata in un’ardita giravolta col Nuovo Centro Destra di gentiliana ispirazione (nella lista “Nuova Provincia”). Lei ha raggranellato la miseria di 10 voti totali, suddivisi tra la fascia “A” (5 voti dal valore di 22 preferenze ciascuno, quindi bastevoli per 110 punti), un voto in fascia “C” (quindi vicario di 85 punti) e 4 voti in fascia “D” (presumibilmente a Paola) bastevoli per un bottino da 544 preferenze che, sommate alle altre, l’hanno collocata nell’inutile totale di 739 voti. Un risultato che, probabilmente, potrebbe indurla a riconsiderare la strategia di avvicinamento al prossimo appuntamento con le urne cittadine che si terrà in primavera, occasione nella quale – forse – certi atteggiamenti ostentati nel gruppo consiliare, ormai ridottosi a lei ed a Francesco Serpa con gli assessori Dario Gaetano e Francesco Sbano, dovrebbero essere dismessi.

Meno dolorosa la débâcle di Francesco Aloia, sulla cui candidatura “di servizio” (a servizio dell’Idm di Orlandino Greco), neanche lui aveva dato l’impressione di credere poi tanto. Il suo risultato s’è attestato a 4 consensi totali, suddivisi equamente tra fascia “A” e fascia “D” (quindi potenzialmente Paola), che lo hanno collocato nella dimensione dei 316 voti totali che, come nel caso della Serranò, non sono risultati bastevoli ad imprimere l’accelerazione necessaria all’elezione.

Nei prossimi giorni sarà fornita una chiave di lettura in merito all’esito di questo voto che, inutile ribadirlo, è figlio di una riforma che lo ha trasformato in appuntamento elettorale di “secondo livello” dal quale i cittadini sono esclusi. Volendo forzare un’interpretazione, visto che in questo caso è la politica che da una pagella a se stessa, i risultati registrati potrebbero essere vicari di rapporti di forza molto indicativi per l’assetto elettorale con cui Paola si presenterà all’appuntamento del prossimo maggio, con una promozione che determinerà l’instaurazione del dialogo tra Graziano Di Natale e Roberto Perrotta, ed una bocciatura sonora che rischia di impantanare il progetto di una “Grande Paola” guidata da un centrodestra che, per la seconda volta consecutiva, viene respinto dalla mancanza di consensi laddove sarebbe necessario averne.

Paola – Concluse le “Provinciali”: gioia Di Natale, neutro Aloia, male Serranò ultima modifica: 2017-01-30T20:35:30+00:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista Pubblicista dall'agosto del 2013, mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.