Nota congiunta diramata dalla Lega Anti Vivisezione (LAV) e dal WWF Calabria

Gli incendi che continuano a devastare   boschi, campi  e macchia mediterranea in Calabria, stanno arrecando un danno gravissimo non solo in termini di vite umane e  patrimonio forestale ridotto in cenere, ma anche alla fauna selvatica della regione, distruggendo interi ambienti, uccidendo gli animali e costringendo i sopravvissuti a concentrarsi in aree sempre più ristrette.

A ciò si aggiunga il lunghissimo periodo di siccità che, oltre a mettere in ginocchio  l’agricoltura calabrese, rappresenta un ulteriore fattore di rischio per la sopravvivenza delle popolazioni animali.

Purtroppo però la stessa emergenza ambientale che ha colpito le coltivazioni, e che ha costretto le autorità regionali ad invocare lo stato di calamità naturale, non sembra valere quando si tratta di animali selvatici da prendere a fucilate, visto che, tra poco più di un mese, come se nulla fosse successo, diventeranno bersaglio di decine di migliaia di cacciatori, grazie all’anticipo della stagione venatoria  che la regione Calabria concede normalmente, senza alcuna valutazione dell’andamento demografico delle specie oggetto di caccia e quindi in spregio a qualsiasi elemento basilare di gestione faunistica.

Al danno sembra dunque aggiungersi la beffa, visto e considerato che, come al solito, si comincerà a sparare sin dai primi di settembre, con tre settimane di anticipo rispetto a quanto previsto dalla legge, e quindi senza che sia stato adottato nessun provvedimento per tutelare la fauna dopo una tremenda stagione di fuoco, ancora lungi dall’essersi conclusa, che sta divorando migliaia di ettari di vegetazione e arrecando danni incalcolabili al territorio.

A tale proposito il WWF e la LAV  ricordano che l’art.19 della legge 157/92 consente alle regioni di vietare anche temporaneamente la caccia per particolari situazioni ambientali o climatiche, proprio al fine di tutelare la fauna selvatica. Pur riconoscendo che  la legge 353/2000 all’art. 10 prevede il divieto di caccia, oltre che di edificazione e di pascolo, per dieci anni, nei soprassuoli delle zone boscate percorsi dal fuoco, le due associazioni sottolineano l’ulteriore , gravissimo danno che le popolazioni animali subirebbero a causa della caccia, dopo quello arrecato dalla limitazione delle zone di alimentazione e di rifugio e dalla penuria di acqua.

Il WWF  e la LAV pertanto sollecitano le autorità  regionali affinché si eviti  questo ennesimo e inaccettabile accanimento ai danni di esseri viventi che, scampati al fuoco degli incendiari scatenati, rischiano di soccombere a quello dei fucili.

 

Calabria – Lav e Wwf insieme contro apertura della caccia dopo gli incendi ultima modifica: 2017-07-25T22:00:25+02:00 da Redazione
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