Trasmettere una notizia equivale a raccontarla.

Fare informazione non significa impacchettare dati e diffonderli alla rinfusa.

Ci sono regole basilari per la stesura di un articolo, che partono innanzitutto dalla conoscenza della lingua con cui si approcciano i lettori. Non serve preparazione enciclopedica e non è necessaria l’onniscienza lessicale, basta rispettare la grammatica.

Soggetto, predicato e complemento, sono componenti essenziali, la matrice da cui germina il “racconto”.

Chiunque assuma il compito di diffondere notizie non può prescindere da questa condizione basilare.

Poi ci sono i fatti, che tralasciando la prospettiva con cui si guarda il mondo, rispondono sempre ad una norma declinata in cinque principi, ovvero:  “Chi”, “Che cosa”, “Quando”, “Dove” e “Perché”.

Quello che accade successivamente, rientra nei diritti di cronaca e di critica, garantiti a chi fa informazione per mestiere.

Nella giornata di ieri, laddove “il mestiere” non è appannaggio di quanti si sono occupati di fare cronaca, nella città di Paola s’è assistito allo stillicidio dell’informazione e della vita altrui.

Partendo dalla notizia relativa ad una sfiorata tragedia familiare, a certi perditempo del web non è passato neanche per l’anticamera del cervello (organo di cui probabilmente non sono dotati) di fare una cernita delle prime informazioni ricevute, e sono apparsi articoli diffamatori che hanno gettato discredito su un’intera comunità di persone.

Se fossero stati rispettati i principi di cui sopra, sarebbe bastato scrivere che “Un ragazzo (Chi) ha accoltellato il padre (Che cosa) nella tarda serata di ieri (Quando) a Paola (Dove) per ragioni tuttora sconosciute (Perché)”.

Invece no, perché alla spasmodica ricerca di una visualizzazione, c’è stato chi s’è spinto a scrivere che il ragazzo era stato “arrestato” (bugia) dopo aver accoltellato il padre per via di un litigio scaturito per “futili motivi” (come se in quel momento fosse stato presente o avesse avuto notizie da testimoni oculari), chiudendo il pezzo con il dato relativo ad un ricovero dell’aggressore che – posto in questa condizione e senza specificare se fosse stato piantonato – smentiva la notizia d’apertura relativa all’arresto.

Perché comunque il ragazzo non è stato arrestato (e un motivo ci sarà).

Un dozzinale esempio di scempio, figlio di un’approssimazione colpevole e sensazionalistica, confermata successivamente dalla diffusione di un’altra notizia relativa alla morte di una donna in seguito all’investimento di un veicolo (articolo poi rimaneggiato varie volte fino a fargli assumere i connotati giusti).

C’è stato poi chi non s’è fatto scrupolo di mettere le iniziali del giovane, tralasciando invece quelle dell’investitore del povero 62enne (uomo, non donna) morto investito davanti ad un supermercato al confine tra Paola e Fuscaldo.

Un chiaro caso di disparità di trattamento.

A chi giova questo tipo di informazione? Probabilmente solo a chi, approfittando dei banner pubblicitari, riceve le visualizzazioni sulle pagine che pubblica. O a quelli cui piace sbattere il mostro in prima pagina (dimenticandosi però di pubblicare notizie gravissime su mostri ancor più pericolosi che, oltre a compiere atti condannati in vari gradi di giudizio, hanno anche la faccia tosta di farsi sempre avanti per amministrare la cosa pubblica).

Di sicuro non alla cronaca, non a coloro che in questa cronaca rientrano e neanche a quelli che questo tipo di cronaca leggono.

Paola – Quando una coltellata non è notizia (insieme a morti “sbagliate”) ultima modifica: 2018-01-24T21:39:08+00:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista Pubblicista dall'agosto del 2013, mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.