L’incontro avvenuto ieri ad Arcore tra Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini, è senz’altro il segno di un’unità che – nel centrodestra – rappresenta il ritorno di una “corazzata elettorale” in grado di competere efficacemente per qualsiasi competizione.

Ovviamente, nel segno di un’equilibratura necessaria all’assetto da predisporre per il prossimo 4 marzo, la riproposizione di una coalizione già vista ai tempi del Pdl, per quanto riguarda la “situazione calabrese” è da valutare con molta attenzione.

Benché siano molto arrembanti, sia la compagine predisposta dalla Lega Nord che quella afferente a Fratelli d’Italia (senza dimenticare il centrista “Quarto Polo”), non paiono depositarie di quelle qualità necessarie a fare la “parte del Leone”. Cosa che invece pare alla portata di Forza Italia.

Il partito del Cavaliere, recentemente scosso da ritorni e nuove attribuzioni di ruoli, per quanto concerne la Calabria potrà contare sull’apporto dell’ex sottosegretario Tonino Gentile, il quale – affiancato da un pilastro del calibro di Giuseppe Graziano – dovrebbe garantire (almeno per ciò che concerne la provincia di Cosenza) un risultato all’altezza delle ambizioni.

Partendo da siffatta constatazione, lo scacchiere litoraneo del tirreno cosentino rischia seriamente di assumere connotati incompatibili alle intenzioni degli esponenti locali, i quali – incluso qualche ex referente istituzionale uscito malconcio dal confronto con le urne amministrative e qualche “rampollo” salito al soglio di una Regione che vedeva ancora di buon occhio il “modello Reggio” – potrebbero adesso ritrovarsi “spiazzati”, o meglio, “senza piazzamento”.

Ipotizzando uno scenario nel quale a Gentile potrebbe toccare un ruolo trainante e di coordinazione, bisogna comprendere quali saranno le sue preferenze in merito alle strategie da mettere in atto sul territorio.

Ovviamente non si può prescindere da certi “trascorsi” che, per alcuni papabili di un posto per il senato e in parlamento, potrebbero costituire un acceleratore o un freno.

Considerando quanto accaduto a Cosenza, con il sindaco Occhiuto giunto ai ferri cortissimi con Gentile (la cui figlia Katia è stata estromessa dai lavori amministrativi del comune), è altamente probabile che tutti coloro che in qualche modo hanno appoggiato la strategia “esecutiva” del primo cittadino bruzio, possano trovarsi in seria difficoltà.

Stesso discorso vale per tutti quelli che in qualche modo hanno propiziato il passaggio di consegne “regionale” avvenuto ai danni del generale Giuseppe Graziano, impallinato su iniziativa di un esponente della corrente “santelliana” di Forza Italia.

Secondo questa chiave di lettura, tanto Jole Santelli (attuale vice sindaca di Cosenza), quanto Fausto Orsomarso (molto attivo al tempo della campagna elettorale di Occhiuto), potrebbero vedersi sbarrare le porte senza avere voce in capitolo sulle scelte da compiere.

Con l’eventuale estromissione della leader azzurra, le quotazioni dei suoi “fedelissimi” dovrebbero crollare verticalmente, e questo di certo non agevolerebbe il tentativo di piazzare un suo pupillo nel collegio Paola-Castrovillari. Ma anche per il delfino di Giorgia Meloni e Wanda Ferro potrebbero prospettarsi tempi duri, perché Orsomarso potrebbe essere stato inserito nella trattativa che, ad Arcore, sarebbe già costata addirittura la riconferma di Maroni a Governatore della Lombardia.

Dinnanzi a siffatti cataclismi, è probabile che i gruppi paolani di Forza Italia e Fratelli d’Italia, vedano quotate al ribasso le proprie ambizioni, con l’ex sindaco Basilio Ferrari che – appoggiato dall’entourage familiare afferente all’ex assessore Stefano Mannarino – potrebbe vedersi costretto a cedere il passo a qualcun altro, mentre l’ex vicesindaco Francesco Sbano (propiziatore del radicamento locale dell’amico Orsomarso) avrebbe da considerare il posizionamento di suo padre Lucio (molto vicino a Tonino Gentile e già membro dell’assemblea nazionale del Nuovo Centrodestra di alfaniana ispirazione).

In questo contesto, come già anticipato in altre circostanze, pare azzardato ipotizzare un “posto al sole” per qualche candidato paolano, mentre invece sembra prendere sempre più corpo l’eventualità di un ripristino di postazioni e ruoli storici all’interno del centrodestra, con il reinserimento operativo di uomini e metodologie che una certa politica “arrembante” aveva forse considerato “liquidati”.

Probabilmente si assisterà ad un riequilibrio basato su persone che hanno dimostrato sul campo il proprio valore, professionisti seri come l’assessore ai lavori pubblici Emilio Mantuano che, supportato da ex amministratori del calibro di Tonino Pizzini e Giovanni Gravina, pare il più vicino (dato il suo attuale ruolo di vicecoordinatore paolano di Forza Italia) a serrare le fila per il risorgimento di una compagine che in città è stata balcanizzata dagli appetiti di quanti non sono stati neanche in grado di riconfermare un sindaco eletto nel 2012 col placet di gran parte della cittadinanza.

E al puzzle mancano ancora le tessere “pesanti” dell’ex assessore Marco Cupello (già ideatore del club “Forza Silvio” quando ancora si doveva sciogliere il Pdl) e dell’ex vicepresidente del consiglio comunale Silvio Buono.

Personalità di spicco che – nell’attuale scompaginamento forzista – non paiono per nulla vicini al posizionamento effettivo del partito che fu di Mimmo De Rosa e che oggi è in mano a Stefano Mannarino, né tantomeno sembrano aver strizzato l’occhio a quei “Fratelli d’Italia” che ai tavoli comiziali fanno sedere l’avvocato Emilio Perfetti.

Chi vivrà vedrà.

Paola – L’accordo “a quattro” nel centrodestra inguaia i “leader” locali? ultima modifica: 2018-01-08T13:27:34+00:00 da Redazione
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