Ci sono fatti che non possono essere raccontati utilizzando l’asettico linguaggio della cronaca. Ci sono notizie che non possono fermarsi alla semplicità di una descrizione, perché maturano in circostanze opache che necessitano (almeno) di una riflessione.

L’asettica informazione parte da una segnalazione trasmessa sui social network, spazio virtuale su cui un utente ha pubblicato la fotografia di uno sfregio perpetrato ai danni della “panchina rossa”, recentemente tinteggiata in piazza IV Novembre – a Paola – per rappresentare un monito contro la violenza sulle donne e in favore di una cultura della parità.

Posta in corrispondenza della più frequentata pensilina del centro urbano, la panchina è stata dedicata alla memoria di Giordana Di Stefano, mamma ventenne massacrata a coltellate dal suo ex compagno.

L’iniziativa, nata grazie all’impulso dell’associazione “Artemisia Gentileschi”, è stata condivisa dalla madre della giovane, Vera Squatrito, personalmente partecipe alla cerimonia di tributo avvenuta poco più di un mese fa.

A distanza di pochissimo tempo, nella simbolica giornata dell’8 Marzo, una mano molesta è andata ad avventarsi contro la targa commemorativa della giovane, con un’azione volta a cancellarne il nome e – probabilmente – il ricordo.

Difficilissimo spiegarsi il perché di un gesto siffatto, in quanto ci sarebbero da considerare troppe variabili, ma forse partendo dalle parole espresse dalla battagliera presidente dell’associazione, qualche cosa si potrebbe intuire.

«Ecco cosa combattiamo – ha scritto l’avvocatessa Rosangela Cassano sulla pagina ufficiale dell’Artemisia Gentileschi – La violenza. Quella che agisce col favore del buio. Quella alimentata dal veleno sputato sottobanco. Sarà una lotta impari. E non per noi. La targa la rifaremo anche centinaia di volte, se necessario. Domandiamo perdono noi alla signora Vera Squatrito. Al nome di Giordana verrà restituito l’onore che merita. È una promessa».

La violenza quindi come punto di partenza per iniziare a capire. Quella sorda ed incapace modalità d’approccio al mondo che, a volte, induce ad affrontare un trauma moltiplicandone gli effetti, quella che tenta di cancellare un livido camuffandolo in una tumefazione da estendere all’intero corpo.

Perché chiunque abbia agito contro il monito impresso nel rosso di quella panchina, ha agito primariamente contro se stesso, contro quel ventre in cui il verbo si fa carne.

«Sarà una lotta impari. E non per noi», ha scritto la presidente dell’associazione “Artemisia Gentileschi”, rimarcando in un pronome la vera essenza di tutta la forza che serve ad estirpare l’idiozia di chi crede d’esser “il solo” al mondo e che, in questa illusione, ritiene d’avere il possesso su tutto ciò che lo circonda, comprese la vita e la morte.

Noi”, è un espressione che annienta la prepotenza di chi vive isolato nel proprio “io”, perché è il primo assunto che sorge all’atto di nascere, perché “Noi” s’innesca quando c’è un “altro”. Una madre e un figlio sono già “Noi”. Una famiglia è “Noi”. La società è “Noi”.

Tutto ciò che consegue diviene condizione imprescindibile per essere nel mondo, quell’ente globale che – in assenza dell’altro – è soltanto un coagulo di acqua, aria, terra e fuoco, che rotea nell’universo .

Noi” sconfiggerà l’idiota che crede d’essere alieno alla realtà, l’inumano che detesta la forza dell’Amore, quell’ente cui Dio è semanticamente appaiato e da cui discendono tutte le virtù che fanno dell’umanità ciò che dovrebbe essere.

La targa verrà ripristinata, mille e mille volte. «È una promessa» che fa salvi tutti.

Comunque, giusto per dovere di cronaca, la zona di Piazza IV Novembre è videosorvegliata.

Paola – Sfregiata “Panchina Rossa” di Giordana, Artemisia replica col “Noi” ultima modifica: 2018-03-09T10:52:55+00:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista Pubblicista dall'agosto del 2013, mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.