Il dibattito sulle cosiddette “fake news” è divenuto attualissimo nell’ultimo periodo.

Dalle strategie per confondere l’elettorato, sino alle palesi prese per i fondelli, stanno venendo a galla tanti modi per gabbare la gente che, confusa e oscillante, viene indotta a crearsi opinioni che purtroppo hanno il potere di alterare la realtà.

Delle organizzazioni che allevano (virtuali) quadrupedi muggenti per produrre carnai di falsità da cui trarre succulenti polpettoni, sta occupandosene l’intelligence di mezzo mondo.

Ma se il fenomeno globale trova un senso negli interessi milionari che si svelano nell’andamento dei mercati, quello più minuto, circoscritto all’ambito locale, sembra trarre spunto soltanto dall’ignoranza della ripicca fine a se stessa, dalla spasmodica ricerca di una lettura che – tramutata in “impressioni” – alle volte garantisce anche un introito.

È il caso di quelli che cercano la sensazione negli eventi della cronaca, gente capace di mettere in circolazione notizie di morti mai avvenute pur di dare un senso ad un’iniziativa che in realtà è solo un modo per camuffare la nullafacenza. Ma è anche il diletto di coloro che – autodefinendosi “intellettuali” – s’avventurano in analisi politiche infondate, dense di malafede e prive di riscontri, personaggi capaci di inventarsi una sentenza mai pronunciata pur di far credere che l’amico nell’occhio del ciclone  è al di sopra di ogni sospetto.

I recinti di cornuti ruminanti, allestiti in ambito locale, sono purtroppo serviti da acqua avvelenata, proveniente da pozzi “neri” che non è dato sapere se abbiano mai ospitato un’essenza cristallina.

Trovare una bufala ben fatta, in questi allevamenti, è un’impresa assai ardua.

Stiracchiando l’anchilosato “beneficio del dubbio”, dopo qualche occhiata, un esemplare degno d’essere marchiato forse lo si trova.

Di recente, una compagine rimasta esclusa dalla politica rappresentativa consiliare, ha lanciato un allarme relativo ad alcuni “avvisi urgenti” recapitati nelle case dei paolani.

Azione di riguardo, meritevole d’ogni lode, perché apparentemente improntata alla tutela del cittadino, se non fosse che la convergenza finale dell’arguto appunto, andava a confluire in un biasimo diffuso da spalmare su referenti sbagliati, su obiettivi che a tutti i costi dovevano essere tali perché appartenenti alla parte che in consiglio c’è entrata (addirittura in maggioranza).

Ebbene, come emerso chiaramente da atti pubblicati finanche sull’albo pretorio, l’argomento in questione dovrebbe avere tratto spunto da una delibera di giunta risalente all’8 ottobre 2014, un periodo che per i nostalgici che oggigiorno crescono bovini virtuali, deve aver rappresentato senz’altro l’apoteosi del successo.

Ebbene, in quella data, oltre al via libera dell’esecutivo allora in carica, ha fatto seguito una determinazione dirigenziale del reggente dell’ufficio finanziario, il segretario comunale Nicola Falcone che, di suo pugno, sottoscrisse un atto col quale si dava mandato a «Poste Tributi S.c.p.a. per la sperimentazione del servizio di supporto alla riscossione coattiva dei crediti del Comune di Paola mediante ingiunzione di pagamento».

Nel polverone sollevatosi di recente, questo dettaglio è stato diluito – o artatamente confuso – con la delibera n. 121 del 19.09.2017 (vale a dire un atto predisposto dagli amministratori subentrati a chi ha fallito l’appuntamento con le urne) nella quale «si é dato atto di affidare alla Società Poste e Tributi Spa […] la riscossione coattiva dei tributi comunali […] mediante notifica».

Secondo la prassi, a questa decisione  conseguirà la notifica della posizione tributaria dei contribuenti fossero debitori verso l’ente di somme «fino a mille euro, salvo il caso in cui l’ente creditore abbia notificato al debitore la comunicazione di inidoneità della documentazione ai sensi del comma 539, non si procede alle azioni cautelari ed esecutive prima del decorso di centoventi giorni dall’invio, mediante posta ordinaria, di una comunicazione contenente il dettaglio delle iscrizioni a ruolo».

Eventuali altri avvisi, in conseguenza di quelli deliberati, potrebbero essere recapitati solo tra circa 120 giorni, un tempo che ha ancora da venire.

Presa con siffatta “muraia” (attrezzo a forma di tenaglia per afferrare il muso dei bovini) la bufala si sarebbe dovuta ammansire.

E invece no.

Per ridurla ad uno stato inoffensivo, si rende necessario marchiarla a fuoco.

Le ragioni per le quali gli avvisi urgenti sono stati recentemente recapitati nelle case dei paolani, con tutta probabilità sono da far risalire ai documenti che di seguito vengono pubblicati.

Partendo dalla delibera di giunta dell’8 ottobre 2014 (ciccando sulle immagini si apre il PDF), si prosegue con la determina sottoscritta (nello stesso giorno) dal segretario Falcone, per poi giungere ad una convenzione sottoscritta il 21 ottobre 2014, fino a giungere alla determina del 31 dicembre 2014, dove l’allora responsabile del settore finanziario,  dava per “incamerati” (grazie all’operazione messa in piedi) circa 1,3 milioni di euro.

Di questa ultima cifra, però, a tutt’oggi si sta tentando ancora di capire come e quando sarebbe stata incassata (a meno che non si tratti di un mero aggiustamento contabile per “tappare” qualche buco di bilancio).

Buona (presa) Visione

Delibera di giunta dell’8 ottobre 2014

Determina dirigenziale dell’ 8ottobre 2014

Convenzione del 21 ottobre 2014

Determina dirigenziale del 31 dicembre 2014

Qualcuno a Paola, oggi, cerca di insediare un allevamento di bufale ultima modifica: 2018-03-12T22:13:04+00:00 da Redazione
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