Per chi non ha ancora accettato l’esito del ballottaggio e si ostina a proseguire una anacronistica campagna elettorale, l’appuntamento in programma domani presso il Tribunale di Paola, ha assunto connotati tutt’altro che “ordinari”.

Malgrado il perseguimento della via legale più scontata, c’è chi si ostina a far credere che sussistano presupposti tali da giustificare un’attesa per una causa d’incompatibilità che, nei toni di qualcuno tra i propugnatori, ha già assunto i connotati dell’ultima spiaggia.

È difficile recepire reprimende sulla moralità da chi, malgrado abbia frequentato con assiduità tutt’altro che encomiabile gli uffici del comune, ha necessitato di un richiamo formale per essere sollecitato a pagare per restituire ciò che doveva alla collettività.

Forse, alla data delle scorse elezioni amministrative, erano ben altre le candidature improponibili.

In un comune dove ultimamente è stato acclarato che esisteva una frangia di cittadini neanche registrati all’ufficio tributi, dove le notifiche per la restituzione delle indennità non venivano neanche inviate ai destinatari, non deve sorprendere che – ora che le cose hanno ripreso a funzionare – ci sia qualcuno che recalcitri.

Perché l’iniezione di acqua limpida in una pozza in cui regnava il torbido, ha iniziato a rendere evidenti i limiti di una propaganda basata in gran parte sul disorientamento.

La verità è forse un’entità zoppa, alle volte arriva in ritardo, ma quando si diffonde sgretola e scioglie come neve al sole anche le prese di posizione apparentemente  più granitiche, quelle a cui è stata ancorata una gonfiata modalità di gestione dell’ente che, adesso, è venuta a galla malgrado i goffi tentativi di riportarla sotto al pelo dell’acqua.

A chi persevera nel tentativo di stordire la cittadinanza con messaggi ridondanti, fluttuanti in spazi privi della formalità necessaria per essere credibili, val la pena ricordare che Roberto Perrotta, all’atto di essere eletto, a differenza di altri era “creditore” nei confronti del comune (tant’è che l’ente ha dovuto restituirgli i soldi che avanzava sia per il pagamento dell’Imu – in quanto era rimasto uno dei pochissimi a non essere ristorato, a differenza degli altri – sia per il pagamento del legale che lo aveva difeso in tutte le vertenze da cui era uscito vincitore). Per cui, nella somma algebrica, il sindaco “avanzava” soldi rispetto ad un debito di cui non c’era nessuna “ufficialità”.

Amaro dover prendere atto che chi condanna a prescindere da una sentenza sia poi lo stesso che, rifiutandosi di prendere atto di un terzo grado di giudizio, appare incline a minimizzare fino a dare l’impressione di voler assolvere.

Forse in questo c’è la sintesi della differenza tra il presente vissuto e il passato recente.

Paola – Domani Tribunale: maggioranza coesa. Ma Ferrari era eleggibile? ultima modifica: 2018-04-12T15:56:40+00:00 da Redazione
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