Che la Rai sia un’azienda dagli umori filogovernativi è un dato assodato.

Tant’è che, così come ha deciso un Governo, il Canone per il suo mantenimento si paga in bolletta.

Dalle nomine nel Consiglio d’Amministrazione (Cda) fino agli “editti bulgari”, di esempi in merito ai cambi di programma (e di palinsesto) deliberati sotto la pressione della politica ce ne sono a iosa.

Un conto è però pensare alla direzione del Tg1 di Augusto Minzolini, avvenuta al tempo in cui la “Forza” politica che attualmente lo ospita in Senato rappresentava una solida maggioranza di italiani nel Paese, un altro è ascoltare le telecronache nel momento in cui la Nazione galleggia alla deriva, oscillando come un pendolo tra la Lega di Salvini e il Movimento 5 Stelle.

Che sia un tentativo d’ingraziarsi quelli che a breve potrebbero diventare i traghettatori di un turbolento lustro di riforme, non è dato sapere, ma il fatto che la cronaca odierna del Giro d’Italia – trasmessa proprio dalla Rai – sia andata in un verso contraddittorio rispetto ai territori attraversati dai ciclisti, la dice lunga sulle possibilità valutate a Viale Mazzini.

Perché puntare l’attenzione su un’inchiesta già bella ed archiviata riguardo Cetraro, solo per enfatizzare il grado di pericolosità malavitosa di un territorio, pare proprio un’operazione sovradimensionata rispetto alla miriade di riferimenti virtuosi che sarebbe stato possibile utilizzare (non ultima l’attribuzione della “bandiera blu”).

Basarsi sull’arresto di un criminale internazionale incidentalmente stanziato a Paola, per presentare la zona come crogiuolo di latitanti, non consegna ai telespettatori l’immagine di una comunità ormai identificata nella Città di San Francesco.

Paola e Cetraro sono centri che da anni hanno iniziato un virtuoso percorso di riappropriazione della propria identità culturale, frustrarli con lo sventolio di accadimenti di cronaca che non hanno avuto origine, e né seguito, nella quotidianità locale, equivale a mettere alla gogna l’innocenza perduta da una vittima di stupro.

Magari, man mano che il Giro volgerà verso la parte settentrionale dello Stivale, si scopriranno eroi ad ogni angolo, persone encomiabili da prendere ad esempio, storie di solidarietà e sacrifici che daranno la misura di un’umanità molto migliore rispetto a quella che “occulta” le navi dei veleni o saluta sul pianerottolo un insospettabile e chirurgicamente rifatto narcotrafficante di caratura mondiale.

Magari si scoprirà che in Lombardia le case sono fatte di marzapane e non hanno un microclima tale da ospitare messicani, mentre in Toscana il mare è bevibile e, per l’imminente stagione estiva, preferibile a quello della Calabria.

Della tappa odierna del Giro d’Italia resterà anche la “pillola” su Longobardi, che dodici anni fa fu primo tra i comuni italiani per le multe comminate con un autovelox “mal segnalato” (e guai a dire che di recente ha visto canonizzato Santo il suo Patrono).

Stante la pubblicità realizzata, sarebbe opportuno che su questa porzione d’Italia venisse estesa una “no canone area”, perché continuare a pagare per essere anche penalizzati è davvero il danno oltre la beffa.

Nella speranza che arrivi un governo stabile, capace di dare definitivamente una direzione quantomeno funzionale a stabilire quale sia il dialetto giusto per fare le telecronache (a proposito, le gutturali semibergamasche odierne, sono da incorniciare), a tutti i calabresi si rammenta che “mamma Rai” li vuole bene (ad ogni bolletta).

Paola presa in Giro, Cetraro offesa. Il Sud ai tempi dell’assenza di Governo ultima modifica: 2018-05-11T22:19:39+00:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista Pubblicista dall'agosto del 2013, mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.