Le disposizioni emesse dal Tribunale del Riesame di Catanzaro in merito alle misure da adottare nei confronti di Franco La Rupa (ex sindaco di Amantea) e Marcello Socievole (consigliere comunale dello stesso municipio), sono state rigettate e rinviate a nuova discussione presso un’altra sezione del Tdl, che dovrà determinarsi nuovamente riguardo a quelle originariamente applicate dal Tribunale di Paola che, sulla scorta dell’indagine condotta dal Procuratore Pierpaolo Bruni, aveva ordinato la carcerazione per entrambi.

La Corte di Cassazione di Roma, riunita nella seconda sezione penale, ha accolto le osservazioni contenute nel ricorso presentato dalla Procura paolana contro quanto aveva deciso – il 3 agosto 2017 – il Tdl catanzarese, che aveva rimodulato i provvedimenti assunti in seguito al blitz anticorruzione con cui Bruni aveva mandato dietro le sbarre sia La Rupa che Socievole.

I fatti risalgono al 20 luglio di un anno fa, quando era scattata l’operazione contro i due politici, dei quali era stato accertato che, nel corso della campagna elettorale per le elezioni 2016 vinte dal sindaco Pizzino, avevano esercitato “pressioni” nei confronti di un soggetto, al fine di indurre la sua fidanzata e la famiglia della stessa a votare per il consigliere comunale arrestato.  Entrambi gli arrestati, era emerso, avevano posto in essere una minaccia consistente nell’avviso che, proprio la ragazza in questione, non avrebbe più potuto lavorare presso una scuola materna gestita dal comune di Amantea (attraverso una cooperativa) perché se non avesse votato e fatto votare secondo le loro indicazioni, non le sarebbe stato rinnovato il contratto. Al solo consigliere comunale arrestato, inoltre, era stata contestata pure la tentata violenza privata, per l’aver prospettato l’avvio di una ingiusta azione giudiziaria contro i genitori della ragazza, per impedire la divulgazione della registrazione del colloquio nel corso del quale le minacce erano state proferite.

Il Gip del Tribunale paolano, all’epoca dei fatti, confermò tutto l’impianto messo in piedi da Bruni, ma il Tribunale del Riesame di Catanzaro – adito dagli arrestati – ritenne che i consigli, i condizionamenti e le sollecitazioni rivolte da La Rupa e Socievole nei confronti del fidanzato della donna che avrebbe rischiato di perdere il posto, non rientravano nella sfera delle minacce idonee ad integrare i delitti ascritti in via provvisoria dagli inquirenti paolani.

Analizzando le osservazioni inserite nel ricorso della Procura paolana, gli “ermellini” della Cassazione hanno ritenuto illogiche e contraddittorie le motivazioni del Tdl catanzarese, disponendo una nuova valutazione del caso che tenga conto della reale entità di ciò che, forse, è stato troppo frettolosamente minimizzato.

Paola – La Cassazione dà ragione a Bruni: ribaltato verdetto del “Riesame” ultima modifica: 2018-11-24T11:20:48+00:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista Pubblicista dall'agosto del 2013, mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.