Mescolare il “potere temporale” col “potere spirituale” è un’operazione che non si vedeva da tempi medievali, eppure – stanti le recriminazioni della minoranza consiliare fuscaldese – pare proprio che nel 2018 esista un sacerdote che, nel pieno della liturgia natalizia, sia stato capace di produrre una “sentenza” assolutoria nei confronti di un’amministrazione comunale che, dopo l’onta degli arresti e delle misure cautelari inframurarie disposte dalla Procura della Repubblica e confermate dal Gip del Tribunale di Paola, resta comunque indagata per gli esiti di un’operazione che i magistrati inquirenti hanno denominato “Merlino”.

Secondo quanto sottoscritto dai consiglieri Filella, Carnevale, Trotta (triade afferente al gruppo “Il Futuro che vogliamo”) e Leta (“Fuscaldo è noi”), «dopo il suo intervento assolutore, il parroco (della frazione “Cariglio”, ndr) ha invitato il Sindaco ad esternare a tutti i fedeli presenti la sua innocenza, la sua non colpevolezza, ribadendo quanto quest’ultimo aveva già fatto la sera prima sui social network».

Procedendo per gradi, bisogna partire dal tardo pomeriggio della Vigilia di Natale, quando Gianfranco Ramundo – primo cittadino di Fuscaldo – attraverso un video condiviso sulla bacheca virtuale dedicata alla sua attività di “Personaggio politico”, ha voluto esprimere cordialità a quanti (e sono stati tanti, più di cinquemila utenti di Facebook) si sono collegati per sentirlo parlare. Nel corso della sua esposizione, non è mancato il riferimento all’esperienza giudiziaria che lo ha visto coinvolto, definita dal sindaco «una vicenda assurda, una vicenda ingiusta che ho pagato sulla mia pelle, solo per aver espletato, nel modo migliore, il mio ruolo». “Offeso e violentato” per sua stessa ammissione, Ramundo ha quindi partecipato – il giorno successivo (25 dicembre) – alla messa natalizia officiata dal sacerdote della parrocchia di “Cariglio”, dove – stante la ricostruzione dei suoi oppositori – il prete avrebbe ribadito il convincimento relativo all’ingiustizia subita dall’amministratore, invitandolo a prendere la parola in prossimità dei saluti conclusivi dell’omelia.

«Quanto accaduto durante la messa di Natale ha dell’incredibile – hanno esordito Filella, Carnevale, Trotta e Leta – dello straordinario: il parroco, prima della benedizione finale ai fedeli, quindi durante la celebrazione, ha commentato dall’altare le indagini della Procura di Paola che hanno coinvolto il sindaco Ramundo, parlando di “ingiustizia” ed assolvendo il sindaco come “persona innocente”, sebbene siano ancora da concludere le indagini che lo vedono coinvolto insieme al suo vicesindaco ed all’assessore al bilancio».

Il riferimento dei quattro esponenti della minoranza consiliare è ai “due Paoli” finiti nella rete di Pierpaolo Bruni, magistrato alla guida della Procura tirrenica, vale a dire Paolo Cavaliere (vicesindaco) e Paolo Ercole Fuscaldo (assessore), entrambi associati alle stesse misure cautelari riservate al sindaco Ramundo col quale, all’esito del pronunciamento del Tribunale del Riesame di Catanzaro, sono tornati a gestire il comune.

«Un fatto davvero singolare – hanno ribadito i consiglieri di minoranza – che ha destato non solo forte preoccupazione tra i fedeli, che in parte hanno abbandonato la liturgia, ma ha minato alle fondamenta una istituzione come la Chiesa che da sempre si occupa di diffondere la parola del Signore e di predicare umiltà ed invece, in questa occasione e come purtroppo avviene di sovente anche nella messa della Santa Pasqua, assistiamo ad una vergogna senza fine: il Sindaco viene chiamato a parlare sull’altare alla stregua di un alto prelato».

Indignati e spaventati per la «la continua ricerca, da parte del Sindaco, di predicare la sua innocenza dappertutto, come se la Chiesa, i social network ed il Consiglio comunale potessero sostituirsi all’aula dei tribunali», i quattro esponenti all’opposizione hanno voluto ribadire il proprio ruolo , quella minoranza che «in ogni caso costituisce metà della cittadinanza» e che «ha ritenuto opportuno mantenere una posizione di attesa delle determinazioni degli organismi giudiziari, accettando e senza entrare nel merito di quanto deciso», biasimando il comportamento di chi «rappresentante apolitico per natura, nonché “pastore di anime”» ha invaso il campo di coloro che sono deputati al controllo delle “cose umane”. «Come può un rappresentante della chiesa dare in uso un luogo sacro per politicizzare una situazione giudiziaria che avrà un percorso proprio? – si sono chiesti Filella, Carnevale, Trotta e Leta – Ormai c’è una contaminazione di sfiducia nelle istituzioni, bisognerebbe agire senza indugio per frenare questo decadimento. Altro che attendersi le dimissioni del Sindaco e della maggioranza. Non vi è nessun commento se non esecrazione per comportamenti ibridi e assurdamente di parte».

Quindi, ai rappresentanti della minoranza non resta altro che coinvolgere le autorità ecclesiastiche, al fine di condannare e proibire simili sceneggiate in una chiesa del popolo, rimanendo in attesa di una presa di posizione da parte del Vescovo.

Fuscaldo: Se non fosse bastato il “mago”, ora c’è pure il “prete assolutore” ultima modifica: 2018-12-29T11:36:40+00:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista Pubblicista dall'agosto del 2013, mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.