Costretto a cure ospedaliere per via delle botte ricevute, uno studente internazionale dell’Università della Calabria ha evitato il peggio solo grazie all’intervento dei Carabinieri e del 118 che, nella notte tra venerdì e sabato scorsi, sono intervenuti a seguito di una chiamata.

Aggredito a margine di una festa tenutasi alle Maisonnettes,  zona d’ingresso e simbolo della residenzialità dell’Unical, il ragazzo paraguayano è stato oggetto della violenza di un gruppo di figuri che – da quanto è trapelato – non avrebbero attinenza col Campus.

Le ragioni del pestaggio sarebbero da ascrivere ad un movente razzista, «perché – come uno degli aggressori avrebbe detto – parlava straniero».

Scaraventato a terra e continuato a colpire anche dopo aver perso i sensi, il giovane ha necessitato di un trasferimento d’urgenza in ospedale, dove gli sono state riscontrate lesioni guaribili in 30 giorni.

Ovvio lo sdegno suscitato dalla notizia che, immediatamente, ha fatto il giro del web insieme a foto del ragazzo pestato.

Il gruppo di “Studenti senza Frontiere” ha immediatamente condannato l’episodio, stigmatizzandolo in una dura presa di posizione.

«Il campus non è, e non deve essere, scenario di violenze e brutalità come quella a cui ci riportano i fatti. L’episodio non deve restare nell’ombra o in sordina, non deve lasciare nessuno indifferente. È da mesi che i media e i social bombardano la comunità con messaggi di odio e di violenza, i risultati possono essere letti attraverso fatti di cronaca come questo. Un testimone racconta che la prima vittima dell’aggressione, lo studente riuscito a scampare al pestaggio, fosse stato scelto perché “parla inglese”. campus non è, e non deve essere, scenario di violenze e brutalità come quella a cui ci riportano i fatti. L’episodio non deve restare nell’ombra o in sordina, non deve lasciare nessuno indifferente. È da mesi che i media e i social bombardano la comunità con messaggi di odio e di violenza, i risultati possono essere letti attraverso fatti di cronaca come questo. Un testimone racconta che la prima vittima dell’aggressione, lo studente riuscito a scampare al pestaggio, fosse stato scelto perché “parla inglese”. Le feste dell’università sono momenti di condivisione, integrazione e inclusione tra gli studenti, soprattutto per quelli che vivono il campus, ma non solo. È necessario difendere e tutelare tutta la comunità universitaria e lo spirito di inclusione che la anima da cinquant’anni. Cronache di violenza come questa non devono pregiudicare l’organizzazione di incontri interculturali, anzi in un momento così delicato è importante difendere e promuovere manifestazioni di socialità e inclusione. Evitare che soggetti esterni partecipino non è facile, né giusto, dal momento che l’università è uno dei luoghi per eccellenza della democrazia e della partecipazione. Allo stesso tempo la risposta deve essere forte e compatta, senza lasciare nessuno indietro: tolleranza zero nei confronti di qualsiasi atto di violenza. L’Ateneo come istituzione deve prendere posizione, schierarsi concretamente al fianco della vittima e tutelare la comunità che vive il campus».

Ferma condanna è stata espressa dal Rettore Gino Mirocle Crisci, che in una nota ufficiale – oltre ad esprimere «tutta la solidarietà dell’Ateneo al ragazzo colpito» – ha spiegato anche d’essersi messo in contatto con le autorità diplomatiche del Paraguay.

Il vertice dell’Unical ha espresso «profondo sdegno per l’accaduto, un’azione vile ai danni di uno studente inerme. L’Università della Calabria fornirà alle autorità tutto il supporto necessario affinché gli esecutori dell’azione criminosa siano assicurati alla giustizia».

Unical – Rigurgito xenofobo al Campus: pestato giovane paraguayano ultima modifica: 2018-12-03T19:58:14+00:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista Pubblicista dall'agosto del 2013, mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.