Totale incertezza per il futuro delle Terme Luigiane, stabilimento secolare che da anni rinnova la sua governance attraverso procedure burocratiche molto farraginose.

L’ennesimo appuntamento per stabilire la modalità di restituzione dei beni da parte della Sateca (società che ha gestito fino ad oggi lo stabilimento termale), si è concluso in un nulla di fatto, con i sindaci di Guardia Piemontese e Acquappesa (rispettivamente Vincenzo Rocchetti e Giorgio Maritato) impossibilitati a determinarsi perché regna l’incertezza riguardo al da farsi.

Dalla Regione Calabria, onde evitare il rischio chiusura, consigliano di prorogare la gestione, ma la questione appare complicata.

«È necessario – a parere delle parti coinvolte – ricontrattualizzare con la Sateca cercando una soluzione per garantire il servizio ed i livelli occupazionali».

Secondo il vicesindaco acquappesano, Francesco Tripicchio, sarebbe necessario istituire un tavolo di trattative sulla proroga che coinvolfa la Regione, i Comuni e la Sateca.

La società però è di parere differente, secondo la Sateca infatti «bisogna, prima avviare la proroga e poi il tavolo tecnico per non perdere la stagione ed i posti di lavoro. Il fattore tempo è determinante e non si può più perderne altro. Ciò in considerazione del fatto che siamo già in ritardo rispetto alla programmazione e sono già state aperte le prenotazioni ai gruppi esteri».

«Adesso dobbiamo parlare di restituzione delle proprietà comunali», ha tuonato il sindaco guardiolo Rocchetti, cui ha fatto eco l’avvocato di entrambi i comuni che ha ribadito la necessità di non eludere «il bando di gara, bisogna raggiungere l’obiettivo seguendo un iter di legalità. La difficoltà è rientrare nelle linee guida della Regione».

«Le colpe del corto circuito non possono ricadere sull’azienda», ha invece chiosato l’architetto Dante Ferrari, che ha anche puntualizzato la necessità di «considerare il fattore tempo».

Mario Poltero, presidente del consiglio comunale acquappesano, ha stigmatizzato l’eventualità secondo cui «l’emergenza non sta nella restituzione degli immobili ma nella prosecuzione del servizio», spiegando di essere venuto a conoscenza di numerose decisioni prese dall’amministrazione, come la manifestazione d’interesse avviata a dicembre 2016, solo «tramite i social», senza lesinare stoccate all’azienda che – a suo parere – sta «giocando a rimpiattino con la Regione Calabria sulla pelle dei lavoratori. La Sateca non ha nessun dovere di fissare incontri con la Regione perché è competenza delle pubbliche amministrazioni».

«La proposta della Regione Calabria è illegale», è l’opinione dei primi cittadini, nonostante, sia stata approvata all’unanimità dal consiglio regionale.

Le prossime 48 ore saranno dunque cruciali, con gli avvocati impegnati in difficili equilibrismi per uscire dal pantano.

Nel frattempo, dalle parti del sindacato, il referente Calabria ha chiesto la presenza dei lavoratori all’incontro, rimasti fuori a protestare contro gli amministratori, contestando il documento della Regione Calabria, e chiedendo (ed ottenendo per il pomeriggio di oggi) un incontro al sindaco di Acquappesa per spiegare il progetto di sviluppo presentato dai comuni all’ente presieduto da Mario Oliverio che, però, lo ha bocciato perché non adeguato e pieno di incongruenze.

Gli addetti ai lavori hanno comunque criticato il vertice, risultato – a loro parere – un’occasione persa «per dare concretezza alla risoluzione della questione termale ». Per il comitato dei lavoratori delle Terme, l’incontro tra i sindaci e la Sateca si è rivelato «inconcludente», perché «i presupposti della convocazione di questo incontro non erano in alcun modo finalizzati alla reale risoluzione della problematica». Secondo chi materialmente opera nell’impianto sarebbe «emersa una forte contrapposizione tra le due amministrazioni comunali da una parte e la Regione dall’altra». A parere dei lavoratori, neanche i municipi sarebbero esenti da responsabilità, in quanto «non avendo completato l’iter di acquisizione della concessione, non sono legittimati a poter avanzare alcun tipo di proposta ma si devono limitare ad una proroga dell’attuale subconcessione che per legge non è rinegoziabile».

«Riguardo alla restituzione dei beni – hanno poi fatto sapere dal Comitato – dalla riunione di oggi è emerso la non titolarità da parte dei Comuni sui beni afferenti il Compendio Termale e la non divisibilità tra le sorgenti, il compendio e tutto ciò che vi insiste».

Il biasimo dei lavoratori s’abbatte principalmente sulla gestione della trattativa, nella quale la posizione degli amministratori locali risulta negativa anche per l’ennesima «contraddizione rilevata nella posizione dei Comuni che, se da un lato hanno fatto un fugace cenno all’urgenza di preservare i posti di lavoro e garantire la continuità del servizio pubblico con l’erogazione delle prestazioni sanitarie, riconoscendo che l’unica azienda in grado di garantire tutto ciò sia la Sateca, dall’altro propongono una serie di incontri come quello avvenuto oggi che comporterebbero solo ulteriore perdita di tempo prezioso, e che stanno comportando la messa in ginocchio anche dell’azienda».

«A causa delle disdette e dell’inattività di questi mesi – concludono dal Comitato – il 30% dell’attività termale prevista per la stagione 2019 è ormai compromesso, e questo significa che i danni sono direttamente proporzionali per ogni settimana che passa senza riuscire ad ottenere soluzioni».

Ora s’attendono gli sviluppi della riunione convocata per l’8 febbraio prossimo dal Prefetto di Cosenza che, sotto l’impulso della Cisl (nella persona di Gerardo Calabria), ha chiesto d’incontrare la Regione, i Comuni di Guardia Piemontese e Acquappesa, l’Azienda e il Sindacato. «Riponiamo grande speranza in questo incontro – spiegano i lavoratori – e siamo fiduciosi che il Prefetto possa finalmente mettere fine a questa diatriba tra Comuni e Regione, in mezzo alla quale a farne le spese sono i 250 lavoratori, un’azien – da seria e affidabile, e un intero comprensorio che non sarebbe in grado di sopportare una crisi economica e sociale di questa entità, causata dall’inattività delle Terme Luigiane».

Caos Terme Luigiane – Fumata “indecifrabile” dall’incontro sindaci-azienda ultima modifica: 2019-02-05T10:48:19+00:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista Pubblicista dall'agosto del 2013, mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.