Gran parte del mondo associazionistico cittadino, accogliendo l’appello dell’ex primario del reparto di Chirurgia cittadino, Pino Perrotta, s’è riunito in un unico coro a difesa della Badia, complesso monumentale facente parte del patrimonio culturale e paesaggistico paolano da oltre un millennio, oggi messo a repentaglio dalle scelte operate dal governo nazionale con l’ultima Legge Finanziaria approvata in parlamento.

L’iniziativa del dottore Perrotta, filantropo e studioso dedito alla conservazione e valorizzazione delle opere più caratteristiche della costa tirrenica cosentina, è già dilagata sui social network, raccogliendo svariate adesioni, a partire dal Rotary Paola – Medio Tirreno Cosentino (di cui il camice bianco è socio), ma anche Auser, Uniauser, Escursionisti paolani, Nuove armonie, Pro Loco, il locale Atmosfera versatile, la Federazione italiana servizi ristorativi e alberghieri, Le forre del Tirreno, Antico borgo di Badia e Gli amici del cuore.

«Il tesoro storico, culturale, archeologico di Badia, identitario per il territorio paolano – ha spiegato Pino Perrotta a mezzo stampa – resta un bene pubblico da valorizzare e diventi anche un volano turistico ed economico».

Ovviamente la politica non è rimasta indifferente alla mobilitazione, con Progetto Democratico e Rete dei Beni Comuni scesi direttamente in campo per biasimare quanto fatto sinora dalle istituzioni e dagli enti locali che, per quanto concerne il comune ammnistrato da Roberto Perrotta, ha comunque avviato contatti con la Soprintendenza e l’Agenzia del Demanio per dirimere la questione.

Per gli esponenti della minoranza consiliare che candidavano il commercialista Pino Falbo, «tale scellerato progetto di alienazione, deve essere fermato, costi quel che costi. Paola non può perdere anche Badia. Le Istituzioni a ogni livello devono darci una mano, concretamente».

Più specifica la nota diffusa sui giornali dai colleghi dell’opposizione afferente a Rbc, che rappresentati dalla consigliere comunale Giuliana Cassano, hanno spiegato che «Il complesso monumentale di Badia, dichiarato bene culturale di interesse storico e artistico dalla Soprintendenza di Cosenza ai sensi dell’art. 10 comma 1 del D.Lgs. 42/2004 e s.m.i. mediante D.M. n. 141 del 25.07.2013, è inalienabile. Tale principio è sancito dagli articoli 53 e 54 del Codice dei beni culturali e del paesaggio che espressamente regolamentano i beni del demanio culturale. A conferma di ciò, lunedì inoltreremo specifica richiesta alla Soprintendenza a firma del Consigliere Comunale Giuliana Cassano. Pertanto le chiacchiere stanno a zero. Beni rientranti in tale tipologia, come il complesso monumentale di Badia, possono essere oggetto di trasferimento solo tra lo Stato, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali, con evidente esclusione di soggetti privati. In ogni caso, per mero scrupolo, qualora il Demanio intendesse procedere comunque con la vendita attraverso una “diversa interpretazione” del disposto normativo o perché non ritiene Badia di tale pregio archeologico e storico, l’articolo successivo della medesima legge prevede un procedimento “complesso” per l’alienazione, soggetto a parere della Soprintendenza e ad autorizzazione del Ministero. Parere e autorizzazione che difficilmente il Demanio riuscirà ad ottenere, vista la solida presa di posizione di numerose associazioni e cittadini. Nei giorni scorsi, infatti, a seguito dell’ultimo sopralluogo tenutosi a Badia alla presenza del responsabile provinciale del Demanio, del Sindaco di Paola, di un responsabile della forestale e del presidente della locale associazione Auser (che tutela e cura da diversi anni il bene) per la riconsegna ufficiale della struttura, al fine di sensibilizzare le istituzioni sovracomunali, abbiamo chiesto sostegno alla Sen. Margherita Corrado, archeologa, componente della VII commissione per i beni culturali, la quale da subito si è adoperata offrendoci il suo aiuto e intervenendo con solerzia presso Comune, Demanio, Soprintendenza e Ministero. La Badia è tra i beni di maggiore valore per il nostro territorio, rinunciarvi significa negare una parte di noi stessi. Ha origini che risalgono all’epoca della prima crociata ed è il monumento più fortemente identitario del nostro territorio, infatti è qui che si gettarono le basi per la nascita di quella che sarà poi l’Universitas Paulae. Badia non può essere utilizzata per far fronte a problemi di cassa e di bilancio dello Stato, bisogna pur tenere conto del rapporto tra ciò che si può ricavare da un bene e quanto questo bene significhi per il territorio. Quante attività sono state realizzate all’interno di questa nostra millenaria struttura e quante ancora se ne potranno organizzare? In questo caso specifico la partita doppia è a tutto sfavore della popolazione con un saldo assolutamente negativo in caso di vendita. Come soluzione immediata, occorre depennare Badia dall’elenco dei beni alienabili, tenuto anche conto delle ingenti somme che la Regione e il Comune hanno profuso per il suo recupero. Bisogna ricordare che questa struttura, fino a quando è stata nell’esclusiva disponibilità del Cfs, veniva utilizzata come magazzino e stalla, l’uno diruto e l’altra cadente. Pertanto, in considerazione delle somme investite per i lavori di restauro, lo Stato potrebbe trasferire la proprietà del bene a chi lo ha ampiamente più che pagato, ovvero ai cittadini paolani e non ad un unico fortunato compratore privato».

Ora non resta che attendere gli sviluppi e le eventuali iniziative pubbliche che verranno organizzate.

Paola – «Salviamo Badia», l’iniziativa di Perrotta coinvolge la Città ultima modifica: 2019-02-10T09:37:38+00:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista Pubblicista dall'agosto del 2013, mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.