Il fiore delle mille e una lente (di Francesco Frangella)

Nel 2011 l’hanno chiamata “Primavera Araba”, lasciando intendere che nelle regioni del Medio Oriente, del vicino Oriente e del Nord Africa, stava verificandosi un fenomeno che per noi – abituati ad un concetto di “primavera” vicario del significato “rinascita” – doveva senz’altro essere una cosa positiva. Forse coloro che osservano il mondo su un monitor che proietta immagini molto più reali di quelle concesseci da “google earth”, al sicuro nelle stanze blindate dei loro uffici, si sono ispirati alla chiazza rossa lasciata a terra da un corpo umano crivellato di colpi; forse all’ennesimo ingrandimento chiesto al mouse, ai loro occhi quel corpo che s’accascia e si circonda di rosso dev’essere sembrato un fiore che sboccia. Forse, coloro i quali detengono le informazioni e deliberano le comunicazioni, hanno pensato che chiamare “Primavera” un movimento che, comunque la si rigiri nelle opposte fazioni, ha generato cadaveri facendo fiorire prati di fosse comuni, fosse la cosa giusta per renderla comprensibile a noialtri. Forse è un errore, ma si da il caso che da quando la “Primavera” è esplosa nelle capitali rivoluzionate, nulla è mutato in meglio. Neanche, a voler fare gli utilitaristi, per noialtri: la benzina è anzi aumentata.

L’ingrandimento di una lente satellitare, senza voler essere fantascientifici, è tale da rendere evidente anche uno spillo conficcato in una mela su un albero. Tuttavia, non è in grado di percepire l’istantaneità del momento presente. Considerando che, viaggiando alla velocità della luce, i raggi del sole impiegano otto minuti per arrivare sul nostro pianeta, è facile immaginare che, tra l’immagine ripresa dal satellite e l’istante preciso del fenomeno osservato, intercorra un lasso di tempo che non può essere tollerato da chi governa il mondo. La performance dev’essere immediata.

Qual è allora il mezzo più istantaneo che l’umanità è riuscita ad elaborare nei suoi secoli di innovazione tecnologica sul pianeta? Facile, “internet”.

“Facebook” e ancor più “Twitter”, sono piattaforme che ormai detengono la quasi totalità del potere necessario a trattenere il flusso del tempo. Potere che, un tempo, era esclusivo appannaggio di Dio.

“Facebook” e ancor più “Twitter”, sono state le vere corazzate che nella “Primavera Araba” hanno spodestato i sistemi oligarchici e dispotici che governavano le Regioni del Medio Oriente, del vicino Oriente e del Nord Africa. Hanno “spodestato”, non “abbattuto”. Una Rivoluzione “abbatte”, non “spodesta”.

Ora, coloro i quali sono poi intervenuti a “mettere un freno alle violenze” con missili al fosforo e granate antiguerriglia, hanno voluto intendere e lasciato intendere che “Primaverile” fosse l’aggettivo giusto per identificare un movimento che partiva dal basso, dal popolo, addirittura da una stanzetta provvista di telefono cellulare satellitare. Lo hanno fatto, forse, per una questione di comodo: per crepare di Maggio ci vuole tanto, troppo, coraggio. E in nome di quel “coraggio” popolare, ognuno si è sentito autorizzato a maturare un sentimento d’attesa nei confronti di quella che, nell’istante presente e sul terreno di scontro, è stata una vera e propria mattanza. La guerra è una tragedia, è sangue e parti anatomiche che schizzano sui muri, è lacrime e asfissia. Non è “Primavera”.

Come si possa maturare un senso di attesa nella guerra, è un sofisma degno della cultura capitalista, un assioma che si basa sull’interpretazione data al concetto di “democrazia”.

“Facebook” e ancor più “Twitter” sono diventati “internet”, il luogo più “democratico” concessoci dalla cultura dominante. Il luogo dove il senso d’attesa diviene perpetuo e dove le culture dominate devono imparare a convivere in nome della netiquette. Ma i popoli dominati celano sempre frange di sovversivi che, in base al sistema di Governo, elaborano una strategia di lotta.

Da internet è partita la “Primavera” e da internet è arrivato il trailer di un’idiozia filmica elaborata da un demente che, in maniera rozza e priva d’ogni rispetto, ha generato una serie di reazioni che hanno condotto all’assassinio dell’ambasciatore americano in Libia. Ogni monitor accessibile ad utenti musulmani è divenuto la finestra di un’offesa lanciata nei loro confronti, la lente puntata dei sovversivi che hanno rivolto il satellite. Chris Stevens è divenuto l’ennesimo fiore su quel prato dalle mille e una lente.

E a Novembre gli americani sceglieranno il Presidente degli Stati Uniti.

 

A seguire: il trailer della porcheria che ha scatenato i disordini in Libia.

 

About Francesco Frangella

Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.

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