Le elezioni in Sicilia

di Claudio Metallo

La Sicilia è una terra meravigliosa, martoriata dalla mafia e dalla cattiva gestione della cosa pubblica, ma è anche la terra che ha dato i natali a personaggi straordinari della cultura italiana, ad esempio Luigi Pirandello e Leonardo Sciascia. Quest’ultimo si sarebbe probabilmente dilettato a raccontarci le evoluzioni incredibili (nel senso di poco credibili) a cui abbiamo assistito durante la campagna elettorale per le elezioni siciliane. Considerate un test nazionale fondamentale, i media hanno dato molto spazio all’appuntamento.

MOVIMENTO 5 STELLE.
Sui giornali, nei telegiornali e talk show televisivi si celebra la vittoria del Movimento 5 Stelle, lasciando totalmente in secondo piano il dato più eclatante della tornata di votazioni sicule: l’astensionismo. Il 53% degli aventi diritto non è andato alle urne. Considerando che nelle varie liste presentate si contavano qualche migliaio di candidati, possiamo dire con una certa sicurezza che, a parte qualche mosca bianca, sono andati a votare solo i parenti degli aspiranti deputati regionali. Questo dato è inconfutabile e quindi non riesco a capire come tutti i commentatori possano dire che ci sia stato un exploit del movimento di Grillo.
Alcuni sondaggi lo davano al 25%. I grillini dovevano vincere queste elezioni, erano partiti per questo, ci contavano. Hanno portata avanti una campagna elettorale da anni ’50, con i comizi per strada e nelle piazze, senza WI-FI o altre modalità di connessione, con buona pace dei grandi esperti di comunicazione. L’inizio della campagna elettorale è stato ridicolo, ma efficace. Efficace nel senso che tutti i giornali per vendere qualche copia in più hanno dato ampio spazio alla nuotata di Grillo nello Stretto di Messina, con conseguenti commenti pro e contro. Nonostante i divieti di Grillo ad apparire in tv, il suo movimento vive e prospera grazie all’enorme copertura mediatica che viene data ad ogni sua iniziativa. Valeva per Berlusconi, vale per Grillo. Comunque, la traversata a nuoto ricordava tristemente la battaglia del grano o altre buffonate che Mussolini organizzava per dare in pasto a milioni di creduloni un po’ di spettacolo.
Detto questo, i conti son presto fatti: il M5S ha preso sì il 15%, ma su una percentuale di votanti bassissima, forse su un milione e mezzo, comunque meno della metà del corpo elettorale.

PD.
In Sicilia le elezioni le ha vinte il PD alleato con l’UDC, con un candidato dichiaratamente omosessuale. Ecco un’altra notizia degna di analisi: nel Sud Italia, dipinto sempre come un inguaribile crogiulo di conservatori, ci sono due governatori di Regione omosessuali, Rosario Crocetta e Nichi Vendola. Nello sviluppato Nord, oltre al dimesso Formigoni espressione di una cultura cattolica scellerata, razzista, arraffona e xenofoba, il Veneto ed il Piemonte sono governati da due leghisti anch’essi razzisti, sessisti, xenofobi, omofobi dichiarati. I media hanno solo vagamente accennato al fatto che Rosario Crocetta fosse omosessuale: se la stessa cosa fosse successa in Germania o in Inghilterra, molte persone che si professano di sinistra avrebbero subito cominciato a lodare il progresso culturale di quei paesi. Mi sarebbe piaciuto sentirne parlare, non certo da Grillo che ha più volte insultato proprio Vendola per essere gay. D’altronde si sa che noi italiani siamo degli inguaribili esterofili, così come quando vediamo gli scontri in Grecia e subito arriva qualcuno a rimproverare che in Italia non si muove niente e che non c’è conflitto. Poi, alle prime vetrine scassate nei cortei nostrani, si grida ai Black Bloc, si condanna la violenza e bla bla bla bla.
Crocetta è stato appoggiato da tre liste, tra cui la sua lista diretta che ha inevitabilmente tolto voti al PD, aiutando il M5S a diventare il primo partito. Le suddette tre liste non hanno consentito al nuovo presidente della Regione di avere la maggioranza assoluta e quindi il neogovernatore dovrà trovare voti ed alleanze in aula di volta in volta, sui singoli provvedimenti. Questo renderà tortuoso e complicato il suo cammino riformatore (o rivoluzionario, come lo ha definito lui stesso) che si dovrà mettere in moto. Staremo a vedere se su questioni come la riduzione dei deputati regionali o in generale sui costi della macchina amministrativa siciliana, il M5S rimarrà sulle barricate o si sporcherà le mani per votare a favore. O anche su provvedimenti migliorabili, ma che intanto possono aprire la strada ad una stagione nuova, di cui la Sicilia ha davvero bisogno.
In molti pensano che non ci sarà nessun nuovo corso. Mancando i voti necessari per governare serenamente, Crocetta farà un accordo con Micciché e Lombardo, che hanno eletto un buon numero di deputati. Se sarà così, in Sicilia, cambierà solo il nome del presidente regionale, ma la coalizione che appoggiava Raffaele Lombardo rimane la stessa. Questa prospettiva non è incoraggiante per i siciliani e potrebbe essere uno dei motivi dell’astensione così alta. Si cambia tutto per non cambiare niente; non è un caso che Il Gattopardo sia ambientato in Sicilia.
Comunque la vittoria di Crocetta ha dato il via ad una serie di speculazioni politiche da cialtroni, ad esempio il continuo martellare di Casini&company rispetto al fatto che i progressisti ed i moderati devono allearsi, perché insieme vincono. E lasciano a casa il 53% degli elettori. Bella vittoria, bravi.

GLI SCONFITTI.
Il PDL ed il centro destra hanno subito una pesante sconfitta e molta gente che è rimasta a casa probabilmente viene da quello schieramento politico. Nonostante tutto, sono comunque riusciti a garantirsi la presenza nell’ARS.
Non così SEL, i cui dirigenti dovrebbero farsi un esame di coscienza e poi sparire nell’oblio, a partire da Claudio Fava, persona rispettabilissima, ma che non è riuscita a catalizzare neanche un voto degli astenuti. La sua campagna elettorale non è mai partita: non ha potuto candidarsi perché ha preso in ritardo la residenza. E’ chiaro che la colpa è del suo staff, ma dopo una stupidaggine del genere proprio il suo staff doveva dimettersi in massa. Eroicamente Giovanna Marano ha deciso di candidarsi al posto dell’apolide Fava, ma è apparso chiaro fin da subito che avrebbe dovuto condurre la campagna elettorale da sola. L’impressione è stata questa: saltata la candidatura di Claudio Fava è saltato il banco. Da fuori è sembrata quasi una presa in giro, che ha deluso molta gente. Dati i risultati, meglio che Fava e molti dirigenti di SEL e Rifondazione si ritirino a vita privata, magari illuminandoci sui grandi problemi del mondo con un articolo di giornale o un libro ed evitando invece queste pessime figure, che contribuiscono a distruggere quel poco di sinistra che si cerca di rimetter su in questo paese.

VITTORIA SULLE MACERIE.
Il titolo di apertura de L’Unità il giorno dopo le elezioni forse ci riporta un quadro veritiero:”Vince Crocetta sulle macerie.” Le macerie di una regione che è allo sbando dal punto di vista economico, ma anche politico. Riuscirà l’ex sindaco antimafia di Gela a ridare dignità all’istituzione? Ci sono tanti campi in cui fare peggio delle precedenti amministrazioni è quasi impossibile. Ci sono vecchi e nuovi problemi a cui mettere mano. La mafia non si sconfigge solo dallo scranno di Presidente regionale, ma in quel ruolo si possono fare molte cose, non ultima dire chiaro e forte che il sistema radar statunitensi, il cosiddetto MUOS, non può trovare spazio sul terreno siciliano. Non è una boutade o un’esagerazione. Un altro grande siciliano si è speso contro la guerra e perché la Sicilia tornasse ad essere una regione a piena sovranità: si chiamava Pio La Torre e ritornò da Roma nella sua terra, anche per condurre una battaglia contro gli insediamenti militari statunitensi. La Torre era un dirigente di punta del Partito Comunista Italiano; Crocetta è uno degli eredi di quella tradizione politica. Speriamo possa trarre ispirazione da uomini come La Torre e non da quelli come Micciché e Lombardo.

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One comment

  1. le prossime elezioni nazionali se va bene ,rispecchieranno lo stesso risultato siciliano.La sinistra è usuale castrarsi da sola

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