«L’ultimo ma non il solo»

Ci sono discorsi che impressionano per i contenuti, altri per il colore delle espressioni adoperate dagli oratori, altri ancora per le invettive pronunciate. Ci sono ragionamenti che vengono aperti e lasciati lì mentre altri risultano esclusivamente chiusi. E poi ci sono le lezioni, discorsi che racchiudono in una sola esecuzione un insegnamento prezioso, un lascito che servirà agli uditori. In poche parole, ci sono appuntamenti come quello che si è svolto ieri mattina presso il Dopolavoro Ferroviario di Paola.

Organizzato dalla sinistra extraconsiliare cittadina, vertente l’esperienza di Stanislao Focarelli, l’incontro di ieri ha consentito di conoscere l’ultimo ad essere sceso dalla torre di una lotta che, insieme ai suoi colleghi, ha combattuto per dare un senso alla parola “lavoro”.

L’ultimo” ma non “il solo”, perché Focarelli ha dimostrato che,  durante la sua battaglia, tantissimi sono stati gli attestati di vicinanza giunti da ogni parte e senza un particolare colore, mettendo in luce la necessità di un popolo che – aldilà del credo d’appartenenza – è unico nella dimensione umana, sia essa solidale o meramente legiferata. Una dimensione che, Bibbia alla mano, è propria di una classe, la classe dei lavoratori. Uomini che – da precetto divino – hanno sempre saputo quanto è scritto nella Genesi, immaginando che per vivere in grazia di Dio bastasse “lavorare la terra donde si è stati tratti”, persone che attualmente, senza scomodare Primo Levi (sempre presente in questo tipo di considerazioni), vivono per un “si” o per un “no”. Cittadini che non possono più riconoscere Dio perché altri cittadini, mascherati dietro facciate di istituzioni, corporazioni, partiti, sindacati e società, impediscono loro di compiere l’opera necessaria per anelare al Paradiso.

Dannati per un’accusa d’innocenza, il reato impossibile del profitto a spese di altri uomini, i lavoratori italiani marciano nei gironi del precariato, dei licenziamenti facili, dei contratti a progetto e del nero garantito. Tutte spirali che, senza la possibilità di immaginarne il verso, culminano nel baratro della sfiducia, della sofferenza e della solitudine.

Focarelli con la sua presenza, ha dimostrato che la luce in fondo al tunnel non è una chimera, che è possibile credere nell’esistenza di un futuro diverso, migliore, dove i lavoratori possono arrivare a vincere un premio che è stato esclusivo appannaggio di cavalieri ed alti prelati, quell’Ambrogino d’Oro che Stanislao avrà in mano il prossimo 8 Dicembre e che racchiude in sé il senso di una vittoria che nessuno stipendio potrà mai comprare: la dignità ed il riconoscimento della propria esistenza.

Centoquaranta giorni sono bastati a riscattare i trecentosessantacinque perpetuamente ripetuti negli anni di un’esistenza non riconosciuta. Il vero premio è questo, la vera luce è tutta qui. Perché centoquaranta giorni hanno ispirato due bambini a donare i propri salvadanai  per garantire un alito di vita in più ad un corpo steso a terra da un infarto di diritti, il corpo dei lavoratori. E questi due bambini, a cui la mamma ha raccontato storie e non favole, saranno un giorno due uomini che hanno visto la luce e sapranno qual è il verso con il quale interpretare la spirale nella quale, chi non ha colto il senso dell’insegnamento di Focarelli, rischia di veder naufragare amaramente la propria esistenza.

Senza Pisapia, e la ventata di umanità che si è abbattuta su Milano, probabilmente l’Ambrogino sarebbe stato un sogno, senza Focarelli, e la possibilità di toccarne con mano l’esperienza, probabilmente Paola avrebbe continuato a parlare soltanto di dissesto, sacrifici insensati, investimenti futuri e speranze europee, dimenticando il sanguinoso resto.

About Francesco Frangella

Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.

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One comment

  1. molto bello che a Paola si possa tornare a parlare di cose sensate e diverse , non più dissesti – sacrifici dei cittadini -etcc.etcc.., ha i ragione Francesco, molto bello che si torni a a parlare di cittadini senza lavoro, di cittadini che combattono per mantenere il loro posto di lavoro che gli dia la possibilità di vivere dignitosamente una vita sempre più difficile ed irta di ostacoli. Bellisismo che dopo più di 50 anni un altro paolano, dopo Gino Logatto , venga insignito dell’ Ambroginno D’ Oro , per aver lottato per se e per gli altri per una vita più dignitosa da uominin liberi………

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