Il Comune di Paola sta preparandosi al riassetto. Dopo le turbolenze che hanno condotto la Città  nelle secche del dissesto, il Sindaco  Ferrari e la sua maggioranza opereranno il movimento che ritengono poter essere risolutivo per la manovra da compiere per tornare sulla giusta rotta.

Con l’approvazione del “regolamento per il controllo di gestione della spesa” che avverrà il prossimo 10 Gennaio, gli amministratori (non più tanto “nuovi”) della Città si propongono di aggiungere l’ennesimo movimento di timone utile alla riuscita della manovra necessaria a rimettere Paola in condizione di puntare agli obiettivi “crescita” e “sviluppo”.

A questo punto una metallica e nerissima croce dovrebbe cadere sul mucchietto di cenere in cui, questa nuova amministrazione, ha ridotto la passata amministrazione nell’immaginario del proprio elettorato.

E già, proprio un “mucchietto di cenere”!

Se la dichiarazione di dissesto aveva acceso il fuoco, attendendo ovviamente il pronunciamento del TAR in merito al ricorso presentato, se la pedissequa rimozione delle tracce “cementizie” aveva bruciato la struttura politica di un piano che governato la Città negli ultimi anni; con l’approvazione del “regolamento per il controllo di gestione della spesa”si è proprio lanciata la più rovente delle accuse contro il recente passato.

Puntare a scrivere regole chiare e trasparenti per dirigenti e funzionari significa che sino ad oggi l’anarchia ha governato tutte le cose cinte nei confini della Città che si definisce “del Santo”. Di quel Santo che su ordine e regole ha basato la Sua Fede, quell’Umile Immenso passato alla Storia come Francesco da Paola.

Doversi dotare di un dispositivo per “controllare” e “gestire” la spesa, significa che sino ad oggi si è navigato a vista, ostentando un controllo che era solo nella fascia tricolore esibita a mo’ di cornice in ogni quadro “pubblico”.

A questo punto una prima domanda si impone e riguarda il silenzio di coloro i quali componevano la passata amministrazione. Perché continuano a tacere?

Fino a che queste visioni venivano prospettate ad un elettorato compiacente, si poteva ancora pensare ad una propaganda utile alla condivisione di parte per essere eletti. Ora, invece, questi messaggi a doppio taglio vengono somministrati direttamente a tutta la cittadinanza la quale, silenziosamente, li avalla.

Una cittadinanza, a questo punto, da ritenere “traumatizzata”, ovattata nella torbida schiuma di una crisi – prima di tutto – d’identità. Che poi è la stessa sindrome che, a livello nazionale,  ci ha costretti ad accettare Monti senza emettere un fiato.

Cosa accomuna le due situazioni? Un Governo precedente che non ha svolto la sua missione nei confronti del Popolo e della Nazione.

Quando si viene gettati nell’agone pubblico, ogni silenzio viene interpretato come un assenso, un’accettazione della colpa che, anche in coloro che hanno la fede più cieca nel contendente ferito, scuote l’orientamento, facendo vacillare ogni convinzione. Lo sa bene Berlusconi che – a furia di comparsate, smentite e fuoriuscite mediatiche – sta riguadagnando qualche punto percentuale nel misuratore del proprio gradimento.

Lo spettacolo del Cavaliere che mette la faccia a difesa di se stesso e delle persone che lo hanno perpetuamente issato a salvatore della Patria, sta piacendo e ad ogni replica guadagna un sempre crescente pubblico di “curiosi”. Strategia condivisibile o meno, sarà di grande aiuto per mascherare l’ormai prossimo “tonfo”.

Ognuno fa quel che può con quello che ha.

E Berlusconi qualcosa in mano, per sedere al prossimo tavolo elettorale, deve per forza averlo.

E del tonfo nostrano invece, cosa si può dire? Già avvenuta in sede di consultazioni elettorali, la caduta del precedente primo cittadino, inizialmente mascherata come un “abile gioco politico” per portare in Consiglio più persone della propria parte, allo stato attuale appare come la bocciatura di una Città nei confronti di un ordine politico messo da parte come i panettoni sul lungomare.

Con l’attuale amministrazione ogni reparto è stato posto al suo livello minimo: minima tolleranza nel promulgare le tasse, minima soglia di investimenti, minimo stipendio per amministratori e Sindaco, minimo margine di manovra per dirigenti e funzionari.

Tutto ciò regolato e gestito da un ordine che sui “minimi” basa la sua natura, costituita dal raggiungimento del massimo risultato. Allo stato attuale “il massimo risultato” raggiunto consiste nel far passare la precedente amministrazione come un’orda governata da una banda di improvvisati dediti all’autolesionismo di gruppo (e nel gruppo – ahimè – ci stanno principalmente i cittadini), perché a Paola gli effetti di ogni proclama espresso in campagna elettorale ancora stentano a vedersi.

Eppure questo “massimo risultato” sta consolidandosi nella mente dei paolani perché ottenuto con il minimo sforzo grazie al silenzio della perenne controparte.

La seconda domanda che sorge spontanea è: ma nel passato, ogni reparto è stato proposto al suo livello massimo? Cioè, fino a Maggio 2012, i paolani hanno vissuto il massimo delle possibilità amministrative del Comune?

Indipendentemente dalla valenza della risposta, se la domanda appare sensata e se ne condivide l’ironia, allora è necessario chiedersi a fondo qual è l’ordine al quale votarsi per capire la politica locale, un’attività che da un lato strombazza mentre dell’altro tace.

L’ordine dei minimi ultima modifica: 2013-01-08T12:45:30+02:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.