Nemesi: Ovviamente hai messo il tuo nome e cognome dopo il titolo del “pezzo”.

Francesco Frangella: Ovviamente

N: Ma quanto sei egocentrico?!

FF: Non si tratta di egocentrismo, è una questione di responsabilità. Penso che quando si parla da una pubblica vetrina sia bene essere riconoscibili, avere un volto ed una voce, altrimenti si entra in un contesto dove l’informazione o il tentativo di comunicazione vengono confusi e interpretati come atti di sabotaggio o tentativi eroismo mascherato. Il nome ed il cognome sono quegli attributi minimi che si rendono necessari all’interno di un contesto civilmente regolato da leggi. Il soprannome, il nickname e l’avatar vanno bene in un contesto concettuale come può essere internet, ma io sono il caporedattore di una testata che si sforza di essere presente anche aldilà del monitor del computer (del tablet e di tutta la compagnia tecnologica annessa). La mancanza di una firma – invece – è una mancanza di rispetto verso coloro ai quali ci si riferisce. Per questo firmo e non mi nascondo dietro una sigla, per questo firmo e non ometto il mio nome.

N: Caporedattò, si na palla!

FF : Cominci a metterti sulla difensiva perché sai cosa penso riguardo alla tua decisione di celarti dietro questo nickname?

N: Se stai per pronunciare una delle tue solite filippiche giuro che questa è l’ultima volta che parliamo! Credo che tu conosca bene i motivi “culturali” per i quali non intendo espormi pubblicamente. La satira non è né cronaca, né approfondimento, né reportage – o meglio – la satira è tutte queste cose insieme, per questo non può avere una faccia. Tu vai a fare cose per le quali avere un volto è fondamentale, se io facessi come te molti contesti mi sarebbero preclusi. Hai mai visto quel film di Manfredi: “Nell’Anno del Signore”?

FF: Si, con quella sua riflessione sul Cuore del popolo. Forse capisco il tuo punto di vista, ma capire non significa condividere, anzi mi sento sotto ricatto ad accettare questa tua presa di posizione. Sappi comunque che secondo me avere un nome potrebbe significare anche avere dei meriti e dei riconoscimenti.

N: Meriti e riconoscimenti sono buoni per il vento, o per il vanto. Il ricatto, invece, potresti essere tu a commetterlo costringendomi a continuare a parlare di un’ovvietà, perché la satira – ribadisco – è un’interpretazione arbitraria della realtà che può essere condivisa o meno, quindi è un ente concettuale al quale non serve un volto. Si ride per ridere e ci si offende se la presa in giro è fuori luogo. Mica devo dare “notizie”.

FF: A proposito di luogo, vogliamo parlare delle vignette che – germinando dalla tua zona – hai pubblicato nella rubrica U’ Bastune che gestisci sul Marsili?

N: Intendi quella sezione del sito dove, al momento, c’è l’area riservata alle politiche 2013 dove l’invito è quello di andare a VOmiTARE?

vignetta_vai_a_votare

FF: Si, proprio partendo da quell’immagine, vuoi dirmi: “Perché”?

N: Perché il risultato è qui, oggi, sotto agli occhi di tutti. L’Italia ha VOmiTATO e, come ben sai, il VOmiTO è costituito da tutte quelle componenti non digerite che ci sono rimaste sullo stomaco, compresi i succhi gastrici! Puoi dirmi chi governerà?

FF: Allo stato attuale non saprei, forse Bersani.

N: Bersani?! Quello che con i suoi sodali “smacchiava il giaguaro”?

FF: Eh, si. Ma quello che ci ha trovato sotto mi sembra proprio quello che tu hai rappresentato nella vignetta che hai dedicato al suo Partito.

vignetta_pd

N: Il Cinghiale che viene fuori altro non è che il popolo italiano, quello degnamente espresso nella Poesia di Pier Paolo Pasolini “Alla mia Nazione”. Se poi aggiungi che gli esponenti del PD sembrano (quasi) tutti dei baciapile che non disdegnerebbero neanche d’inginocchiarsi dinnanzi ai Cardinali O’Brien e Mahony, allora il gioco è fatto. Per domare il cinghiale ci vuole un cacciatore epico come Ercole, non un chierichetto che ha nel suo Pantheon gli Dei del Pallone! Prendi uno come Enrico Letta, lo metteresti a fare il condottiero?

 FF: Ha una bella voce, magari potrebbe urlare pacatamente suscitando il “minimo” sdegno necessario al cambiamento.

N: L’unico “minimo” che il PD sta imparando a capire è il consenso popolare necessario alla sua azione politica.

FF: A proposito di “minimo”, emblematica è quell’immagine del 4% inteso come ostacolo riservata ai “Cavalli di Ingroia”.

vignetta_rivoluzione_civile

N: Vorrai dire i “cavilli di Ingroia”. Per loro provo un modesto dispiacere perché li ho visti impegnati duramente in un tempo piuttosto ristretto. Tuttavia la base cavillosa degli accordi che tenevano insieme la squadra è stata deleteria ed ha rallentato – molto – il processo rivoluzionario tentato. Fin tanto che i non ci sarà una rettifica dei terminali con i quali una determinata ideologia politica viene proposta agli elettori, difficilmente avverrà il superamento del “minimo” sbarramento a cui queste forze politiche sono soggette.

 FF: Eppure alle amministrative della Città Paola le stesse forze hanno sfiorato un clamoroso successo.

N: “Sfiorano” ormai da troppi anni, dovevano aspettarsi che – prima o poi – sarebbe fiorito o affiorato qualcun’altro a colmare quel vuoto concettuale riferito al termine “onestà”.

FF: Il riferimento è al movimento che tu hai definito 5 Semi?

vignetta_elezioni_calabria_2013_g

N: Grillo ha seminato, inserendo nel solco persone dal passato ineccepibile e dal presente immacolato. Potrebbe darsi che questa semenza si confermi tale anche nella prossima, futura, fioritura. Se avvenisse il contrario sarebbe una catastrofe.

FF: Considerando il loro successo ritieni plausibile la possibilità di vederli collaborare con un’altra delle forze che si sono imposte a queste elezioni?

N: Mah, sarebbe bello immaginarli dialogare con uno come Scilipoti, Senatore promosso da una Regione in cui tutti vorrebbero candidarsi a fare i “camerieri” di un super eroe come Scopelliti.

vignetta_elezioni_calabria_2013

Senza dimenticare le promesse elettorali (delle quali Giuliano Ferrara ha detto non devono essere necessariamente mantenute) del Leader carismatico. Eventualità difficile ma non impossibile da immaginare, perché ho imparato a non stupirmi più di nulla (non dimentichiamo l’apertura di Grillo a Casa Pound). vignetta_berlusconi

Con Monti il discorso non si pone, anche se il ridimensionamento dell’UDC potrebbe renderlo “digeribile”, resta troppo vivo il suo legame con il partito che tra i vari annoverava il Cuffaro contro cui spesso si è levata la voce del vignetta_monti_udccomico genovese. 

Con Vendola? Forse. Ma non dimentichiamo che il capolista alla Camera di Sel in Calabria, Ferdinando Aiello, è uno di quelli che hanno vinto il Concorsone e difficilmente immagino i grillini rivolgersi a lui senza rinfacciargli il suo passato.

FF: E i socialisti?

N: Quelli ormai sono legati soltanto all’ambito locale, Incarnato pensa ai soldi che ha mandato 5 anni fa ai sindaci calabresi mentre l’ex sindaco Perrotta è talmente concentrato sulla sua attualità vignetta_perrottada confondere le elezioni nazionali con un evento che di comunale aveva ben poco (dal minuto 1:40 al momento 1:50 del servizio che tu stesso hai pubblicato sul sito). Anche per loro, come ho già detto prima per il movimento di Ingroia, provo un modesto dispiacere.

FF: E tu, hai perso o hai vinto?

N: La mia sconfitta ha il suo fulcro in un tempo molto lontano, anche se è bello chiedere una rivincita emergendo da un fondo dove, inquieto, resta attivo il Marsili.

 FF: Chiudiamola qui altrimenti arrossisco.

Elezioni politiche e Satira – Nemesi intervista[ta] ultima modifica: 2013-02-26T13:14:27+01:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.