Non ho votato per il Partito Democratico alle ultime elezioni. Ho votato per Sinistra Ecologia e Libertà, perché speravo che finalmente la sinistra in questo paese (al netto dei Fioroni, dei Letta e delle Finocchiaro) avesse finalmente trovato la quadratura del cerchio. La ridiscussione dei patti europei indispensabile alle politiche economiche che voleva portare avanti Bersani, la cittadinanza alle persone nate in Italia da genitori stranieri, l’eliminazione della Fini-Giovanardi mi sembravano delle buone idee. Addirittura si era parlato di reddito minimo garantito. Non ho mai creduto al fatto che mettendo una croce su un pezzo di carta si potessero cambiare radicalmente le cose. In alcuni casi, da militante della sinistra extraparlamentare, l’ho fatto perché mi sembrava un aiuto ad alcune battaglie che mi stavano a cuore e che seguivo fuori dai palazzi (eh, già…perché la politica si può fare per strada o negli spazi sociali). Ho sempre pensato che la conquista dei diritti passasse per la lotta di classe, dove per classe sociale s’intende: “…appartenere, volenti o nolenti, ad una comunità di destino, e subire tutte le conseguenze di tale appartenenza. Significa (…) avere maggiori o minori possibilità di fruire di una quantità di risorse, di beni materiali e immateriali, sufficienti a rendere la vita  più gradevole e magari più lunga; (…) rientra nella definizione anche la possibilità per chi vi appartiene di poter influire sul destino stesso, di poterlo in qualche misura cambiare.” (La lotta di classe dopo la lotta di classe di Luciano Gallino intervista a cura di Paola Borgna, Laterza). Sperare che solo attraverso un voto in parlamento o la famosa croce sulla scheda, si possa cambiare tutto può essere considerata una roba da illusi, però ogni strada dev’essere battuta, mettendo da parte la purezza o l’egoismo camuffato ad arte. Ernesto Che Guevara diceva che bisogna essere capaci di sentire le ingiustizie commesse sulla pelle degli altri come se fosse la nostra. A tale proposito, se il centro-sinistra avesse modificato la Bossi-Fini, che di fatto ha reintrodotto la schiavitù nel nostro paese, io ne sarei stato contento più che nel vedere Rodotà presidente o D’Alema che chiede l’elemosina per strada. Se avessero cambiato la legge sulle droghe (Fini-Giovanardi) sarei stato felicissimo, sia perché è una maniera per contrastare le mafie – una delle poche strade serie – e sia perché è una maniera intelligente per lenire il problema drammatico delle carceri. E, che rimanga tra noi, è assurdo che un ragazzino rischi di più con 5 grammi di fumo che per uno stupro.

Ho fatto questa lunga premessa perché amo la complessità e per rendere più chiaro che, pur essendo chiaro che una parte del PD (gli ex-popolari) non vedeva l’ora di fare l’accordo con Berlusconi, ci ritroviamo con l’unico partito italiano veramente strutturato che è esploso a causa di rancori personali, particolarismi e stupidità dei suoi dirigenti. Il risultato è che alle prossime elezioni dovrebbe rivincere Berlusconi, e credo che questa volta non farà prigionieri. Sono rimasto allibito dall’esultanza di molte persone contentissime che i democratici si fossero suicidati. Che dire: “Tutti a casa, tranne Silvio!” sarà il prossimo slogan elettorale.
La situazione è molto fluida e non sappiamo di preciso cosa accadrà nei prossimi mesi o nel prossimo anno. Se la destra vincerà nuovamente le elezioni, potremmo trovarci il cavaliere presidente della Repubblica, perché ritengo che Napolitano non riesca a sostenere il peso di altri sette anni di presidenza. La vittoria dei berluscones è possibile perché la sinistra italiana andrà al voto divisa almeno in due o tre pezzi e con in più il M5S, che dice di non essere ne di destra ne di sinistra (definizione ambigua persino per uno abituato a leggere solo i Grandi Classici Disney), ma prende la maggior parte dei voti proprio a sinistra, da persone che ritengono di essere tali o che lo sono veramente. Il M5S è l’ennesimo ostacolo che si pone tra la sinistra italiana ed il governo del paese, ma anche tra la sinistra radicale e le lotte portate avanti per anni, come quella contro l’alta velocità che ormai pare sia patrimonio solo di quella parte politica, esattamente come la questione dell’acqua pubblica.

Il secondo governo Prodi è stato fatto cadere, dopo aver risanato i conti pubblici e quando era arrivato il momento di ridistribuire la ricchezza, da Clemente Mastella e dalla campagna acquisti di senatori fatta da Berlusconi e su cui sta indagando la magistratura. Come sappiamo dai cablogrammi resi pubblici da Wikileaks, l’ambasciatore USA dell’epoca convocò proprio Mastella e gli diede l’ordine di far cadere il governo, già instabile, di centro-sinistra. Il fatto che anni fa i complotti contro il P.C.I. e la sinistra extraparlamentare li ordissero Kissinger o chi per lui con l’aiuto di Andreotti, Moro o Cossiga, ed invece ora bisogna rivolgersi a Mastella dà la dimensione del degrado della classe politica del nostro paese. Forse forse, che il M5S abbia ragione… Meglio distruggere tutto e poi ricostruire. Ma poi la domanda successiva è ricostruire cosa? E per chi?
Francesco Cirillo mi suggerisce un altro aspetto: se la sinistra antagonista provasse minimamente ad avvicinarsi a Montecitorio per protestare sarebbero cariche e manganellate, com’è successo già per i cortei degli studenti che sono stati repressi con una ferocia inaudita. Al contrario, il giorno delle elezioni di Napolitano, ai manifestanti urlanti “Rodotà” nessuno ha torto un capello perché “sono innocui.”
In effetti, ho vissuto a Roma per qualche anno e ricordo ancora un corteo contro G.W. Bush (avete presente? quello della guerra al terrorismo) in cui le cariche sono cominciate prima di piazza Navona e ricordo anche che parecchie persone s’infilarono nella piazza e la polizia le inseguì fin lì per stanarle; dopo di che, chiusero tutte le uscite e dopo una lunga trattativa si riuscì a far defluire le persone ed evitare quella che poteva diventare una mattanza. Mi ricordo anche che stavo per uscire dalla piazza quando mi si chiuse il cordone di polizia in faccia. Intervenne Bernocchi dei Cobas e, come dicevo, in qualche modo ne venimmo fuori. In un’altra occasione, c’era un sit-in vicino Piazza Vittorio per protestare contro la morte di una donna ed i suoi due bambini in un appartamento fatiscente che il proprietario di casa non aveva mai voluto ristrutturare, tanto lo affittiva a immigrati. C’era stato un corto circuito e la casa aveva preso fuoco. Il sit-in era autorizzato e si svolgeva in una strada laterale alla piazza, ma nonostante tutto partì una carica abbastanza violenta con la scusa che bloccavano il traffico e ci furono un paio di persone ferite, tra cui un mio amico con cui stavamo facendo delle riprese. Gli spaccarono anche la telecamera.
Penso e ripenso e poi ricordo che negli ultimi 50 giorni, oltre ad incontrare il povero Bersani, i grillini hanno fatto avanti e indietro dall’ambasciata statunitense, elogiati anche dall’ambasciatore come coloro che avrebbero portato il cambiamento in Italia.

La protesta dei grillini, qualche rifondarolo, casa pound, forza nuova, iscritti del pd, popolo viola ecc. ecc., nasce dalla possibilità che venga eletto Marini presidente della Repubblica, simbolo dell’accordo tra Bersani e Berlusconi. Si è arrivati a questo punto perché nessuna intesa era stata possibile tra i grillini e centro-sinistra. Non sono più convinto che se il M5S avesse accettato la cosa sarebbe andata in porto. Certo è che Napolitano non ha voluto neanche far tentare Bersani a fare un governo, di fatto dando il colpo di grazia al partito che aveva già contribuito a distruggere, avendolo costretto a sostenere il governo Monti.
Dopo il disastro Marini, il PD candida Prodi ed anche SEL, che aveva votato per Rodotà il candidato proposto dal M5S (scelto con un sistema ridicolo, una vera presa in giro: senza percentuali, numero di votanti ecc.), converge su Prodi. A questo punto, da un uomo dello Stato come Rodotà io mi aspettavo una rinuncia: “C’è Prodi, mi faccio da parte perché così non si sfascia tutto.” Alla fine è pur sempre un riformista, non un rivoluzionario! Invece niente, lui rimane lì, appoggiato ancora da molti elettori del PD che rimangono fuori il palazzo. Un giorno, finita questa allucinazione collettiva qualcuno mi dovrà spiegare perché ad un elettore del PD Prodi non andava bene e Rodotà, cresciuto anche lui tra Stato e partiti, sì. Io non l’ho capito, ma non essendo mai stato iscritto ad un partito, forse ci sono cose che mi sfuggono.
Un’altra cosa che io ho trovato significativa è stata la presa in giro a Franceschini. Mettiamola così: io sto tutto il giorno a protestare contro la casta dei politici che per stare in piedi elegge un morto vivente, invece del presidente che mi sono autoconvinto voglia il popolo. Incontro uno di questi maledetti politici in un ristorante. Lo insulto, gli grido contro tutta la mia rabbia. A questo punto lui esce ed uno si aspetta che venga menato o che cominci una discussione sui motivi della mia rabbia e sulle sue ragioni. Invece, a parte qualche insulto, si sente un “perché l’avete fatto?” (o qualcosa di simile) e Franceschini che risponde più o meno:” Pensavamo fosse la cosa giusta da fare.”
Tu becchi uno per strada che pensi abbia ucciso la democrazia e l’unica cosa che fai è ripetergli il ritornello e poi filmarlo con il telefonino. A me ha dato un’impressione di vuoto totale, da parte di quelli che protestavano e qui ritorniamo al punto cruciale: come incanalare questa rabbia in maniera costruttiva, a favore di lotte più importanti che impedire a Franceschini di cenare? Ok, mandiamoli tutti a casa, ma per fare cosa? Per filmarli mentre aprono il portone di casa?

 

 

Pasticcio italiano ultima modifica: 2013-04-23T16:30:51+02:00 da