Aru strazzatu

In una Nazione garantista non si dovrebbe principiare un discorso con la presunzione di una verità inquirente, eppure quello che sta accadendo nel Palazzo di Giustizia di Reggio Calabria è un qualcosa che merita la pretesa della premessa, dello snodo focale attorno al quale costruire un’opinione in merito ad una notizia che potrà soltanto aggravarsi nel corso dei prossimi tempi.

Come in Lombardia, peggio del Lazio e fuori dalla norma (già strampalata) dell’Italia Europea, nel Palazzo di Governo della Regione Calabria si rimborsa! Ovviamente a coloro i quali nel Palazzo vivono e non a quelli che entro i confini geografici della regione languono.

Si rimborsano i caffè, i gratta e vinci, i tagliandi delle automobili, le tasse, i viaggi, i pranzi e le cene. Nel condominio “Campanella” che ha sede nel Palazzo della Regione Calabria, si vive come se si fosse nel baccello della Banana Republic. Ognuno fa un po’ come gli pare ed il parere più autorevole spetta sempre al Capo, vero e proprio portatore del vento di libertà che soffia giocondo nelle stanze del potere.

Ovviamente non si conoscono ancora i nomi degli indagati più illustri, elenco ancora fermo a dieci nomi, tuttavia si conoscono le facce dei forestali, dei dipendenti delle Comunità Montane, dei Medici confermati in affanno, dei Malati costretti a snervanti emigrazioni per avere cure decenti, dei Sindaci alle prese con bilanci fragorosi e dei netturbini che non raccolgono la spazzatura perché non vengono pagati. Non si sanno ancora a quali braccia appartengano le mani sorprese a rimestare nella marmellata ma si percepiscono le urla di una Regione violentata, vituperata, sfigurata nel suo intimo velo intessuto con i fili della povertà economica e della miseria culturale.

Si percepisce nel vento che soffia sulla pelle cadaverica di una popolazione sfiancata da civiche rinunce, abbandonata alla catena del dovere senza mai un tozzo di diritto, una Calabria fragile e isterica, nella quale i centri commerciali falliscono solo per cambiar nome e ricominciare a praticare truffe legalizzate a tutti (compresi – soprattutto – i clienti).

Una lunga lista di servizietti utili a rinvigorire il “modello” da trapiantare a Paola, una trafila di insulti ai cittadini che ricevono anche il contentino della presa di coscienza di una situazione socialmente deflagrante.

In Lombardia o nel Lazio (o in qualunque altro luogo che non sia la Calabria), lo scandalo è stato gestito anche grazie ad un reddito procapite ed ad una gamma di servizi se non proprio all’avanguardia, quantomeno decenti. In Calabria come si può gestire la vergogna che dai nostri politici e da tutto l’entourage manageriale di Palazzo Campanella, sgorga dalle finestre del Governo Regionale?

Come si può giustificare il rimborso di un “gratta e vinci” dinnanzi al viso di un dipendente del Corpo Forestale dello Stato che non riceve lo stipendio da mesi e che, quand’anche lo ricevesse, non gli basterebbe ad arrivare alla terza settimana? Come si può giustificare la contumelia di un risarcimento per le bollette della Tarsu versate all’Agenzia delle Entrate a fronte di cittadini che strabuzzano gli occhi dinnanzi ai prezzi esposti dai distributori di carburante? Gente che quando riesce a mettere 10 euro nel serbatoio della propria vettura si sente alleggerita in maniera sostanziale della propria disponibilità?

Ma la Regione Calabria, intesta come Istituzione, ha già dato prova di questa sua faccia tosta con il caso del vitalizio garantito all’Onorevole (?) Alberto Sarra.

Dinnanzi ad un popolo tanto pezzente (in relazione al reddito procapite della maggioranza dei calabresi) una classe dirigente come quella attualmente al Governo della Regione rende evidente la verità che si cela nel proverbio:  “ù cane muzzica sempre aru strazzatu”.

Questa volta, se vogliamo, possiamo non farci mordere ancora, basta chiedergli di andare a casa e ricominciare partendo dalle cicatrici d’ogni morso ricevuto affinché si possa dire: “mai più”. Ma forse è un sogno che consorterie varie, se non a colpi di carta bollata, faranno naufragare sotto la spinta di una manus più letale alleggerita da una (forse) complice forza che nell’immaginario elettorale dovrebbe costituire la parte avversa. Il Concorsone per i portaborse è lì a testimoniarlo.

About Francesco Frangella

Francesco Frangella
Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.

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