Un altro morto a Kabul, o lì vicino, per quel che conta il dove. Un’altra vittima di guerra, perché di guerra si tratta, ormai è a tutti chiaro. E la domanda che ci facciamo è : adesso che faremo? Ve lo dico io: nulla. O meglio un bel funerale di Stato l’abbiamo già fatto, un paio di bei discorsi sull’importanza della missione, sull’eroismo di chi ha dato la vita per difendere…. Cosa? Già per cosa è morto quel giovane Capitano? Ve lo ricordate perché da una decina di anni una coalizione di Paesi Occidentali, guidata dagli USA, combatte una guerra in Afghanistan, senza sostanzialmente cavare un ragno dal buco, ma ritrovandosi puntualmente punto e a capo? Io, vi dico la verità, no.No, non so o non ricordo cosa diavolo ci facciamo in quel Paese terribile, feroce, inospitale, indomito e bellissimo. La guerra al terrorismo? Con altro terrore? Determinare la nascita  della Democrazia? Con metodi impositivi? No, proprio non ricordo.Mi sembra di essere all’interno di un romanzo di Orwell, 1984, quando il protagonista incaricato di riscrivere la Storia, che veniva “aggiornata” in funzione delle esigenze del Regime, non riusciva più a ricordare perché e da quando si fosse in guerra con quella o quell’altra potenza nemica.Qualche giorno fa, prima dei tragici ultimi avvenimenti, seguivo alla TV, evidentemente non avevo proprio niente da fare, un programma di approfondimento giornalistico, che evidenziava, con un sondaggio, come la stragrande maggioranza degli Italiani fosse favorevole all’immediato ritiro dall’Afghanistan. Ospiti in studio un deputato di sinistra, un ex ministro della difesa, quello rauco per intenderci, un giornalista assai di destra, quello graziato di recente e untenentecolonnellotuttodiunpezzo, si era proprio così come si scrive, con una medaglia d’oro guadagnata in Somalia. Questa guerra condotta una ventina di anni fa ha dato i risultati che tutti possono quotidianamente ammirare in quella sfortunata Regione, ex nostra colonia, senza pace. Ma al di là dell’inciso, poco pertinente forse, i protagonisti del dibattito, deputato di sinistra escluso naturalmente, si affrettavano a dire che certamente il sondaggio era sbagliato  e ne mettevano in dubbio, con quale competenza non lo so, la correttezza, il modo di porre le domande e così via. Il conduttore di una rete assolutamente non avversa alle loro tesi, tutt’altro, era comunque costretto a difendere i dati, citando l’istituto di statistica e i metodi usati. Ma al di là di questa sterile ed inutile polemica, la cosa che colpiva era l’arroganza di chi è certo di detenere la verità assoluta e guarda con sussiego, magari con patetica comprensione, sempre con fastidio chi, per inciso la maggioranza, ha una diversa opinione. Ma non eravamo andati in Afghanistan a difendere la Democrazia? Mi sa che almeno qualche reparto occorre richiamarlo subito. Un ultimo inciso: nella trasmissione emergeva anche il dato relativo al costo dell’operazione: finora 6, dico sei, miliardi. Tre milioni al giorno! Cribbio direbbe qualcuno, o forse stavolta magari non lo dice. Più dell’IMU e dell’aumento dell’IVA. Cribbio, lo dico io stavolta.Il ministro rauco concedeva che la missione, come da accordi, dovrà terminare nel 2014, il giornalista non sembrava convinto di questa scadenza, magari qualche altro anno ancora, il militare parlava poco, risparmiava il fiato, avrebbe preferito combattere, era evidente.Nel 2014 terminerà la missione, credo che nemmeno gli USA riusciranno a tenerci lì ancora, almeno spero. Già da tempo, considerandola perduta, quella guerra è stata abbandonata da Francesi, Olandesi e altri Paesi.

Nel 2014 torneranno i Talebani, questo non lo spero, ma lo temo.

Nel 2014 cosa diremo a quei genitori senza un figlio?

Non lo so, ma non tocca a me, per fortuna.

E adesso che faremo? ultima modifica: 2013-06-13T23:31:32+02:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.