Un altro giovane si è stato impiccato

impiccatoSicuramente il libro di grammatica si sarà rattrappito, eppure la forma scelta per intitolare questa riflessione pare calzare a pennello. Sembra suonare bene. Perché è inconcepibile pensare al suicidio come ad una forma grammaticalmente attiva o passiva, nel senso che è attribuito al compiere o al subire un’azione.

Perché è pur vero che l’azione in sé può esser definita come compiuta arbitrariamente da chi poi la subisce, ma è altrettanto inequivocabile immaginare cosa subisce colui il quale arriva a deliberare l’estrema azione da compiere.

Chi si suicida muore da solo, nell’isolamento della mente che è tutt’altro rispetto all’amabile solitudine dei sensi. Nel buio incomprensibile al punto da diventare esso stesso vera cecità, colui che s’allontana, imprime un buco nero nella realtà di chi resta, piegando per sempre lo spazio tempo di tutte le vite coinvolte. Vite incrinate come uno specchio che restano, distorte, a riflettere in eterno immagini oniriche e ricordi feroci.

A tutte le vite di chi resta.

Per una società umana, la morte autoinflitta è un feticcio da adorare con timore, perché suona come un monito diabolico, stimolando la creatività necessaria ad elaborare un misticismo di comodo.

Una Religione che punisce e condanna ed una Filosofia che, a volte, osanna l’estremo gesto. Questi sono i prodotti del sistema che sovrintende le vite di chi resta. Ed allora: Chi è Stato?

Un altro giovane si è stato impiccato, il problema – secondo la cronaca – sarebbe sorto in merito a questioni di salute. Questioni irrisolvibili? Di quale salute?

Probabilmente questioni di salute riguardanti il Servizio Sanitario Nazionale che in Calabria rappresentano, per chi si ammala, trattamenti miserabili al limite del disprezzo. Strutture fatiscenti, personale al collasso, distrazione permanente. Tempi che s’allungano, file che si tagliano e soldi che si spendono. Forse chi si ammala, in Calabria, teme seriamente di non ricevere il trattamento adeguato e perde le speranze, meditando su possibili propositi suicidi. Perché avere problemi di salute, in Calabria, è un dramma istituzionale che eleva a potenza il problema di partenza. Problemi di salute al quadrato.

Perché cittadini regolari, che pagano le tasse come tutti gli altri, devono pensare al problema di salute e subirlo come fosse un problema etico? È una questione irrisolvibile?

Forse no. La cura c’è e sta tutta nella fiducia che si ripone nel domani, al giorno di luce e terso cui ognuno anela, momento della stabilità. Almeno a questo rimandano la Filosofia e la Religione del sistema. Amen (così sia).

E invece no! Così è: “Un altro giovane si è stato impiccato, il problema – secondo la cronaca – sarebbe sorto in merito a questioni di lavoro. Questioni irrisolvibili? Di quale lavoro?”

Quello sottopagato, instabile, precario, nero? Probabilmente questioni di lavoro inerenti la pianificazione di quello stabile che “nobilita” al punto da aprirsi al mutuo per la casa dei sogni. In Calabria, ogni male è amplificato. Merito di una politica gestionale basata sulla filosofia del clan e di una religione oppiacea che distorce i campanili. Forse chi si uccide per lavoro, in Calabria, non lo fa soltanto per averne perso o cercato uno. Perché avere problemi di lavoro, in Calabria, è un dramma istituzionale che eleva a potenza il problema di partenza. Problemi di lavoro al quadrato.

Perché cittadini regolari, che pagano le tasse come tutti gli altri, devono pensare al problema di lavoro e subirlo come fosse un problema etico? È una questione irrisolvibile?

Forse no. La cura c’è e sta tutta nella fiducia che si ripone nel domani, al giorno di luce e terso cui ognuno anela, momento della stabilità. Almeno a questo rimandano la Filosofia e la Religione del sistema. Amen (così sia).

E invece no! Così è: “Un altro giovane si è stato impiccato, il problema – secondo la cronaca – sarebbe sorto in merito a questioni di futuro. Questioni irrisolvibili? Di quale futuro?”

Quando a questa domanda manca la risposta non c’è altro che il regresso all’infinito, una camminata all’indietro che finisce laddove inizia l’emigrazione o lo scorsoio. Percorsi che in Calabria paiono essere lastricati. Catene da spezzare partendo dall’idea che un’alternativa è possibile, e non va ricercata nelle risposte dei politici e dei chierici ma nelle domande della politica e della religione, essenze che rimandano al significato del vivere (e del morire) comune. Se ci fossero una politica ed una religiosità diverse, forse, certi suicidi potrebbero essere evitati. Certi mali, se non fossero al quadrato, potenziati e amplificati da un presente pessimo, potrebbero essere affrontati in maniera più efficace. Sarebbero più leggeri. Anche per chi, questi mali, se li porta appresso incoscientemente.

A Lamezia Terme un ragazzo di 31 anni, F.M, si è stato impiccato stamane tra le 12.00 e le 12.30. Al suo gesto ed alla sua memoria sono dedicate queste righe.

About Francesco Frangella

Francesco Frangella
Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.

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