Per dipingere una parete grande ci vuole un pennello grande. Pittate alla Paolana

Leggere è uno dei piaceri della vita e dei sensi. L’ultimo slogan adoperato dalla “pubblicità progresso” dedicata a quest’attività recitava: “Più leggi, più sai leggere la realtà”. E di letture in questi giorni ne stanno circolando parecchie, di varia natura ma con un’unica chiave di lettura che, nell’attenzione del lettore, si materializza in un dubbio: “ma allora è così che stanno le cose?”

Da un lato lo squadrone al quale, se non si ha la voce grossa, non si può dire niente. Dall’altro gli squadrati, e un po’ “squadati”, oppositori che tentano di strillare più forte che possono per primeggiare in qualsivoglia battaglia popolare in corso (anche quando è un corso quasi secolare). Uno stallo, un equilibrio che tende ad oscillare e che, nel suo grande centro, tace e se non tace basta che sospiri.

Ora, leggendo, si incontrano le storie più disparate ed è per questo che, inizialmente, bisognerebbe occuparsi delle letture che hanno un interesse collettivo. Pertanto i quotidiani, a partire da quelli locali, i siti tematici del territorio, addirittura le pagine “facebook”, vanno presi in seria considerazione. L’informazione è una delle varie modalità con le quali si manifesta la lettura, e seppur ve ne siano delle altre, è questo l’aspetto prediletto in questo ragionamento. Perché, se “più leggi, più sai leggere la realtà”, vuol dire che quanto più si legge di attualità locale, tanto più si legge la realtà profonda del territorio. L’argomento del giorno è: “soldi alla Paolana”, affrontato in un mix di attacchi e apologie capaci di generare isteria collettiva.

Da un lato si pubblicano le cifre che il Comune ha investito sulla compagine calcistica negli ultimi anni (“evo perrottiano”), evidenziando la riduzione dell’impegno raggiunta quest’anno e rimarcando la difficoltà di poter operare, in regime di contingenza, per favorire lo sport più bello del mondo (cit.). Dall’altro si strilla lo stridore di una scelta che, nella sua attuazione, calpesta i bisogni e le esigenze di una cittadinanza sempre più afflitta. “Perché dare soldi ad una squadra di calcio se qua c’è gente che non ce la fa più ed ha bisogno di aiuto?”

Infine, sono intenti nobili entrambi. Da un lato si vorrebbe lucidare la palla del blasone che brilla (in maniera alternata) da 90 anni, quella sciarpa biancazzurra con la quale “attraversare il mondo con Paola – sempre – nel cuore”; dall’altro si vorrebbe vedere affrontata una “questione sociale” deflagrante ed umiliante, sia per le persone che ne subiscono le conseguenze, sia per la città, deturpata nel suo bene più prezioso: la cittadinanza.

Tuttavia entrambi gli intenti sono viziati nella forma e nella sostanza. Da un lato ci si dimentica che lo stanziamento, in regime di richiesta di dissesto, non poteva mai e poi mai eguagliare gli stanziamenti precedenti quando le casse del Comune parevano in salute. Quello della somma “piccola” è un pretesto poco rappresentativo della virtuosità della delibera di giunta, semmai è un’aggravante. Perché la Paolana, per rinascere, ha bisogno di un imprenditore capace di spendere quanto gli pare coadiuvato da un’Amministrazione in grado di poter operare al 100%. Ricevere così poco denaro è umiliante anche per la Paolana stessa.

Dall’altro lato si misconosce che lo status quo ha radici molto più antiche, che affondano in un terreno ben più profondo degli ultimi due anni. Disattenzioni, distrazioni e azioni che si sono palesate nel referendum delle scorse amministrative, quel risultato che dovrebbe scoraggiare anche i più fervidi entusiasmi digitali. Proprio quelle amministrative, i cui operatori di seggio (presidenti, segretari e scrutatori) non risultano ancora essere stati retribuiti, costituiscono la crepa nella quale leggere la realtà. Una realtà fatta da un intero Consiglio Comunale “ ‘a cridenza” (“a credito”, per via dei “non retribuiti” di cui sopra). Tutti, maggioranza o minoranza che siano. Pertanto, essendo eletti “ a credito”, quanto può essere “credibile” la reciproca contrapposizione?

E nel frattempo nessuna cifra viene ipotizzata per i cittadini in difficoltà, per arginare in maniera decorosa il fenomeno del randagismo, per ripianare a partire dai minuscoli debiti e per fare tanto altro.

Questo voler tentare di risolvere con un colpo di tampone ogni ruga che emerge nel tessuto cittadino, è deleterio sia quando a farlo è la maggioranza che quando se ne occupa la minoranza (consiliare). Un colpo di pennello non basta, lo diceva anche lo slogan di una famosa pubblicità degli anni ’80: “per dipingere una parete grande, non ci vuole un pennello grande ma un grande pennello”. Strumento che sarà a disposizione dal prossimo ottobre, quando il pronunciamento del TAR dipingerà gli scenari futuri della Città di San Francesco.

 

About Francesco Frangella

Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.

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