Matteo Renzi a Scalea: Questa mattina (26/03/2014) Matteo Renzi, Primo Ministro del Governo attualmente in carica nel Bel Paese, è giunto a Scalea (CS) per adempiere ad un dovere che ritiene fondamentale (tant’è che ha dichiarato di voler inaugurare l’usanza, da parte del Premier, di visitare le varie realtà italiane almeno una volta al mese). Fino a queste intenzioni, l’opera del Segretario Nazionale del PD , sembra voler ricalcare gli slogan con i quali si è fatto largo nella politica italiana, perché è innegabile che un’usanza del genere darebbe un senso a quella richiesta di cambiamento (anche “formale”) auspicato in Italia.

Tuttavia, ci sono stati dettagli di questa mattinata che stridono contro il “cambiamento di verso” ostentato in ogni dove. Stridono perché forse le pareti cilindriche che ospitano la spirale che, in precedenza, vorticava in un altro senso non sono state adattate al nuovo movimento e quindi tendono a surriscaldarsi fino a temperature critiche. Per usare una metafora “motoristica” si potrebbe dire che alla diversa disposizione dei pistoni non corrisponde (ancora) l’inclinazione dei cilindri, per cui il movimento non è pienamente fluido e si creano delle frizioni che impongono un maggior consumo di lubrificante senza garantire la durata del blocco. Quest’ultima componente si riferisce all’intera “struttura” dell’unità motrice, è il “pezzo” attorno al quale si sorregge tutto il resto, ed in un’unità politica, progettata secondo la struttura della democrazia, il “blocco” è costruito attraverso l’uso di una lega di cui la stampa è elemento fondante.

A seconda del rapporto tra le percentuali degli elementi “legati” tra loro nella pasta dalla quale trarre la forma del motore, si può già capire che tipo di propulsore s’intende mettere su strada. Se in democrazia qualcuno volesse preparare un motore da competizione (come sembra aver intenzione di fare Matteo Renzi) allora c’è bisogno di un’unità prestazionale che preveda il massimo uso della stampa nella produzione delle componenti. E dopo l’esperienza odierna non sarebbe illecito affermare che – almeno alla prova del banco – il motore predisposto dalle “grandi intese” riveli non poche pecche di affidabilità.

Fortissimo nella prima parte della sua messa in atto (Renzi s’è abbattuto come un ciclone sull’Istituto Comprensivo “Caloprese” ed ha schivato facilmente qualche accenno di protesta da parte di mamme “incazzate” e lavoratori: licenziati, precari e disoccupati; furiosi), il motore ha mostrato una perdita di prestazioni già all’incontro con i sindaci (protrattosi ben oltre la programmazione ufficiale della visita), per poi collassare durante la conferenza stampa ed arrivare scoppiettante al traguardo con un comizio senza particolari acuti.

Questo vuol dire che manca ancora l’adeguata preparazione necessaria all’istallazione definitiva nel corpo vettura, un telaio chiamato “Italia al 100%”. Perché quando un Premier si muove, coinvolge l’intero apparato del Paese a stargli dietro. Tutto subisce una sollecitazione, ad iniziare dalle istituzioni fino ad arrivare i cittadini, che prima di essere scaleoti sono calabresi ed italiani (difficile, alla luce degli scioglimenti per contiguità mafiosa, poterci definire “europei”).

Un po’ incurante di questo aspetto, Matteo Renzi è venuto a Scalea e (forse) ha dimenticato di essere anche in Calabria dove – data la situazione (passata e contingente) – ogni persona presente ed assente alla sua performance avrebbe voluto poterglisi rivolgere senza il timore atavico riservato ai potenti. Se Renzi fosse venuto in Calabria e non solo a Scalea, avrebbe potuto iniziare dando spazio a quelli che – in democrazia – dovrebbero essere i depositari delle domande popolari. Se Renzi fosse venuto in Calabria e non solo a Scalea, avrebbe potuto anche rispondere al «come mai la palestra della scuola, precedentemente predisposta per il suo incontro, sia stata dichiarata inagibile per ragioni di sicurezza non riservate ai ragazzi che, anche questo pomeriggio, li dentro hanno svolto “regolari” attività?».

Se Renzi fosse venuto in Calabria e non solo a Scalea, avrebbe senz’altro dedicato più tempo al Magistrato Nicola Gratteri che, invece, è dovuto comparire e sparire nell’arco di un baleno “informale”. E, sempre se fosse venuto in Calabria e non solo a Scalea, Renzi avrebbe potuto dedicare un pensiero più articolato in merito all’espressione con la quale il Segretario Calabrese, Ernesto Magorno, ha inteso “liquidare” la gestione del Presidente della Giunta Regionale Giuseppe Scopelliti (amico NCD del Governo Nazionale).

Ma Renzi, il Presidente del Consiglio, è venuto soltanto a Scalea. Forse pensa di governare tutto il tempo che serve a visitare ognuno dei Comuni Italiani. 8057 mesi fanno, più o meno, 671 anni.

Forse c’è lo zampino di Dorian Gray, oppure «come dice Clint Eastwood: “La garanzia, se la vuoi, ti compri il tostapane”». (cit. dall’intervista all’On. Stefania Covello che segue al pezzo).

Il Video report che segue – arricchito, tra le varie interviste, da una conversazione con l’On. Stefania Covello – cerca di rendere conto di una “giornata” nella quale ai giornalisti sono state concesse soltanto tre (inutili) domande. Buona Visione. (alla telecamera Alessandro De Cesare, Tele Radio Immagine, al microfono il soprascritto autore dell’articolo).

 

Se Renzi fosse venuto in Calabria ultima modifica: 2014-03-26T22:25:38+02:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.