Maracanazo – Il disastro del Maracanà

Quest’anno ci saranno i mondiali in Brasile. E’ dal lontano 1950 che l’evento calcistico più atteso ed importante del mondo non si svolge nel paese di Pelè, Zico, Socrates, Careca e di tanti latri campioni, come Altafini.

Una delle più grandi leggende pallonare si è consumata proprio in Brasile e proprio nel mondiale del 1950. Una storia poco conosciuta, ma tra le più straordinarie: quella che i Sudamericani di lingua spagnola, chiamano El Maracanazo, Il disastro del Maracanà.

Finita la 2° guerra mondiale, l’Europa era in ginocchio e l’organizzazione dei mondiali venne assegnata al paese verde oro. Il mondiale si sarebbe svolto tra giugno e luglio del 1950 e sarebbe stato l’unico mondiale a disputarsi senza finale unica, ma al termine di un girone a cui erano ammesse quattro squadre che avevano vinto quattro gironi precedenti. Brasile, Uruguay, Spagna e Svezia si guadagnarono questa opportunità. Il Brasile era nettamente la squadra più forte ed i giocatori ed il suo allenatore, Flavio Costa, erano sicuri di vincere. Le autorità carioca fecero costruire un enorme stadio da 200000 posti, il Maracanà. Furono coniate delle medaglie d’oro massiccio da assegnare ai vincitori, cioè i brasiliani.

La squadra di Costa, vinse le prime due partire: 7 a 1 alla Svezia e 6 a 1 alla Spagna. All’epoca ogni vittoria valeva 2 punti. L’ultima partita del girone sarebbe stata Brasile-Uruguay. La squadra urguayana aveva grandi campioni, tra cui Juan Alberto Schiaffino un regista che giocò anche da interno sinistro e militò in Penarol(squadra di Montevideo fondata da emigranti Italiani), Milan e Roma. Poi c’era Alcides Ghiggia, un’ala che dribblava chiunque si trovasse davanti, ma aveva un aspetto più da barbiere, grazie ai suoi curatissimi baffetti, che da campione. C’era anche Obdulio Varela il grande mediano del Penarol che è stato immortalato in uno straordinario racconto dello scrittore e giornalista Eduardo Galeano, racconto contenuto nella raccolta Futbol (Einaudi).

La partita era segnata: il Brasile aveva 4 punti ed una miglior differenza reti, l’Uruguay aveva 3 punti, 5 gol fatti e 4 subiti. Il Brasile poteva vincere o pareggiare. Il giorno della finale (16 luglio 1950), ci fu una specie di carnevale per le strade di Rio e vennero stampate 500000 magliette con scritto Brasil campeao 1950. Se, i calciatori brasiliani hanno un difetto è quello di essere presuntuosi. Successe già nella semifinale del mondiale del ’38, quando, sicuri di battere l’Italia in semifinale, non fecero giocare il loro campione, Leonidas, per risparmiarlo in vista della finalissima, poi vinta proprio dall’Italia.

Anche nel ’50, scesero in campo sicuri di vincere. Nel 2° tempo segnarono il primo gol con Friaca, ma nel giro di mezz’ora successe l’incredibile, prima Schiaffino e poi Ghiggia misero K.O. il Brasile. Al fischio finale, l’Uruguay era campione del mondo, i tifosi brasiliani sprofondarono nello sconforto. Ci furono almeno due suicidi nello stadio ed una decina di morti. Qualche giornale la chiamò, con cattivissimo gusto, Nossa Hiroshima (la nostra Hiroshima). Jules Rimet, presidente FIFA, aveva preparato un discorso in portoghese per omaggiare il Brasile. La banda musicale aveva imparato l’inno brasiliano, ma non quello urguayano e comunque non avrebbero potuto suonarlo perché stavano piangendo. Flavio Costa, si auto esiliò in Portogallo. La federazione brasiliana che si era dileguata in lacrime, mancando alla premiazione, come primo atto del post maracanazo, cambiò i colori ufficiali della maglia del Brasile, che da allora sarebbero stati verde ed oro. Come disse, Ghiggia, anni dopo: “A sole tre persone è bastato un gesto per far tacere il Maracanà: Franck Sinatra, il Papa ed io!”.

di Claudio Metallo

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