«Benedetta sia l’acqua che scende dal cielo in questo periodo».

Queste parole, in controtendenza rispetto alla imperante visione da “pacchetto turistico” insita nelle strategie di marketing territoriale care a politici, protettori civili, albergatori e metereopatici, sono l’estratto di un proverbio contadino che benedice l’acqua di Aprile/Maggio in quanto vicaria di benessere per le coltivazioni.

Benedetta sia dunque quest’acqua, nella speranza che in Calabria si comprenda che non di solo turismo può vivere il calabrese, tuttavia – procurando uno strappo alla radice più intima del nostro essere “terroni” – sia concessa un’ulteriore interpretazione che non si propone di correggere quanto saggiamente proferito in forma proverbiale, bensì di “personalizzare” il detto alle varie zone colpite dal fenomeno. Perché a Paola, quest’acqua, per una serie di ragioni che oscillano – come già detto – dal marketing turistico relativo al territorio, fino agli imminenti festeggiamenti per il 4 di Maggio, quest’acqua che scende dal cielo non può assolutamente esser vista di buon occhio.

FranaNon può perché Paola, essendo quasi totalmente svincolata dalla tradizione contadina (per ragioni storiche che la vogliono proiettata – attualmente in maniera meno evidente – nel settore “terziario” dell’economia), col proprio territorio non ha mai maturato un vero rapporto simbiotico e rispettoso. A Paola il territorio lo si è sempre interpretato come “area” edificabile da riservare alle più svariate esigenze. Tant’è che non esiste zona del Comune che possa essere definita “incontaminata” e/o esclusivamente “rurale” .

Tutto costruito, artificiale e – dunque – umanizzato. Ma la cultura umana poche volte va a braccetto con la natura del territorio. Poche volte si mostra “rispettosa” dello stato dei luoghi e – spesso – si dimostra dannosa per tutto ciò di cui si occupa.

Un caso esemplare è quello della famosa “frana dell’ospedale” che, nelle attuali condizioni metereologiche, stravolge la concezione del detto contadino e inverte la natura della “benedizione” tramutandola in “maledizione”.

Proprio perché contro natura, la frana originatasi alle pendici del nosocomio cittadino sta subendo le sferzate della pioggia e – quasi a volerla “umanamente” evitare – sta muovendosi ancora verso il letto del Torrente San Domenico dove, nonostante tutto, ci sono squadre di operai che stanno affannandosi a rinforzarne gli argini.

FranaFranaCome documentano le foto allegate, nuovi buchi stanno aprendosi nella struttura a rinforzo del crinale franante che – da qui a breve – potrebbero aprire crepe nella rete di protezione e precipitare proprio laddove, i solerti lavoratori, stanno predisponendo le griglie che dovrebbero evitare esondazioni e crolli nel fiume.

Maledetta sia questa pioggia dunque, ma solo per Paola e solo per quella zona. E non solo per la comodità di un’ambizione turistica o per la sacralità della festa imminente, ma per le vite umane che sono quotidianamente a rischio per una situazione che poteva essere evitata.

Speriamo bene.

Paola, si rinforzano gli argini del Torrente San Domenico, ma la frana continua a muoversi ultima modifica: 2014-04-28T14:20:00+02:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.