Domenica 4 maggio sfilerà a Roma la “Marcia per la vita”, arrivata alla IV edizione, volta a diffondere il valore universale del diritto alla vita e «affermare la sacralità della vita umana».
Una manifestazione si a favore della vita, ma dichiaratamente contro l’aborto, contro la RU486 e la legge 194, che consente alla donna di interrompere la gravidanza, qualora lo ritenga necessario per motivi di salute, psicologici o sociali. La legge 194 del 1978 da diritto ad una donna di scegliere se mettere al mondo un figlio o meno, e la seconda scelta non è mai, per la stessa donna, facile da prendere, al di là di ogni legge.
Nel mese di marzo l’Europa aveva “condannato” l’Italia per aver violato tale legge, e non aver garantito il diritto ad abortire ad una giovane donna, Valentina Magnanti, che si era vista costretta, dopo 15 ore di lancinanti dolori, ad abortire nel bagno dell’ospedale all’interno del quale tale diritto le era stato negato. Questo a causa dei medici, che si erano dichiarati tutti obiettori di coscienza, rifiutandosi di far abortire la ragazza, che oltretutto quel figlio, insieme al marito, l’aveva fortemente voluto, ma si era vista costretta ad abortire al 5° mese di gravidanza perché al feto era stata diagnosticata una rara malattia genetica da lei ereditata.Un gesto quindi che Valentina non avrebbe voluto compiere, ma che si è sentita quasi in dovere di scegliere poiché suo figlio non sarebbe nato sano.
Secondo il Consiglio d’Europa, circa il 70% dei medici sarebbe obiettore. Questo ovviamente è un loro diritto, ma significa che le donne italiane sono spesso abbandonate o mandate da un ospedale o ambulatorio all’altro poiché i medici che le ricevono sono obiettori, i quali non possono in ogni caso sottrarsi alla pratica dell’aborto nel caso in cui questo sia necessario a salvare la vita della donna.
Molte proteste e manifestazioni vengono quotidianamente svolte, ma lo Stato continua a non garantire un servizio sanitario adeguato. Grazie alla denuncia di Valentina e suo marito per omissione di soccorso nei confronti dei medici e degli infermieri dell’ospedale, speriamo che qualcosa si smuova, poiché la legge 194 rappresenta un diritto delle donne che nessun individuo o manifestazione, può permettersi di calpestare.
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