quando era piena di stolti

QUANDO PAOLA ERA PIENA DI STOLTI …

Si era nel 1990, anno più anno meno. Sicuramente c’erano “ancora” i partiti, con i loro direttivi, con le loro direttive. I partiti dibattevano e decidevano le posizioni e le linee politiche che i propri rappresentanti negli organismi elettivi dovevano tenere. Sulla poltrona di primo cittadino sedeva Antonio Pizzini. Giovane, “sperto” e con un gran seguito all’interno del partito e nella città. La Dc, a cui Pizzini apparteneva, era divisa in tante piccole cellule tutte, più o meno, sotto il controllo politico dell’onorevole Riccardo Misasi. Dietro l’ex ministro un universo di correnti fra cui andavano sempre più prendendo piede i covelliani ed i pirilliani. Pizzini viveva e subiva gran parte dell’opposizione politica proprio all’interno della sezione di piazza IV novembre. “Quel sindaco doveva cadere” e la legge elettorale di allora permetteva che una maggioranza potesse sfiduciare il sindaco in carica e proporne, sceglierne e votare un altro. Una goduria per i tempi di oggi dove le maggioranze cambiano di giorno in giorno. Ma i tempi allora erano decisamente diversi e così naufragò il più clamoroso dei golpe politici dell’epoca. In una casa privata si riunirono le opposizioni alla giunta Pizzini: tutto era pronto per il defenestramento del primo cittadino. Intorno ad un tavolo, insieme a rappresentanti di una opposizione eterogenea e variegata, anche tre importanti esponenti della Democrazia Cristiana supportati da esponenti delle loro correnti: uno dell’area pirilliana, uno che si rifaceva all’ex sindaco cosentino Franco Santo, ed un terzo dell’area cattolica più vicino alle Acli che ai misasiani. Tutto sembrava stabilito, persino il nuovo organigramma dove avrebbero trovato posto esponenti della Sinistra, della Sinistra moderata e naturalmente i tre dissidenti. Addirittura era stato immaginato una sorta di organismo sovra comunale che avrebbe dovuto svolgere il ruolo di garante politico, la cui presidenza sarebbe stata affidata ad uno dei tre dissidenti: il più importante per la sua storia politica e cittadina. Ma il consiglio comunale in cui Pizzini si sarebbe dovuto sfiduciare si sarebbe svolto di lì a qualche giorno. E qualche giorno bastò per far crollare il castello di carte che si era immaginato. Uno dei dissidenti dicci non si presentò, un altro, in un intervento drammatico, rispose “obbedisco” alle direttive del suo partito ed il terzo mantenne posizioni di opposizione ma senza nemmeno immaginare un cambio di casacca. Erano altri tempi, nemmeno tanto lontani cronologicamente ma lontanissimi dal punto di vista dell’agire politico. Il ricordo di quella vicenda, forse sconosciuta ai più, suscita tanta simpatia se si ricorda che il problema più grosso per chi sedeva intorno a quel tavolo fosse la città, ovvero la domanda che si insinuava fra gli astanti era una ed una sola: come lo spieghiamo alla gente? Ora, invece, basta un comunicato stampa, una dichiarazione “ai giornali” ed il gioco è fatto. Del resto chi l’ha detto che non si può cambiare idea e casacca? Soltanto gli stolti non lo fanno…

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