il salto della quaglia

IL SALTO DELLA QUAGLIA HA COMPIUTO VENTI ANNI

Il dissesto economico non è una fatto nuovo per la città di Paola. Accadde anche dopo le regionali del ’90. L’allora sindaco in carica Antonio Pizzini era candidato per la Regione sull’onda di un entusiasmo cittadino che lo portò ad ottenere oltre 4.000 voti. Tanti ma non abbastanza. Non tanti almeno quanti ne ottenne per la corsa ad un seggio nel consiglio provinciale un altro candidato democristiano: Sergio Stancato. L’ex assessore comunale iniziò proprio da lì la sua carriera politica oltre i confini cittadini. La non elezione di Pizzini portò ad un vero e proprio sconquasso interno alla sezione dicci di piazza IV Novembre e lo stesso Pizzini lasciò la poltrona di primo cittadino al cosiddetto sindaco dell’emergenza: Franco Argentino Mileto. Nei tempi a seguire eventi nazionali e cittadini scombussolarono ogni equilibrio sino ad allora esistente fra i partiti ed all’interno di questi. Mani pulite inflisse un durissimo colpo ai partiti ed il vuoto delle casse comunali fecero il resto. La credibilità dei politici iniziò a vacillare. I tempi chiedevano facce nuove e gli stolti restarono ai margini del quadro politico. I non stolti iniziarono ad abbracciare le nuove sigle politiche ed il cambio di casacca iniziò a far parte dei curricula di tanti politici. L’universo socialista e soprattutto quello democristiano si frantumarono in partiti e movimenti dove la dicitura “cristiana” resistette per qualche tempo per poi lasciare spazio al termine più vago e meno caratterizzante di “centro.. centrista” e vari derivati…. In città la ventata di novità portò “la Signora” prima al Comune e poi fino al Senato della Repubblica. La rigidità morale e la riconosciuta trasparenza nell’agire di Antonella Bruno Ganeri condussero la città fuori da un dissesto dell’ente drammatico e penalizzante per l’intera comunità. Ma la scesa in campo, per usare una frase in voga in quegli anni, della Bruno Ganeri sancì anche un periodo dormiente per i partiti politici, nonostante la stessa senatrice appartenesse chiaramente e dichiaratamente ad un’area politica ben definita. Erano poche le voci che si alzavano in quegli anni a difesa di una politica partitica e che mostravano scetticismo nei confronti della cosiddetta società civile: su tutte e fra poche quella di Antonio Eboli, di Franco Cortese e di Alessandro Pagliaro. Per il resto tanti “non stolti” iniziarono a raccogliere voti sotto diverse casacche, quasi saltellando da un partito all’altro, da un movimento all’altro. E l’antico adagio : “soltanto gli stolti non cambiano idea” divenne il vangelo politico di tanti politici fino ai giorni nostri e si prospetta fondamentale per tanti nel vademecum del futuro imminente…

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