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Il progetto del porto commerciale di Paola, 1910

Il comune di Paola è localizzato sulla costa calabra del cosentino in una posizione strategicamente rilevante sin da epoca antica. Attualmente la cittadina conserva un ruolo nodale nella distribuzione dei flussi veicolari e ferroviari interregionali, oltre a godere del notevole vantaggio rappresentato dalla vicinanza del più importante scalo aeroportuale calabrese. L’intera costa è attrattrice di flussi turistici locali, nazionali ed internazionali.

Dal punto di vista portuale Paola ha rivestito un ruolo importante per i traffici marittimi sin dall’epoca romana quando il territorio, ricco di villae, fattorie e impianti di lavorazione dell’argilla, offriva prodotti per Roma e scalo per i traffici diretti in Sicilia. Agricoltura e commercio continuarono a garantire una sostanziosa rilevanza marittima durante i periodi Bizantino e Normanno. Tale vocazione portuale viene riconfermata nel ‘600 quando i monaci florensi realizzarono un approdo che da scalo commerciale si trasformerà in stazione per il traffico passeggeri. La struttura urbana della cittadina si conforma difatti a questa esigenza presentando un quartiere Marina ed una via/scalinata di congiunzione al borgo con tanto di porta e dazi per l’attraversamento delle merci.

L’idea di uno scalo portuale è quindi antica e l’esigenza ben radicata nell’animo di tutti i cittadini, che nonostante l’assenza di un’infrastruttura adeguata continuano a praticare una grande varietà di attività legate al mare: da quella peschiera a quella turistica, come la vela, e ad altre più specialistiche quali la subacquea, il soccorso e la prevenzione in mare.

Il sogno di realizzare un moderno porto commerciale ha però superato i cento anni senza concretizzarsi in altro che in un pontile durante gli anni ’70 e riproponendosi poi come scalo turistico con un progetto del 1998.

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Il progetto del porto turistico di Paola, 1998

È proprio quest’ultimo progetto esteso 16 anni a sembrare esser giunto oggi in fase di realizzazione. Sarebbe opportuno riflettere che in questo arco di tempo le esigenze e la realtà di Paola e del suo intorno sono cambiate; che il dibattito culturale e scientifico su opere di questo tipo si è evoluto; che l’ingegneria e le tecniche a diposizione sono migliorate; che gli indirizzi programmatici della Calabria e dell’Italia sono stati aggiornati; che possiamo oggi disporre di numerosissimi esempi di buone pratiche alla quali guardare per migliorare il nostro progetto. Basterebbe consultarsi con un qualsiasi neo-laureato in architettura ed ingegneria della nostra Università calabrese per scoprirlo.

Sono per altro assai noti i problemi di tipo funzionale che il progetto presenta e che hanno addirittura portato ad uno stallo nell’iter di realizzazione. Mi riferisco in particolare all’opportunità di posizionare un’opera di tali dimensioni in corrispondenza della foce di un torrente! Pare incredibile che in 16 anni nessuno abbia fatto notare l’assurdità di una simile scelta, che già oggi ha comportato un gravoso rallentamento dei lavori, ma che porterà problematiche ben più serie e, aimè, difficilmente risolvibili ad opera conclusa, quali ad es. la possibile alterazione, con effetti al momento ignoti, delle dinamiche di erosione e insabbiamento che insistono sulle spiagge.

Lo scalo portuale è forse l’opera più grande e lungamente attesa della storia cittadina. Sono innegabili i vantaggi che questa infrastruttura potrebbe apportare non solo a Paola ma all’intero tratto del Tirreno cosentino. Il rischio è di sprecare questa opportunità, e la direzione intrapresa, a mio parere, va esattamente verso tale esito.

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L’attuale progetto del porto di Paola. Le specifiche sono rintracciabili suwww.marinasanfrancesco.it

Il porto non può essere pensato come un opera a sé ma assume il ruolo di componente all’interno di una visione che coinvolga l’intera costa urbana: i quartieri vicini, il lungomare e la ferrovia, le aree libere o dismesse, l’assetto delle strutture ricettive e balneari, le connessioni con i comuni vicini, e così via… Numerosissimi progetti e i loro risultati in tutto il mondo lo hanno ampiamente dimostrato.

L’opportunità è veramente grande, anche per quanto riguarda l’accesso ai fondi, e i benefici tali, che potrebbe risultare difficile comprenderli tutti chiaramente ad una prima lettura. Per questo motivo ci si aspetterebbe, sarebbe inoltre auspicabile, che attorno al porto si sollevasse un dibattito capace di coinvolgere l’intera cittadinanza: soggetti privati e pubblici, categorie produttive, associazioni, così come le amministrazioni dei comuni costieri che pure trarrebbero un grande vantaggio dall’opera e che sicuramente sarebbero interessati ad un coinvolgimento. Opportuna sarebbe infatti una linea metropolitana leggera che unisca i comuni costieri, con fermate intermedie lungo le spiagge e partenze almeno ogni mezz’ora. Questa è la portata dei progetti infrastrutturali dei quali abbiamo bisogno, che necessitano grandi sinergie coordinate da un comune forte e trascinatore.

Francamente lo scalo turistico è la grande opportunità affinché Paola si rimetta in moto e torni ad assumere quel ruolo antico di città pilota di tutta la realtà del Tirreno cosentino. È chiaramente questa l’unica possibile visione per competere nella velocissima e dura realtà economica globale, dove gli intelligenti si uniscono a sistema guadagnando forza per emergere. Ogni forma di chiusura individualistica, dai personalismi gretti fino ai campanilismi cittadini, è un peso che impantana l’azione, ed oggi, vista dal di fuori, contribuisce alla sentenza di inadeguatezza che da troppo tempo pende sull’intero Meridione d’Italia.

Arrivare ad un progetto esemplare, innovativo, che affronti e risolva i problemi comuni a tante realtà del Sud (si pensi soltanto al rischio idrogeologico), è battaglia che vale la pena affrontare. I ritorni in immagine, economia e status avrebbero la potenzialità di scavalcare i confini nazionali se si giocano le giuste carte. Dobbiamo iniziare a riscattarci.

Un articolo meramente critico e non propositivo lascerebbe il tempo che trova. Occorre dunque affermare che il progetto è notevole, ed i suoi 658 posti barca ne mostrano la grandezza anche d’impianto. Di questi posti, ben 49 son destinati a imbarcazioni fino a 20 metri: evidentemente si vuole puntare anche ad un target di lusso, cioè a fasce ricche del mercato. Notiamo tuttavia come i possessori di yacht solitamente prediligano hotel ed infrastrutture di un certo livello, del tutto assenti sia a Paola sia nelle vicine città; per non parlare poi dell’assenza di collegamenti pubblici ai luoghi di interesse. Ecco dunque che la stessa dimensione del porto richiede un discorso complessivo, che richiama un’idea di città ove lo scalo s’inserisca quale fiore all’occhiello. Nessuno compra un bottone senza il vestito.

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L’attuale progetto del porto di Paola. Le specifiche sono rintracciabili suwww.marinasanfrancesco.it

Il problema del porto non è la dimensione. Accettiamo la sfida della grande opera ma purtroppo non sono le dimensioni fisiche a fare grande qualcosa. Le principali criticità di questo impianto portuale consistono infatti nella sua disconnessione con l’intorno e nell’impatto ambientale. I render mostrano un muro che lo separa dal lungomare,e quindi dalla vita sociale; un enorme parcheggio su quella che oggi è una spiaggia; un lungo ed alto frangionda che priverebbe i cittadini della vista sul mare per un larghissimo tratto di costa, e che dal progetto non sembra neppure percorribile a piedi; l’ostruzione del torrente Fiumarella, che comporterà la sua deviazione, sebbene con una soluzione progettuale non chiara. È sufficiente fermasi qua per sollevare quantomeno l’esigenza di un dibattito pubblico.

Invito a ricercare un po’ su internet, e meglio a visitare di persona qualche realtà portuale ben pensata e realizzata, anche senza uscire dall’Italia. Ci si accorgerà di visioni diametralmente opposte a quella sottesa al deposito di barche proposto 16 anni fa.

Ho avuto modo di studiare affondo la nostra realtà costiera e la questione del porto. Un’idea sulla quale credo si possa ragionare sia la possibilità di mantenere il numero di posti barca previsti, ma di dividere lo scalo portuale in almeno tre diverse aree connesse tra loro.

Questa soluzione avrebbe numerosi vantaggi:

  • Eviterebbe l’ostruzione dei torrenti, anzi ne utilizzerebbe il percorso quali aree verdi pubbliche che mitigherebbero l’impatto del porto e lo collegherebbero alle aree più interne attraverso un sistema di mobilità alternativa all’auto. Tale sistema raggiungerebbe l’area dei bracci oggi utilizzata largamente dagli sportivi, e la riqualificherebbe.
  • Le tre aree portuali sarebbero più piccole e facilmente integrabili con il lungomare, garantendo una diversa destinazione d’uso: un porticciolo per le attività turistiche (vela, sub, diporto) che necessità di tranquillità e sicurezza; un porto per i pescatori, magari con un suo pontile, per barche di piccolo taglio e attrezzature per il controllo; un porto per le barche di grossa dimensione.
  • La scelta di materiali alternativi al cemento, ove possibile, è più praticabile una volta premessa la scomposizione in almeno tre bacini portuali. Ciò garantirebbe una migliore integrazione visiva dell’opera e piacevolezza nella fruizione del porto da parte di tutti.
  • Conversione del lungomare, per il tratto portuale, in un vero asse attrezzato con attività ristorative, ricettive, di divertimento. Interessante sarebbe un portico con negozietti/laboratori da offrire in gestione agli artigiani presenti in città per promuovere verso l’esterno le risorse e i prodotti locali. Colà potrebbero realizzarsi eventi legati al mare, fiere, esposizioni, convegni…
  • Integrazione nel progetto portuale delle aree libere limitrofe. Fra tutte, in primis l’ex deposito ferroviario che si presta ad essere riqualificato come “villaggio del porto” per divenire una leva economica dell’intero intervento fatta di nuova edificazione sostenibile ed antisismica, social housing, una struttura alberghiera d’alto profilo, riconversione dei capannoni in spazi per la cittadinanza (laboratori di coworking, spazio Wi-fi libero, spazio espositivo, convegnistico e formativo, sedi per le associazioni che lo gestirebbero in economia, ecc…)
  • Interessanti ed originali possono essere delle proposte architettoniche uniche sulla costa come una piccola sala subacquea dove poter ammirare il fondale marino, a scopo scolastico e di divertimento turistico.

Aldilà delle sue possibili e molteplici declinazioni, tuttavia, quello che al momento serve è un dibattito sull’opera. L’urbanistica e l’architettura hanno il compito di rigenerare benessere e appartenenza ai nostri luoghi, più che realizzare piani regolatori. Auspico una totale trasparenza ed apertura alla comunità sul tema del progetto portuale.

 a cura di Guglielmo Minervino*

*architetto pianificatore urbanistico e territoriale, International Society of Biourbanism

Porto di Paola, quale natura per la struttura? Parla l’Architetto ultima modifica: 2014-07-05T09:13:15+02:00 da Redazione
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