L’argomento immigrati ormai da mesi è al centro dell’attenzione, soprattutto mediatica, in Italia, “problema” che le istituzioni e il governo cercano di risolvere alla bell’e meglio senza cercare di capire i bisogni e le vere motivazioni che ogni giorno spingono migliaia di stranieri ad approdare sui nostri territori. Immagini che si vedono in tv e che sembrano lontani dalla nostra quotidianità e dalle realtà dei piccoli paesi in cui abitiamo, ma così non è. Molti di loro vengono ospitati in case di accoglienza o in alberghi, anche a due passi da casa nostra. È il caso di Amantea, dove donne e uomini provenienti da vari stati dell’Africa vengono ospitati presso un conosciuto hotel.

C’è chi ha voluto conoscere le ragioni delle “fughe”, ed è andato proprio lì dove sono alloggiati, ad intervistarli, ponendo loro una domanda: «Perché hai lasciato l’Africa?». Virginio Gallo, sotto la cui guida si muove la compagnia teatrale “La Buffa”, con penna e taccuino alla mano si è spinto oltre quella porta di albergo, entrando, ogni volta che ci è andato, in una realtà completamente diversa dalla nostra. «C’è chi è scappato dalla guerra, chi ha perso tutta la famiglia, chi è fuggito da una morte quasi certa: uno di loro ha risposto dicendo: “Una delle usanze di dove vivo impone di uccidere un primogenito della “tribù” ogni 5 anni. Ne erano passati 4 e sono scappato in Italia”  ». Situazioni così diverse da quelle che siamo abituati a vedere e a vivere, che certe cose  ci lasciano letteralmente esterrefatti.

Non hanno un grado di cultura elevato, e interagire con loro non è facile, soprattutto perché non parlano un inglese “perfetto” e non c’è un traduttore che li aiuti. «Ci sono persone “positive”, che collaborano volentieri, altri invece sono più furbi, e cercano di trarre il loro tornaconto», ci dice Virginio. Esattamente come in Italia! Per non farli diventare invisibili agli occhi della città ha voluto coinvolgerli, la domenica della scorsa settimana, in una performance estemporanea in cui i ragazzi ospiti dell’albergo si sono cimentati suonando jambé e strumenti a percussione in piazza dell’emigrante ad Amantea. Performance che sicuramente verrà riproposta, e non è detto che non arrivi anche in teatro. Un modo di attirare la curiosità dei passanti facendoli riflettere sulla situazione che i giovani immigrati stanno vivendo con non poche difficoltà. Un sasso nello stagno che si spera generi un movimento di acque che svegli le coscienze e tolga quel velo di indifferenza tra i cittadini amanteani – ma non solo – e i popoli del mondo!

 

Incursione/percussione per la “questione immigrati” ultima modifica: 2014-11-20T21:29:12+01:00 da Asmara Bassetti