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[TELA DEL RAGNO] Il pentito: «Bruni voleva uccidere Mario Scofano»

Considerando che l’economia del clan era complementare a quella su cui si reggeva Paola, gli affari più grossi che Giuliano Serpa e suoi sodali potevano permettersi ruotavano tutt’intorno a ciò che era pubblico. Dagli appalti alle ristrutturazioni, fino agli interventi di manutenzione, non c’era opera messa in cantiere che non dovesse dare conto al sodalizio criminale.

Così è stato anche in occasione dei lavori che hanno riguardato la stazione di Paola, un’opera per la quale l’estorsione richiesta ha raggiunto cifre che la ditta, deputata ad eseguire i lavori in subappalto, non poteva permettersi.

«La somma che mio fratello Ulisse, insieme a Giancarlo Gravina, avevano richiesto all’ingegnere che si occupava dei lavori – ha dichiarato il collaboratore di giustizia – ha subito un forte ribasso durante la trattativa condotta presso l’Hotel Ostrica. A quel tempo ero da poco uscito dal carcere e, siccome eravamo nell’imminenza del periodo natalizio, quando l’ingegnere mi portò 20.000 euro sotto casa in una busta, chiamai Ulisse e Giancarlo per dividerli insieme». Proprio in relazione a questi comportamenti, aggravatisi fino a giungere a richieste estorsive persino sull’allora costruendo istituto alberghiero in via Sant’Agata, il Comune di Paola decise di costituirsi “parte civile” nel procedimento che vedeva alla sbarra Mario Scofano, boss che nel 2006 continuava a rappresentare il riferimento “formale” di Giuliano Serpa. «In occasione di quella presa di posizione, inviai a Roberto Perrotta (all’epoca sindaco di Paola, ndr) un “avvertimento”. Siccome stava schierandosi contro Scofano per l’estorsione a Siciliano, una mattina gli facemmo trovare una pallottola sul cofano dell’auto di sua moglie». L’escalation intimidatoria però s’arrestò improvvisamente, perché dal momento dell’avvertimento (Aprile 2006) all’arresto di Giuliano Serpa, scaturito nell’ambito dell’inchiesta “Missing” (Ottobre 2006) fino al pentimento dello stesso “intimidatore” (2007), passò pochissimo tempo.

La solidarietà che l’ex picciotto manifestava nei confronti del suo superiore, non era limitata alla sola interferenza nei confronti dei suoi oppositori istituzionali, bensì s’era già estesa anche all’interno del clan dove qualcuno aveva deciso di farlo fuori. «Michele Bruni era pronto ad uccidere Mario Scofano – ha dichiarato il collaboratore di giustizia – e per farlo era andato a studiarsi tutti i movimenti che lui compieva dal momento in cui smetteva di lavorare. A quel tempo lui era impiegato presso una ditta paolana, il cui titolare si era messo a disposizione per fargli ottenere le agevolazioni necessarie a farlo stare lontano dal carcere. In quell’occasione, insieme a Marcello Calvano, facemmo in modo che l’azione non si concretizzasse». Interrogato dal Pm Facciolla sulla questione, il pentito ha riferito che era usanza – a quel tempo – che l’imprenditore coinvolto nell’assunzione di Scofano, venisse ricambiato con favoritismi culminanti nel monopolio assoluto relativo alle vendite di materiale edile per tutte le ditte che operavano su Paola. Questione per la quale Facciolla ha concluso chiedendo: «Quindi ci guadagnava?»; sentendosi rispondere: «Si, ci guadagnava».

A proposito di guadagni, la storia più curiosa messa in luce da Giuliano Serpa, ha riguardato i festeggiamenti in onore del Santo Patrono della città, occorrenza religiosa che si tramutava in ghiotta occasione estorsiva. «Non abbiamo mai chiesto soldi ai bancarellari – ha detto Giuliano Serpa – perché gli introiti che consideravamo importanti erano quelli delle giostre. A quel tempo, per nostro conto agivano i Foggetti di Cosenza che, in veste di esattori, raccoglievano da ogni giostraio la quota relativa al suo spazio e poi venivano a consegnarcela integralmente a me, Ulisse e Giancarlo Gravina», unici referenti di quel “mercato” esclusivo. «Se capitava l’annata storta – ha concluso l’ex picciotto – e magari il maltempo condizionava la festa, ci accontentavamo di cifre complementari ai giorni di lavoro».

About Francesco Frangella

Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.

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