Non si arresta l’onda lunga originatasi nell’immediatezza della trasmissione “Presadiretta” che, con la puntata intitolata “Tesoro Italia” – andata in onda su Rai 3 domenica scorsa, tra la prima e la seconda serata – ha trattato anche l’argomento relativo alla frana che persiste lungo la collina su cui sorge l’ospedale di Paola.
A soffiare nel ciclone è nuovamente Giorgio Sganga che, con i suoi dubbi, indirizza il tempestoso cono laddove – fino ad oggi – molti accusatori del suo operato sembravano essere al riparo, ovvero su quel “parcheggio abusivo” posto al vertice del fronte franoso. Forte delle sue relazioni tecniche, Giorgio Sganga si domanda: «Come sia possibile che il geologo incaricato dall’Asp, sia lo stesso che mette in evidenza le mie presunte malefatte. Quello che stride è la totale consegna della fiducia solo ad una delle parti coinvolte nella causa che mi riguarda. Com’è possibile che ne emerga un punto di vista ponderato? Ho costruito avendo tutte le autorizzazioni di legge e successivamente ho fatto mettere i gabbioni perché il Comune di Paola, dopo apposito sopralluogo, mi ha “ordinato” di mettere in sicurezza il sito».
«E l’Autorità di Bacino che fa? – si domanda il professionista – Studia le frane ma interviene a modificare e/o integrare il PAI soltanto per tre anni! E la Protezione Civile? E la Magistratura che potrebbe ingiungere provvedimenti d’emergenza?».
Eppure, già nell’agosto del 2011, i tecnici incaricati dallo stesso Sganga avevano avvertito della «Condizione continua di allentamento che (il riferimento è al costone successivamente franato, ndr) gli conferisce in questi tratti la caratteristica di materiale al limite di stabilità. Inoltre, nelle aree con valori di pendenze più accentuati e con locali rotture di pendio si riscontrano una serie di impluvi ad incisione marcata, dove si raccoglie gran parte delle acque di ruscellamento. Questi impluvi, data la loro particolare morfologia, fanno ipotizzare un loro regime torrentizio in occasione di situazioni metereologiche particolari (piogge intense e prolungate) con la possibilità, in tali situazioni di fenomenologie, di trasporto a valle di cospicui volumi di materiale solido». Mentre i suoi ingegneri, appena un mese dopo, riferendosi alla possibilità di “messa in sicurezza” del costone franato scrivevano: «Per la stabilizzazione del movimento profondo (dello strato sottostante la superficie “visibile”, ndr) occorrerebbe ricorrere a soluzioni strutturali particolarmente onerose ed economicamente insostenibili per l’iniziativa privata e tra l’altro interessanti superfici non di proprietà della committenza».
Tutto questo mentre sarebbe acclarato che l’Asp, con un provvedimento non soggetto a controllo, abbia conferito un incarico professionale per studio geologico della frana cittadina proprio a Carlo Tansi, deliberandone la liquidazione, da lui fatturata il 29 luglio scorso, con € 25.617,36 (netti). Cosa che avrebbe potuto essere considerata dai redattori della trasmissione di Iacona, almeno per quanto riguarda il minutaggio e il protagonismo da concedere a ciascuno. (continua…)
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