Il geologo incaricato dall’Asp in merito allo smottamento che sta interessando la collina su cui si erge l’ospedale “San Francesco” di Paola, Carlo Tansi, ha inteso replicare all’articolo apparso su questa testata in data 15.01.2015 avente come titolo: Frana Ospedale Paola, Sganga parla mentre Tansi si è pagato (cliccando sul testo in blu si apre il link relativo al pezzo).
Pertanto, ricevuta nel pomeriggio di quest’oggi, la missiva del geologo viene di seguito pubblicata.
Leggo l’articolo a firma del Dott. Francesco Frangella, apparso il 14 gennaio 2015 sul sito internet www.marsilinotizie.it all’indirizzo https://www.marsilinotizie.it/frana-ospedale-paola-sganga-parla-mentre-tansi-si-e-pagato/, in riferimento alla frana che minaccia l’Ospedale di Paola, che titolava “Frana Ospedale Paola, Sganga parla mentre Tansi si è pagato”, e replico.
L’ospedale di Paola è seriamente minacciato da una frana in piena attività che ha già quasi completamente distrutto il muro sottostante di recinzione, determinando un vistoso abbassamento del parcheggio. Un ulteriore evoluzione della frana potrebbe prefigurare il crollo del parcheggio e di un conseguente sgombero-trasferimento dell’ospedale. L’area è classificata R4, massima categoria di rischio, dove come recita la normativa PAI “esistono possibilità di perdite di vite umane”. Per questo motivo, subito dopo la frana del 2 febbraio 2013, l’Asp di Cosenza, ha ritenuto opportuno – come risulta dalla delibera di incarico n.63/2013 (pubbl.Albo Pretorio Asp CS 26.4.13) – “procedere ad uno studio geologico del versante con l’affidamento di incarico professionale esterno ad un Geologo, essendo tale figura professionale non presente in Azienda” e conferire a me tale incarico.
L’Asp pertanto – considerata la grave minaccia per una struttura di importanza strategica come l’ospedale ed essendo sprovvista di Geologo – non poteva non avvalersi di una collaborazione esterna: aveva incaricato me probabilmente per l’esperienza, professionale e scientifica, maturata nello studio delle frane e nella gestione di altre migliaia di fasi emergenziali. Attraverso continui rilevi di campagna e l’esecuzione di sondaggi geofisici, dallo studio si è stabilita l’estensione in superficie e nel sottosuolo della frana, per stabilire se, nella sua evoluzione, poteva propagarsi fino all’ospedale, minacciandone la stabilità.
Essendo stato incaricato dall’Asp dovevo tutelare gli interessi di una azienda pubblica e quindi dei contribuenti, compresi i Paolani che, con le loro tasse, pagano gli ingenti danni che la frana ha causato e continua a causare all’ospedale. Frana che ha causato altri danni poiché ha investito la sottostante Via Telesio e che potrebbe causare anche lo sbarramento del Torrente San Domenico, prefigurando un effetto-diga che mette a rischio l’incolumità delle persone che frequentano gli edifici sottostanti, compresa la struttura scolastica. I miei studi hanno evidenziato una grave situazione di cui, sin dall’estate 2013, ho informato le autorità competenti, sollecitandole a porvi rimedio; essendo i miei allarmi rimasti inascoltati, le prime piogge invernali hanno riattivato la frana: nella serata di una piovosissima domenica di fine novembre 2013 sono stato informato dal sindaco Ferrari che la situazione degenerava e mi sono precipitato all’ospedale, dove accertavo la frana aveva subito un notevole movimento allargandosi e minacciando, a monte, l’ospedale e, a valle, il torrente. Ho contribuito a coordinare gli interventi in emergenza, fino all’una di notte, di concerto con la protezione civile e con l’ufficio tecnico del comune.
E questo è stato solo uno dei 52 sopralluoghi tecnici ed in emergenza che ho effettuato, anche di sabato e di domenica, di giorno e di notte, per vigilare sulla sicurezza, non solo dell’ospedale di Paola ma, su richiesta del Prefetto di Cosenza – inoltratami nella riunione urgente tenutasi pochi giorni dopo – sull’intera area in esame: nella riunione ero stato incaricato di installare sofisticati sensori nei pressi dell’ospedale che, in caso di movimenti della frana, inviano sms di allerta in base ai quali le autorità competenti possono sgomberare le aree intorno alla frana dove è a rischio l’incolumità delle persone. Ho trascorso quasi 14 mesi di lavoro, oltre che a vegliare h24 sull’incolumità delle persone, anche per tutelare nelle sedi giudiziarie gli interessi dell’Asp, e quindi di tutti noi contribuenti: non è giusto che paghi sempre Pantalone, ed è legittimo che l’Asp sia risarcita del danno quasi certamente causato da chi ha sventrato una intera collina a rischio “R4”. Per tutta l’attività che ho svolto in quasi 14 mesi di lavoro, rispetto all’onorario complessivo indicato nel suo articolo (circa 25.600 euro), voglio precisare che ho percepito 10200 euro, circa 700 al mese, a cui si aggiungono 13300 euro di spese vive che ho sostenuto per realizzare i sondaggi geofisici e l’acquisto, l’installazione e la gestione degli strumenti per il monitoraggio che, come risulta dalla parcella, resteranno nella disponibilità dell’Asp. All’onorario, redatto secondo i prezziari ufficiali vigenti, è stato anche applicata una riduzione del 25%.
I risultati del mio lavoro sono riportati nella relazione geologica – scaricabile da chiunque dal gruppo facebook “LA FRANA DELL’OSPEDALE DI PAOLA (by Carlo Tansi)” – che descrive dettagliatamente e con rigore scientifico, tra varie cose, non solo tutte le cause che hanno determinato la frana e documenta, con tanto di foto aeree storiche, che il terrapieno adibito a “parcheggio” adiacente l’ospedale che secondo il Sig. Sganga avrebbe generato la frana, era lì presente almeno dal 1991, come ricorderanno tutti i Paolani; non è un caso che, dal 1991 ad oggi, solo a seguito degli sbancamenti, avvenuti dopo il 2011, la frana si è generata proprio a partire da quell’area, propagandosi poi verso monte e abbattendo lo stesso terrapieno. Sono della stessa mia opinione non solo la massima autorità istituzionale in materia di rischio idrogeologico, l’Autorità di Bacino, come risulta dai pareri allegati alla mia relazione, ma anche la magistratura, che per questo ha chiesto il rinvio a giudizio per i proprietari della villa, i progettisti da loro incaricati, e gli esponenti dell’UTC di Paola che verosimilmente hanno consentito ai privati realizzare tutto questo. Nessuna richiesta di rinvio a giudizio è stata inoltrata per tecnici e dirigenti Asp dal momento che l’Azienda, invece, è parte lesa avendo subito gli ingenti danni indotti dallo sbancamento della collina.
Amo la mia Terra e da anni denuncio a spada tratta i soprusi, non solo ai media, ma anche a varie procure. Non mi poteva sfuggire l’occasione irripetibile di richiamare l’attenzione dei, ai miei “amiconi della Rai”, la frana dell’ospedale di Paola, che rappresenta l’emblema di una pessima gestione del territorio da trasferire all’opinione pubblica e lo spaccato di una cultura di cui dobbiamo liberarci se teniamo davvero allo sviluppo della splendida Terra che dobbiamo tramandare ai nostri figli. Quale altro interesse avrei avuto nel denunciare questo ennesimo abuso del nostro territorio? Ho soltanto fatto fino in fondo il mio dovere tutelando gli interessi dell’Asp e di tutti i contribuenti, compreso i contribuenti Paolani, e compreso il Dott. Frangella che ringrazio per avermi dato la possibilità di replicare.
Carlo Tansi, geologo
Marsili Notizie Sito di Notizie sommerse e di informazione attiva
