Pino Gamberale è il presidente della sezione paolana dell’associazione di volontari più “sanguigna” d’Italia, quella che con il suo operato – quotidianamente – contribuisce alle riserve di plasma dispensate dal servizio sanitario nazionale ai tanti che ne hanno bisogno. È un uomo da anni impegnato nel volontariato e, per questa ragione, ha dovuto spesso confrontarsi con i limiti insiti nell’operare senza scopo di lucro, senza bilanci elettorali o appetibilità di convenienza. Da tempo e in ossequioso silenzio, rispetta la trafila burocratica necessaria a mettere la sua associazione in condizione di poter agire autonomamente, senza l’ostacolo delle barriere architettoniche che, per un’iniziativa che si propone di culminare in un vero e proprio “Centro di Raccolta” del sangue, possono consistere anche nelle dimensioni di una sede.

Per questa ragione, Pino Gamberale ha inteso esprimere la sua amarezza: «Perché dal 2011 – ha detto il presidente paolano dell’Avis – abbiamo fatto domanda per la concessione di uno spazio fisico necessario alla nostra attività. Qualcosa sembrava essersi mosso allorquando, in un incontro informale con il direttore generale della Provincia, era stata prospettata l’ipotesi di poter usufruire di due locali ubicati all’interno dell’edificio dismesso dall’istituto professionale di Rione Colonne. Tuttavia a quell’accordo verbale non è seguita nessuna azione formale ed io, insieme ai quasi cinquecento donatori che sul territorio paolano sono iscritti nelle nostre liste, mi trovo nelle condizioni di dover operare senza una sede. La questione è molto seria – ha continuato Gamberale – al punto che sul finire dello scorso anno avevo deciso di gettare la spugna. Poi però ho pensato ai due ragazzi che potranno essere coinvolti nel progetto di servizio civile approvato (e quindi finanziato dal Ministero dell’Interno, ndr) per la nostra associazione, all’esperienza di un anno nel settore di un volontariato che letteralmente “da il sangue” per il prossimo. Pertanto mi sono detto che era importante continuare, anche per offrire un’occasione retribuita a persone che in ambito locale non vedono prospettive. È una goccia nel mare, ma vale la pena lottare per poterla offrire in dono agli ideali di solidarietà e condivisione su cui si basa la nostra associazione. Senza una sede, il rischio di non poter svolgere quest’anno di servizio civile è alto, spero che la politica comunale e provinciale si renda conto dell’occasione che rischia di andare perduta».

Senza sede l’ Avis-Paola rischia ultima modifica: 2015-01-28T17:35:28+02:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.