Avrebbe dovuto tenersi ieri 2 marzo presso la Corte di Assise di Cosenza il processo relativo all’inquinamento della Valle dell’Oliva, che vede imputato l’imprenditore amanteano Cesare Coccimiglio, accusato di disastro ambientale e avvelenamento delle acque, ma il tutto è slittato al 21 aprile prossimo.
Ciò a causa dello sciopero indetto dalla Camera Penale di Cosenza relativo alla Legge 244/2007, e del D.M. 55/2013, che ha reso obbligatoria dal 6 giugno 2014 la fatturazione elettronica per tutti i rapporti con le Amministrazioni dello Stato, che sta determinando il mancato pagamento dei compensi per l’attività difensiva svolta nei riguardi degli Avvocati.
L’ultima udienza riguardante il Fiume si era tenuta presso la stessa Corte lo scorso 23 gennaio, durante la quale erano stati ascoltati Giovanni Fusaro della Guardia Forestale, l’agente del Corpo Forestale dello Stato Ferraro, e Maria Antonietta Pignataro, comandante della polizia provinciale di Cosenza. Quest’ultima aveva dichiarato di aver preso in considerazione le testimonianze di 57 persone titolari della licenza di pesca della zona nei pressi del fiume in questione, e 17 nuclei familiari che ne utilizzavano le acque sotterranee, di cui 8 riscontrerebbero delle patologie tumorali, anche se 6 sarebbero ancora da accertare.
Tra i sei testimoni che avrebbero dovuto figurare in tribunale ieri, anche il dottor Giacomino Brancati, all’epoca Consulente Tecnico D’Ufficio presso la Procura all’interno dell’indagine relativa all’inquinamento dell’Oliva. Anche lui come gli altri teste verrà ascoltato il 21 aprile.
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