Le accuse formulate dal Procuratore della Repubblica di Paola, il dott. Bruno Giordano, inerenti il quadriennio di depurazione riservato alle acque del litorale tirrenico cosentino nel periodo a cavallo tra il 2008 e il 2011, con il passare dei giorni acquistano maggiore consistenza.

Come anticipato nei giorni scorsi, al vaglio degli inquirenti ci sarebbe il comportamento di alcuni soggetti che, sia per parte “privata” che per parte “pubblica”, avrebbero riscosso le somme necessarie alla manutenzione degli impianti, non ottemperando ai loro doveri. È quindi con l’accusa di “truffa” che, due responsabili comunali di Paola e Fuscaldo, sono stati coinvolti nelle indagini della Procura, già concentrata a verificare il comportamento di Domenico Albanese (ex amministratore unico della Smeco), Raffaele Romeo (l’amministratore subentrato allo stesso Albanese nella gestione della società) e Rosaria Rita Mazzacuva (liquidatore della stessa società).

Giovanni Neve e di Agostino Scofano, rispettivamente per conto degli uffici del settore Tecnico manutentivo del comune di Paola e di quello all’Urbanistica e Ambiente del comune di Fuscaldo, avrebbero partecipato, in concorso ai tre referenti della Smeco, ad una truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Per un ammontare complessivo di oltre 250.000 euro, i cinque membri del presunto sodalizio, avrebbero favorito l’inquinamento organico delle acque del mare dei due comuni tirrenici. Stanti gli accertamenti degli inquirenti, a Paola avrebbero riscosso 168.399,95 euro e a Fuscaldo 82.000, fondi erogati dalla Regione Calabria nell’ambito dell’accordo di programma quadro “Tutela delle acque e gestione integrata delle risorse idriche”. Soldi che si sarebbero dovuti spendere per qualificare gli impianti di depurazione che invece, nella realtà dei fatti acclarati con le indagini, rimanevano fatiscenti e incapaci di trattare persino i cicli ordinari.

I danni all’ambiente e quelli al comparto economico legato al turismo estivo, probabilmente saranno computati nell’arco del processo, perché nonostante tutto prenda avvio da una truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, negli anni presi in esame – e purtroppo anche in quelli successivi – il progressivo deterioramento dell’immagine del Tirreno cosentino, ha gravato sulle tasche di tutto l’indotto economico. Quasi la totalità degli stabilimenti balneari della costa lamentano, da tempo, la mancanza di turisti determinata dal cattivo stato dei luoghi di vacanza e, a cascata, ogni esercente di attività private ha visto erodersi il proprio bacino di clienti.

Nonostante questo rinnovato interesse però, la situazione non accenna a cambiare radicalmente, perché nella giornata di domenica – almeno a Paola – il mare ha palesato nuovamente uno stato di compromissione ambientale. Documentato da molti cittadini, come sovente accadeva negli anni su cui la Procura vuole far luce, il triste fenomeno delle «“strisce” ripugnanti», si è verificato nuovamente.

[Paola] Accusa di truffa sui depuratori: I nomi che la Procura vuole “a Giudizio” [con VIDEOREPORT] ultima modifica: 2015-05-26T14:09:19+02:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.