strisce ripugnanti

Paola – « Strisce ripugnanti » sotto costa. Al via il processo

Nonostante la situazione odierna, che ha registrato la ricomparsa di un fenomeno che qualcuno – in sede di pubbliche adunate – si ostina a definire «smantellato» con la rimozione di un certo gestore del servizio di depurazione e di quello idrico (e del quale daremo conto, approfonditamente, nei prossimi giorni), un primo passo formale per fare chiarezza, perlomeno sul passato puzzolente del mare tirrenico cosentino, sta per compiersi.

Per quanto riguarda le probabili cause dell’inquinamento marino lungo la costa del Tirreno cosentino, c’è un’espressione che meglio di ogni altra rende l’idea del fenomeno. Ed è una frase cristallizzata nella formulazione di un’accusa, formalizzata dalla Procura di Paola, i cui destinatari dovranno iniziare a rispondere in aula dal prossimo 9 giugno. «La durata in termini temporali e l’ampiezza in termini spaziali dell’attività d’inquinamento, il dilavamento dei corsi d’acqua superficiali dove sono stati sversati i liquami, l’immissione nel mare di migliaia di tonnellate di liquami non trattati, e l’andamento delle correnti marine, hanno prodotto il permanere per mesi e mesi di strisce ripugnanti lungo la costa». Un concetto che, indipendentemente dalla contrazione temporale della situazione (indicata in “mesi e mesi” quando – forse – si potrebbe parlare di un tempo ulteriore, magari scomodando oltre al passato, anche il presente e il futuro), certifica la necessità di un’azione giudiziaria contro coloro che, anche a detta dell’assessore Paolo Siciliano, avevano: «Rovinato il mare di Paola». E non solo, perché a Fuscaldo ci sono tre indagati che, a settembre, dovranno presentarsi dinnanzi al giudice delle indagini preliminari per rispondere all’accusa di truffa, formulata dal procuratore titolare del fascicolo, Bruno Giordano, e confermata dal rinvio a giudizio predisposto dai magistrati.

Tra qualche giorno, Gessica Lilia Plastina, Domenico Albanese, Raffaele Romeo e Maria Rita Mazzacuva dovranno sedersi alla sbarra e difendersi. Il processo a loro carico è basato su contestazioni relative agli impianti di depurazione che, scendendo da nord, comprendono i comuni di Tortora (dove il contratto tra le parti prevedeva l’esborso comunale – quindi con i soldi dei cittadini – per un importo annuo di 55.440 euro), Santa Domenica Talao (13.200), Santa Maria del Cedro (8.524), Verbicaro (20.397), Belvedere (224.000), Sangineto (59.411), Cetraro (211.750), Fuscaldo (150.000), Paola (1.360.560), Belmonte Calabro (17.600), San Pietro in Amantea (8.400), Aiello Calabro (14.056), Serra Aiello (14.489) e Cleto (8.580). Cifre pubbliche, spese annualmente dalla amministrazioni comunali che, se sommate insieme, danno un totale di 2.166.367 euro. Numero che, moltiplicato per gli anni sotto inchiesta (il quadriennio dal 2008 al 2011), arriva a toccare l’esorbitante quota di 8.665.468 euro. Soldi che, a fronte del servizio erogato in quel periodo, paiono spesi inutilmente.

About Francesco Frangella

Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.

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