Gli occhi lucidi scorrevano schermate biancazzurre, quasi fossero il presagio di una tragedia cittadina, il Sindaco Baracca del Rampante Cavallino non poteva capacitarsi dello sgarbo ricevuto. Chilometri di pellicola sbobinata giacevano in terra, sul nastro arrotolato attorno alle caviglie erano impresse immagini, momenti, intrisi di una tristezza che soltanto un “bello di mamma sua” poteva interpretare con lo sguardo corrucciato. Una sorta di gaffe minuziosamente documentata aveva preso corpo, dal proiettore acceso si irradiava nella stanza muta; mostrava, con lucida freddezza, il momento di un’effusione clandestina, una stretta di mano che senza spiegazione appariva come il celebre bacio dell’iconografia cattolica.

《Perché, Dio mio, perché? 》, piangeva il sindaco della città con il nome di donna, 《Cosa ho fatto di male? Quando ho lasciato che tutto questo accadesse?》.

E mentre le lancette giravano attorno alle ore, un pensiero di vendetta tormentata lo sventurato. 《Se prendo la combinazione giusta, la farò pagare a tutti. Per primo a quello sgradevole e ritardato che degrada una professione che non conosco. Lo inchioderò alle sue responsabilità di scribacchino e, insieme a lui, renderò amara la vita di quelli che ne condividono l’operato 》. E mentre ad alta voce si lagnava, sulla tastiera digitava frasi sconnesse, prive d’ogni senso razionale. Poi le condivideva con gli amici i quali, un po’ per compassione e molto per ruffianeria, lo vezzeggiavano con attestati di solidarietà che mai si sarebbero tramutati in in nuovo consenso elettorale.

Era davvero finita e col passare delle ore, nonostante la sua carica apicale, l’arrivo del crepuscolo si fece opprimente. Baracca del Rampante Cavallino s’addormentò ed in sogno, quasi fosse un richiamo dell’inconscio, una voce gli parlò.

《Stai preparando il contrattino per Eusebio Cialtrone? Hai già garantito il posticino a Dionigi Colalallà? Stai per caso cercando consensi glissando sugli abusi? Vorresti far credere a tutti che lassù, in cima al San Settembrino, sei tu che comandi? Ma per favore! Se non la smetti, tutta questa ipocrisia ti si ritorcerà contro e, a quella stretta di mano plateale, ne seguiranno molte altre di nascosto. Ti stanno facendo la pelle Baracca, e tu lo sai, non puoi fidarti più di nessuno. Nemmeno di…》.

Di soprassalto e sudato, con le ascelle ricoperte da un ignobile alone, il giovane sindaco balzò in piedi sul letto. Gli occhi strabuzzati fissavano il vuoto e la mente roteava attorno a quel sogno così strano. 《Non posso fidarmi di nessuno, di nessuno!》. Gridato quest’ennesimo e insulso slogan, il sindaco aprì la finestra e gettò uno sguardo torvo sulla città con il nome di donna, dopodiché esclamò: 《Nessuno escluso! Me la pagherete tutti!》.

In quell’istante una Ciavola si posò sul davanzale della finestra e, cinguettando diede il suo saluto all’uomo veemente. Ma proprio perché era fuori di sé, con un pugno ben assestato, Baracca del Rampante Cavallino schiacciò il volatile. 《Tu, miserabile uccello, sei il primo! Adesso farò i conti con tutti, non posso fidarmi più di nessuno》.

E così dicendo si avviò verso il San Settembrino.

 

Avete appena letto il IV capitolo di “Città con il nome di Donna” (romanzo a puntate). Ogni riferimento a fatti, cose o persone è del tutto casuale.

Una lacrima in una stretta di mano ultima modifica: 2015-05-30T14:40:14+02:00 da Giampiero Delpresepe
Giampiero Delpresepe

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Autore "collettivo", nominato caporedattore della Testata on-line Marsili Notizie, mi occupo dello scibile in generale, con particolare attenzione alla Politica.