Sembra incredibile ma è questa la sensazione che pervade lo stato d’animo, di tanti italiani, nei riguardi di migliaia di bambini, donne e uomini, costretti a fuggire da morte certa. Da quei paesi che l’Europa voleva liberare dalle dittature.
Certo, siamo di fronte ad una migrazione biblica: la guerra, la fame, la sete; sono più forti della consapevolezza di poter morire in mare. Eppure quel detto, “italiani brava gente” – se è mai esistito – è scomparso dal comune sentire. Anche quei tanti che si battono il petto, e parlano d’amore, sono tra coloro che applaudono Salvini e compagni.
Personalmente, viaggio e soggiorno spesso in altre città, mi rendo conto che vi è una inevitabile avversione verso gli immigrati: colpa sempre della furbizia italiota, che riesce sempre e comunque ad intrufolarsi anche nelle cose più miserevoli per fare soldi ed affari, con l’ormai collaudato appoggio – se non asservimento – della politica e dei suoi esponenti.
Oggi ascoltiamo i governatori di Veneto, Lombardia, Liguria, che alzano le barricate contro eventuali nuovi soggiorni per immigrati. Ma il voler addossare agli Eritrei, ai Siriani – ed ai tanti popoli che cercano solo di sopravvivere – i nostri problemi economici, è fuori da ogni logica.
Si potranno affondare le barche, sparare cannonate, ma il flusso non potrà essere fermato, poiché solo chi non ha mai visto alcuni paesi dell’Africa e le loro condizioni di vita, pensa di poter far fronte alla disperazione con le felpe e gli slogan.
Serve una nuova cultura della politica immigrazione. Da tempo come ASMEV, sebbene noi siamo una piccolissima associazione, riusciamo a visitare gratuitamente tutti quegli immigrati che ci vengono segnalati dai centri di accoglienza.
Vedere però, dopo mesi, quei ragazzi buttati sui marciapiedi tra Amantea e Longobardi, fa rendere conto della disorganizzazione politico-amministrativa. Qualche sindaco virtuoso ha capito la possibilità di utilizzare gli stessi soggetti, temporaneamente, in attività lavorative utili alla comunità, senza cadere nella retorica dello sfruttamento: considerato che vengono ospitati nei vari comuni, anziché sentirsi frustrati ed inutili, l’impegno sociale servirebbe a costoro anche per la loro dignità.
Una nota locale, premesso che ad alcuni sicuramente le mie affermazioni daranno fastidio: mi rivolgo agli amministratori.
Anni fa, come assessore della giunta Bruno-Ganeri, riuscimmo ad acquisire lo stabile di Piano Torre, ma ad oggi di nuovo sta diventando un rudere. Inoltre, in Rione Colonne, l’ex dormitorio delle ferrovie è diventato un rifugio pericoloso per senza fissa dimora ed alcolizzati, igienicamente dannoso.
Con minima spesa, potrebbero essere adattati a ricoveri di emergenza. L’ASMEV può fornire gratuitamente le consulenze mediche, alcune associazioni di volontariato potrebbero supportare le necessità minime
Ribadisco l’uso “temporaneo” degli stabili, finalizzato all’emergenza.
Sarebbe il caso di ricordare che Paola si glorifica del nome di un Santo “dei bisognosi”.

Paola – Cosmo De Matteis: «Non lasciamo che tutto anneghi» ultima modifica: 2015-06-08T19:17:48+02:00 da Cosmo De Matteis