«La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24431/2015, ha stabilito che inserire un commento su una bacheca di un social network significa dare al suddetto messaggio una diffusione che potenzialmente ha la capacità di raggiungere un numero indeterminato di persone, sicché, laddove questo sia offensivo, deve ritenersi integrata la fattispecie aggravata del reato di diffamazione».

Questo passo, estrapolato da un sito che si occupa di argomenti legali (clicca qui per accedervi), è la necessaria premessa che introduce ad un argomento delicato, per il quale – forse più di un cittadino – potrebbe “leggere” certe questioni con un occhio diverso.

Le possibilità dischiuse dallo strumento che molti continuano a presentare come l’ennesima “Meraviglia del Mondo”, enfatizzando la libertà e la democrazia di cui internet sarebbe vicario, dovrebbero essere amministrate con saggezza. Soprattutto considerando il fatto che l’amplificazione digitale delle notizie è rivolta, potenzialmente, ad un numero illimitato di utenti.

Di vademecum riservati al comportamento da tenere sulla rete, molti studiosi si sono affannati a scriverne. Cultori di discipline scientifiche, sociali e pedagogiche, antropologi, ingegneri informatici , “esperti” raccolti in un elenco tale da perderne il conto, hanno espresso pareri e fornito “strumenti” per un corretto uso del mezzo internet.

Eppure, nonostante l’esecutivo di Basilio Ferrari brilli per titoli accademici e patenti professionali, sembrerebbe che di queste nozioni non abbia voluto saperne. Non abbia voluto approfondirne i risvolti e gli effetti contemplati, sperimentati e quindi inseriti in un sistema di regole che – invece – dovrebbero essere conosciute.

Promulgare bugie è un’attività che, se venisse fatta da un giornalista, costerebbe ore ed ore di dibattimento in tribunale e si concluderebbe – quasi con certezza – in una condanna.

americani invisibili

Il messaggio ostentato su Facebook dal vicesindaco

Siccome tra i più loquaci membri dell’amministrazione c’è il vicesindaco Francesco Sbano, delegato anche al “turismo ed allo spettacolo” (ma più visibilmente simile ad un “Tour Operator”), i suoi interventi sul web sono diventati un vero e proprio tormentone, perché spesso difformi dalla realtà di un riscontro tangibile. Dopo aver sistemato l’ingresso a nord della città, il giovane oculista (che non ha visto i confini di Paola perché lo svincolo “sistemato” ricade nel territorio di Fuscaldo) ha iniziato a posare gli occhi anche su cose che poi, all’atto pratico, sono risultate “invisibili”. Ultima in ordine di tempo, la pre-visione di un pullman con 50 americani che – alle 11.00 di ieri mattina – sarebbe dovuto “attraccare” nei pressi del centro storico per una visita alla “Casa Natale del Santo”. Allertati dunque tutti i commercianti, che di buona lena si sono predisposti all’evento, dei 50 statunitensi – all’orario pre-visto dal vicesindaco – non ce n’è stata traccia. Poco importa se, nel pomeriggio, il “Vice” (come lo apostrofa amichevolmente il consigliere Serpa) ha mostrato alla rete un messaggio che – scritto da una certa Simona – giustificava l’assenza e proponeva un ritardo.

Tutti quegli esercenti rimasti a bocca asciutta, da ieri potrebbero iniziare a pensare alla sentenza della Cassazione.

Paola – Americani invisibili nel Centro Storico domenicale ultima modifica: 2015-07-13T19:26:32+02:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.