Questa città di Paola, ai tempi del (secondo) dissesto, sta facendo storcere il naso a molti. Di indigeribili motivi per rodersi il fegato, ai cittadini ne vengono offerti – senza soluzione di continuità – da circa tre anni. Se alla data del 29 ottobre 2012, giorno in cui venne dichiarato il “fallimento” del comune ereditato da Roberto Perrotta, la stragrande maggioranza dei paolani era stata indotta a celebrare l’evento come fosse la panacea di tutti i mali, oggi – a distanza di quasi trentaquattro mesi – ognuno sta avvertendo nelle proprie tasche il salasso che ne è conseguito. Indipendentemente dalla possibilità di perseguire vie alternative, comunque confluenti verso il target del “risanamento” (vedasi il famigerato decreto Monti invocato in aula dallo stesso ex sindaco), la scelta di Basilio Ferrari era stata giustificata come l’unica idonea ad un rilancio in tempi brevi.

Passati novecentocinquantacinque giorni da quel fatidico consiglio comunale, considerando il dissanguamento tributario che ne è conseguito, ben poco dell’auspicata rinascita è stato posto all’attenzione dei paolani. Anzi, ci sono circostanze che indurrebbero a pensare ad una clamorosa e inopportuna retromarcia su più versanti. Disillusi dalla pressione fiscale e scontenti per l’attuale inconsistenza interventista, i cittadini starebbero soltanto contando il tempo che rimane prima di una prossima consultazione elettorale.

Tra coloro che sfogliano il calendario con ansia crescente, c’è Francesco D’Angiò, assessore ai tempi della sindacatura di Franco Argentino.

«Il dato che rilevo con amarezza – ha detto D’Angiò – riguarda lo stato di totale lassismo nel quale langue l’azione di coloro che dovrebbero amministrare. Mettendo da parte le annose controversie riguardo la sporcizia del mare, ci sono altre cose che da cittadino mi colpiscono. Una è lo stato indecoroso delle strade: buche ovunque e segnaletica a terra ormai invisibile. Per non parlare dell’inconsistente trattamento riservato ai bidoni dei rifiuti. Io vivo in via Sant’Agata e non posso esimermi dal constatare l’incuria dei contenitori per la raccolta indifferenziata. Non vengono lavati da tempo e il fetore che emanano è indescrivibile. Siccome questi sono servizi che vengono già prepagati in bolletta, mi domando fino a quando si penserà di poterli procrastinare adducendo come scusa il dissesto che, però, non c’entra niente».

Incuria di Paola – «Il dissesto non c’entra niente» ultima modifica: 2015-08-14T19:47:22+02:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.