Il consiglio comunale che ha avuto luogo tre giorni fa a Paola, ha lasciato una mole di questioni irrisolte sul piano di determinati atteggiamenti, tenuti dall’attuale maggioranza di governo della città, nei confronti delle classi meno abbienti. Perché, indipendentemente dalla voglia di chiudere presto il discorso sulla rimodulazione di tasse e tariffe, è parso quantomeno opinabile il modo con il quale è stata “liquidata” la proposta di sospendere i lavori consiliari per dare modo, ad una delegazione di rappresentanti degli operai in protesta sul tetto della stessa aula “Lo Giudice”, di esprimere le ragioni della loro agitazione.

Strano, soprattutto alla luce delle motivazioni addotte per opporre un rifiuto all’istanza della minoranza, che li avrebbe voluti ascoltare prima di ogni discussione su cifre da appioppare ad acqua, spazzatura e quant’altro, a servizio dei paolani. La maggioranza, col suo esponente consiliare apicale, s’è limitata a prendere atto della presenza di quei disperati, rimandandone l’audizione al termine del consiglio e – soprattutto – al chiuso di una stanza dove solo i capigruppo hanno potuto accedere. Le ragioni di questa scelta sono state corroborate da una richiesta di intervento delle forze dell’ordine, invocate – manco fossero un’agenzia di sgombero – per liberare il tetto da quei disturbatori. Per “nettarlo” da quelle macchie di realtà che certificavano una sporcizia indelebile nel sogno perfetto di chi si limita ad amministrare declamando slogan come “anche questa è Paola”.

Fortunatamente, gli agenti delle forze di polizia sono uomini veri, persone con sentimenti che volano alti rispetto all’attitudine monarchico reggimentale di politicanti buoni solo a declamare “ordine e disciplina” a parole, perché nei fatti deliberano guazzabugli talmente orrendi da dover essere “ritirati”. Proprio da un ispettore della Polizia è forse giunto il commento più genuino, la presa di posizione più autentica dedicata a quei padri di famiglia impossibilitati finanche a comprare il pane per i propri figli. Da uomo dello Stato, da persona perbene che ha visto la disperazione di un gruppo provato dal sole cocente di luglio e dalle notti passate all’addiaccio di Largo “Perrimezzi”, l’ispettore in questione ha scritto: «Io non sono Paolano…ci lavoro da oltre 20 anni e per quanto possa conoscere tanta gente non mi sono mai sentito parte di questo territorio…ieri sera però ho provato una fitta al cuore nel vedere la disperazione di un padre di 51 anni, sopra il tetto di un comune, piangere lacrime di dolore nel chiedere di lavorare come “spazzino”. Già…quando ero bambino era considerato il lavoro più umile e dignitoso…oggi si piange per poterlo avere. Al di la dei giochi politici io penso che ogni Paolano di coscienza dovrebbe farsi un esame e chiedere a chi ci amministra se sia più serio assecondare i giochi di potere di una classe politica oppure dare la risposta ad un padre disperato che piange su di un tetto…sapendo in coscienza che l’opportunità di un’ assunzione esiste davvero».

Nel frattempo, da quella riunione al chiuso di un ufficio, è uscita l’ennesima fumata nera soffiata negli occhi piangenti di operai senza lavoro.

Paola – Vertenza Operai Ecopa: «Date risposte a chi piange» ultima modifica: 2015-08-01T19:55:28+02:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.