Un’Europa inaspettatamente alternativa e solidale nel nuovo documentario del regista statunitense, mentre Vinterberg continua la sua ricerca sui sentimenti e sui limiti nella libertà di esprimerli

KollektivetPensavamo di averla scampata bella con la fine della guerra fredda e della proliferazione delle armi nucleari e invece in “Zero Days” di Alex Gibney scopriamo in maniera scoraggiante quanto la nostra società ipertecnologica e in cui internet è onnipresente sia vulnerabile e letteralmente sull’orlo della catastrofe. Si può realmente amare più di una persona? Thomas Vinterberg sembra non crederci, almeno a giudicare dal suo nuovo film, “Kollektivet”, ambientato in una “comune” della Danimarca degli anni ’80. Ed i rapporti umani possono diventare talmente problematici da far apparire i propri simili degli autentici extraterresti: è quanto capita al protagonista di “Des Nouvelles de la Planète Mars” di Dominik Moll, fuori concorso ma molto apprezzato dal pubblico.

Impossibilitato a muoversi da New York a causa di una polmonite, Michael Moore manda un videomessaggio per salutare gli spettatori dell’anteprima di “Where To Invade Next”, documentario con cui il regista si propone di invadere l’Europa per “rubare” le buone pratiche e portarle negli Stati Uniti (salvo poi scoprire che molte di quelle idee vengono proprio da lì).

Nella sezione Panorama “Aloys” di Tobias Nölle ricorda “Home” della connazionale Ursula Meier e come quello può essere visto come un’ennesima metafora di una Svizzera apparentemente autosufficiente ma alla ricerca disperata di relazioni. Le ipocrisie di una società apparentemente solidale e i crimini che si commettono nel nome di una supposta normalità in “Nunca vas a estar solo” di Alex Anwandter, desolante e sconvolgente storia di ordinaria barbarie nel Cile contemporaneo. Colori, ambientazioni e colonna sonora sgargianti in “Starve Your Dog” del marocchino Hicham Lasri, inquietante e teso secondo capitolo dopo “They Are The Dogs” che bene rende lo stato di sospensione e di incertezza per le mancate riforme dopo la primavera araba.

L’invasione al contrario di Michael Moore ultima modifica: 2016-02-17T23:48:12+02:00 da Davide Caforio